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Articoli con tag ‘Draghi’

RYUNIO, FIGLIA DEL RE DRAGO (FIABA BUDDHISTA)

 

RYUNIO,FIGLIA DEL RE DRAGO (FIABA BUDDHISTA)

Ryunio è una bambina che ha appena compiuto otto anni. È una che capisce subito le cose, anche quelle che non si vedono.

 Lei, ad esempio, è capace di guardare un paio di scarpe e di capire tutti i viaggi che hanno fatto, lei è capace solo guardando gli occhi delle persone di capire chi sono i loro amici, quali sono i loro dolori, come sarà il loro futuro. Conosce un sacco di cose anche molto difficili, e certe volte si mette tutta seria seria a chiedersi il perché della vita, e i pensieri che fa e le parole con cui li dice sono meravigliosi.

E poi, anche se è così piccina, soffre e gioisce per gli altri come fossero tutti figli e figlie sue. È gentile, benevola, dolce,

con un carattere sensibile e forte allo stesso tempo. Insomma è davvero magica ed è difficile crederci perché tutti lì dicono che è impossibile essere così saggi quando si è così piccoli e così femmine. Perché le femmine, dicono, non possono diventare così sagge in così poco tempo.

Quasi neanche i maschi lo possono, figurati le femmine, dicono (tanto tanto tempo fa c’erano credenze del genere).

Tant’è che un giorno il signor Accumulo di Saggezza (si chiama proprio così perché sa praticamente tutto),

che stava discutendo di cose molto profonde con altri saggi, dice: «Per essere magici lo sappiamo

ci vogliono kalpa e kalpa (è così che loro chiamano gli anni), ci vogliono kalpa e kalpa di esercizi difficilissimi senza mai riposare.

 Solo dopo aver fatto tutto questo ce la si può fare. Non ci posso credere che questa bambina ce l’abbia fatta in così poco tempo». Insieme a lui c’era Manjushri (avevano questi nomi strani a quel tempo e in quel paese).

Manjushri era un saggio che l’aveva conosciuta bene per essere stato tanto tempo nel regno del padre di Ryunio, il famoso Re Drago. E poi c’era Shariputra, un saggio conosciuto da tutti perché aveva letto tutti i libri del mondo e conosceva milioni di milioni di parole.

 E c’era soprattutto Shakyamuni, un saggio saggissimo perché era quello che sapeva guardare meglio nel cuore delle persone e che loro, per questo, chiamavano Budda (Budda è una parola che vuol dire all’incirca “persona che sente il cuore degli altri, desidera la loro felicità e capisce il senso della vita”).

Mentre questi signori saggi stavano discutendo sulle capacità di questa bambina, eccola là che appare improvvisamente: Ryunio era proprio piccola come se la ricordava Manjushri. Lei avanza verso di loro e arrivata lì davanti china il capo in segno di rispetto.

 Allora Shariputra le dice: «Tu presumi di avere raggiunto la conoscenza profonda della vita in così breve tempo ma questo è davvero difficile da credere. Solo dopo aver trascorso tanto tempo e aver fatto tanti esercizi e prove difficilissime alla fine si può ottenere questa conoscenza profonda. E le donne non possono farcela. Figurati le bambine. Come hai fatto?» Allora Ryunio si toglie dalla tasca un gioiello che aveva con lei, prezioso come milioni di mondi, lo porge al Budda Shakyamuni e il Budda lo accetta immediatamente. E poi lei dice, rivolta ad Accumulo di Saggezza e a Shariputra: «Io ho offerto questo gioiello e il Budda l’ha accettato, non è accaduto forse in un attimo?» «Sì», rispondono loro un po’ stupiti. «Allora – riprende Ryunio – ora osservatemi bene e guardate cosa so fare in modo ancora più veloce». E lì successe qualcosa di straordinario: tutti videro la bambina trasformarsi in un istante in un uomo. (Per loro, infatti, solo un uomo poteva essere veramente saggio e capire il senso della vita).

 Insomma tutti la videro predicare la Legge agli dèi e agli esseri viventi di quel tempo. I cuori di tutte le persone del mondo si riempirono di gioia. Tanti, tantissimi, ascoltandola, riuscirono a capire il senso della vita e come la vita funziona e diventarono felici. Il mondo si scosse e tremò in sei modi diversi. Poi la bimba tornò se stessa, alta poco più di un metro e saggia quanto tutti i mondi. Più alta e saggia di quando per convincerli aveva usato lo stratagemma della trasformazione. Accumulo di Saggezza e Shariputra e tutti gli altri che erano lì capirono. E non se lo scordarono più.Questo racconto è contenuto nel Sutra del Loto. E serve a insegnarci che la comprensione profonda della vita è una capacità che non si guadagna con lo studio o con l’età. La saggezza è una cosa che abbiamo dentro di noi. Che non si ottiene studiando o facendo fatiche grandissime ma andando al cuore delle cose.”

