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Articoli con tag ‘Pellerossa’

I segreti del giaguaro che parla. Martin Pretchel

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“Gli abitanti del villaggio sapevano benissimo che gli sciamani, e in particolare quelli abili,
dovevano affrontare i malefici indirizzati al loro recinto come rappresaglia per aver guarito una
persona,
di solito rimandando le energie negative allo stregone da cui erano partite.
Dovevano essere in grado di proteggere la loro famiglia dagli attacchi degli spiriti, che colpivano sempre
le persone amate dallo sciamano, uccidendo amici, parenti o altri cari, per far soffrire lui…
Gli sciamani combattevano contro gli stregoni, catturavano spettri pericolosi,
trattavano con le potenti Divinità della malattia e della morte…
Non era raro che uno sciamano morisse per proteggere i suoi cari”.
(I segreti del giaguaro che parla. Martin Pretchel)

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Lune Indiane (Claudio Cerotto)

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– Il sangue sgorga dagli occhi di chi tradisce i sogni.

– la tartaruga. “E’ un simbolo importante da conservare gelosamente per la protezione e l’accoglienza tra le persone
della nostra tribù, contiene la saggezza della donna e l’ardore del guerriero”.

– Arco di frassino. l’arco “non si faceva soltanto per avere un’arma, con le decorazioni opportune serviva
per proteggere il guerriero dagli spiriti maligni e dalla malvagità dei nemici senza onore. Ogni freccia era un prolungamento
della propria forza lanciato contro un avversario…
Non usare l’arco fino a che non servirà davvero, e pensa il solo fatto di averlo ti farà sentire più sicuro ma non
più forte e coraggioso. Il grande uomo è colui a cui non serve un’arma tranne la propria intelligenza per essere nobile e vero!

– Cavallo Pazzo “era fuori dal tempo, lui resta in ognuno di noi. Cavallo Pazzo è fuori dal tempo, è oltre il volo dell’Aquila,
è in ogni sospiro dei Lakota, è il sospiro di ogni Oglala. Al momento giusto si ricorderà di amici e traditori, allora tornerà
a combattere con altre armi più potenti. Era un grande capo, oggi è uno spirito purissimo  che ancora veglia sulla
sua nazione. Alce Nero ha detto: “Non importa dove giace il suo corpo, perchè è erba, ma dove si trova
il suo spirito, sarebbe bello stare”.
Se improvvisamente sotto di te sparisse ogni cosa e ti trovassi sospeso nel cielo… potresti danzare solitario
attorno ad un fuoco senza legna e dall’alto vedere il cavallo fuggito dl recinto e dietro di lui centinaia seguirlo.”

– “poi raccolse una foglia: Guarda come è verde! è strano che sia a terra in questa stagione, guarda le sue nervature:
attaccata al suo ramo lei respira: senza, diventerà presto gialla, sta già morendo, è già morta scivolando dall’alto
senza rumore, senza disturbare, tornando alla terra darà la sua piccola energia perchè altre foglie restino sui rami…
Imprai ad ascoltare la voce delle cose, anche di quelle che sembrava non emettessero nessuna voce o suono: questo
ascoltavo e capivo stando con lui.”
– Il cervo per il Lakota”ne ammirano la velocità e l’eleganza, le corna una volta venivano usate per le cerimonie.
I sognatori del cervo spesso recitavano i loro sogni indossando maschere di pelle grezza tagliate a formare
corna di cervo per rappresentare la fonte del loro potere. Portavano cerchi e specchi magici e potevano
dare il loro influsso alle giovani donne e ai giovani; spesso convincevano i sognatori a preparare pozioni
che li rendessero desiderabili”.
– Il Catturasogni: ” Un cerchio di legno con all’interno una rete a cui erano appesi alcuni oggetti…
Al centro dell’intreccio c’è un piccolo sassoche serve come elemento stimolatore, vicino ad esso
una goccia d’argento che ricorda la luce della Luna, un pezzo di turchese per il desiderio e un dente di animale
forte simbolo di protezione, infine code di animali e pime di uccelli legati nella parte inferiore, con questo
potrai prendere nella rete i sogni buoni e lasciare andare quelli che non ti piacciono e ti fanno soffrire”.

– Calumet. “Questo calumet siamo noi, il manico è la nostra spina dorsale, il fornello è la testa e il fuoco all’interno
è il nostro sangue. Nessun Indiano va da nessuna parte senza la sua pipa: fumata da soli mette in contatto
con gli antenati e l’universo, in due suggella un patto, in un gruppo serve per i cerimoniali, per la pace o la guerra
o per propiziare la caccia”.

– “Sono sulla pianura, sarà nella pianura, sarà acqua, erba il mio fiato sarà nel vento e le mie parole
nel ricordo di chi amo, quando si fermerà il mio cuore comunque tu non sarai solo”

-” la pioggi mi ha parlato, voleva che io sentissi la sua voce… Ho ascoltato tutte le voci e mi sono sentito
davvero parte della terra, piccola cosa che passa come un temporale di primavera. La pianura vive sotto di me, il
suo respiro è affannato  ma lei vive, senza erba o coperta di neve contiene con forza i passi pesanti e rari di noi,
che ci camminiamo sopra. La pioggia mi ha parlato, nelle sue parole attraverso i salti dei ruscelli o il precipitare
delle cascate, nel ticchettio sui tetti di lamiera, nel suo raccogliersi in pozzanghere disseta le radici, fa respirare
i pesci, copre con il suo fragore di temporale le parole inutili e rende sussurri le urla di dolore. L’acqua dal
cielo turchese lava i colori delle maschere di guerra, risveglia l’ubriaco dal suo torpore, è una dura pioggia quella
che cade sulla nostra terra, può farci scivolare nel fango o darci la forza di continuare.
Sono sulla pianura, sarà nella pianura, sarà acqua, erba il mio fiato sarà nel vento e le mie parole
nel ricordo di chi amo, quando si fermerà il mio cuore comunque tu non sarai solo”.

-“Solo gli occhi di Riflesso di Stella erano davanti a lui come se fossero luminosi e lei parlava
con una voce ancora più dolce di quanto l’avesse mai sentita:
–perchè sei venuto fin qui? rischi la vita.
Cervo che ride rispose con un sospiro di voce:
— Non c’è un motivo oltre ai tuoi occhi… mi hanno seguito da quando ci siamo lasciati e il profumo dei
tuoi capelli mi ha fatto seguire la tua strada… ora ti vedo e penso che ne sia valsa la pena!
Allora nessuna parola più fu detta e il cielo regalò un soffio di luce che illuminò una piccola fonte vicino al
volto del bambino: bevve un poco perchè gli bruciavano le labbra e poi la luce fu sempre più forte e alta, tanto
che un lago d’argento d’acqua limpidissima comparve sotto la roccia e la Luna del lago fu riflessa nel cielo
e in un raggio di cometa. Una stella, la prima del mattino, donò la luce a ogni altra stella che popolò
la volta celeste,
e niente potrà fermare la luce magica di quella stella nata dall’amore di due piccoli indiani.
Cervo che Ride
fu trovato sulla riva di quel lago che nessuno conosceva e suo padre decise che il villaggio
si sarebbe trasferito  là in onore di quel figlio coraggioso che aveva sfidato il deserto
per un raggio di luce dal cielo.”

(Lune Indiane, Claudio Ceotto)

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