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La danza del Drago (la nascita della discendenza dalla famiglia dei Draghi)

 

La danza del Drago (la nascita della discendenza dalla famiglia dei Draghi)

“All’inizio del tempo c’era solo il vuoto. Esisteva l’abisso degli abissi, ribollente e senza fine del caos. Era incomprensibile, profondo e immenso e si perdeva nell’infinito che è all’origine del tutto. Poi, un giorno, questo abisso si squarciò all’improvviso, e dentro ad esso si aprì una breccia e si formò una grande voragine. E da questa voragine uscì fuori con un salto il Drago da cui ha origine la nostra esistenza. Per prima cosa si rannicchiò su se stesso chiudendosi come l’uovo generatore, poi si alzò in piedi e si stese in tutta la sua altezza aprendo le braccia che diventarono gigantesche e possenti ali, dispiegandole in tutta la loro estensione. Lanciò il suo urlo verso il grande vuoto, tanto forte che risvegliò la vita che esso nascondeva. Il Drago si fermò, immobile, per guardarsi intorno, muovendo solo la coda in segno di sfida e di determinazione. Il suo sguardo era terribile. Era come un immenso serpente in stato di veglia, con lo sguardo acuto dei rapaci, ipnotico e pietrificante come quello dei rettili. Guardava davanti a sé con intensità e fissità pronto a colpire, rapido e senza esitazione, ogni suo possibile nemico. Aveva l’acutezza della percezione, la costanza della vigilanza, aveva il potere di uccidere, ma aveva anche una conoscenza delle cose segrete che gli dava saggezza. Il Drago era enorme e pieno di forza. Poteva volare nell’aria con le sue ali, poteva esplorare le inaccessibili grotte che scendevano nel cuore della Terra, poteva dimorare nelle acque e poteva eruttare il fuoco con il suo fiato. E non lo si poteva neppure guardare a lungo perché la sua figura che era di fuoco, brillante e luminosa, faceva abbassare gli sguardi. Poi il Drago portò le braccia sui fianchi sollevandole sino a serrare le mani sul petto per trovare tutta la forza di cui poteva disporre e accennò al suo primo passo di danza. Dal suo fiato infuocato nacquero i primi dei. Li fece a sua somiglianza e trasfuse in loro l’amore per la vita, la forza e la conoscenza. Perché essi potessero imparare ad essere dei e ad evocare il potere del Drago diede loro la ruota delle saz-hat. Dal sangue degli dei nascemmo infine noi. Da loro apprendemmo come diventare uomini e ci venne trasmesso il potere del Drago. ”

(preso da Internet)

Il drago e la bambina (fiaba)

 

 

Il drago e la bambina
 

“C’era una volta una bambina di nome Cassandra che abitava nella più alta torre di una lugubre fortezza nascosta in un fitto bosco. Insieme a lei vivevano una maga brutta e perfida e un drago enorme ma buono. La bimba non lo sapeva, ma era in realtà una principessina. Anni prima, quando era ancora in fasce, era stata rapita dalla strega, irata col re suo padre per non averle concesso di diventare la protettrice del regno. Era stata quindi condotta nel vecchio castello ed allevata col solo scopo di servire la vecchia megera. Ma Cassandra non sapeva nulla di tutto questo: pensava di essere una povera orfanella che la strega, nella sua infinita bontà, avesse accolto nella sua casa. La donna le aveva infatti raccontato di averla trovata per la strada in una cesta e di averla sottratta a dei briganti che volevano raccoglierla e venderla. Ragione per cui la bimba le era infinitamente grata e, nonostante quella la trattasse sempre in malo modo, non poteva fare a meno di sorriderle e di soddisfare ogni suo desiderio.
Certo, la vita al castello per lei non era facile: ogni giorno doveva spazzare i pavimenti, spolverare i libri e lustrare tutte le ampolle delle pozioni tanto da farle brillare. Poi doveva pulire accuratamente tutte le vetrate colorate del maniero, perché alla strega piacevano i giochi di sfumature prodotti dalla luce del sole che le illuminava…………
………. La piccola Cassandra non aveva quasi mai un attimo di pace. Per fortuna, però, ad aiutarla c’era il suo inseparabile amico Berto, il drago.
Berto era grande come una casa, col corpo blu come il mare più profondo e le ali di un rosso caldo come il sole al tramonto. Aveva enormi occhi di un azzurro intenso come il cielo in una mattinata limpida, una cresta nera come una notte senza stelle e senza luna ed un muso così simpatico che la bimba proprio non capiva come riuscisse a spaventare qualcuno. Lui le dava una mano nelle faccende domestiche. Ad esempio, legava degli spazzoloni alla coda per poter pulire i pavimenti scodinzolando. O sbatteva le lunghe ciglia vicino alla libreria per spolverare in men che non si dica tutti i libri. O si sgranchiva le ali proprio davanti al filo del bucato in modo che questo, col movimento dell’aria, si asciugasse più in fretta. Insomma: si dava da fare in ogni modo possibile per aiutare la sua piccola amica.
E, quando tutti i doveri quotidiani erano stati portati e termine, si caricava la principessina sul dorso e insieme volavano via ad esplorare il mondo. Certo, di questo la strega non era molto contenta, ma il drago la aveva dato la propria parola d’onore che avrebbe sempre riportato indietro la piccola e che non le avrebbe mai permesso di scappare. E, nonostante la parola di un drago fosse sacra, la megera si era premunita di minacciarlo che, se non non fosse tornata, la piccola sarebbe morta.
E così scorreva la loro vita, tra il lavoro di ogni giorno e le grandi fughe. Berto mostrò a Cassandra luoghi incantevoli ed indimenticabili. La condusse attraverso i deserti divertendosi a cambiare la forma delle dune col movimento delle ali e a fare castelli di sabbia sulla riva degli specchi d’acqua nelle oasi. Sorvolò boschi e giungle soffiando leggermente tra le foglie degli alberi in modo che tutti gli uccelli si alzassero in volo e Cassandra potesse vederne gli sgargianti colori. Passò su città e paesi ridendo con lei nel veder fuggire spaventati gli abitanti, che dall’alto sembravano tante formichine. Sfiorò col grande corpo mari ed oceani, perché lei potesse assaporare gli schizzi di acqua salata e potesse scorgere le sagome dei grandi animali marini. Una sera la portò addirittura su nello spazio più profondo, perché potesse ammirare la luminosità di ogni stella del firmamento e potesse prendere un pugno di polvere di luna da conservare in una bottiglietta per illuminare la sua stanza di argentei bagliori.
La bimba crebbe, e crescendo divenne una splendida fanciulla. Ma non era solo bella: il lavoro di ogni giorno l’aveva resa energica, i libri della strega colta ed i viaggi col drago coraggiosa. Non fosse stata prigioniera, certo avrebbe avuto stuoli di corteggiatori. E il drago stesso, nonostante la conoscesse da sempre, non riusciva a non guardarla con occhi diversi. Tanto diversi, tanto dolci e tanto strani che, talvolta, la facevano arrossire.
Un giorno, mentre entrambi erano affaccendati nei loro mestieri, la strega corse nella stanza dove entrambi si trovavano gridando:
“Presto Berto! C’è un cavaliere alle porte della foresta! Chiede di Cassandra! Dice di essere venuto per liberarla e portarla via!”
Cassandra ebbe un fremito di gioia e rivolse lo sguardo verso l’amico drago per condividere con lui la sua emozione. Grande fu il suo stupore nello scorgere, negli occhi di lui, una strana espressione, come di tristezza e amarezza. La strega riprese ad urlare:
“Berto, non stare lì impalato! Vai a cacciarlo via! SUBITO!!!”
Il drago si voltò verso la principessa: aveva appena preso una decisione importante. Le sorrise, le fece un goffo inchino e volò via.
Cassandra non capiva: perché la strega non aveva usato la magia per allontanare l’intruso senza mettere a rischio la vita di Berto? Provò a chiederlo alla donna, ma costei le rispose che le sue decisioni non dovevano riguardarla.
Intanto Berto volava verso il cavaliere: sapeva che l’unico modo per liberare la principessa era quello di lasciare che l’uomo lo sconfiggesse. Lui avrebbe certamente perso la vita, ma la fanciulla avrebbe finalmente trovato la felicità e, forse, l’amore. Ma non poteva lasciarsi battere troppo facilmente, altrimenti la strega se ne sarebbe accorta e sarebbe intervenuta. Doveva essere furbo e fingere di combattere.
Arrivò finalmente ai margini del bosco. Tutto era silenzioso: sembrava che anche gli animali tacessero in attesa dello scontro. Il cavaliere gli si parò di fronte: era vestito di un’armatura splendente ed impugnava una spada affilata e lucente. Sotto l’elmo aveva uno sguardo fiero nei grandi occhi neri incorniciati da riccioli biondi. Per un attimo a Berto ricordò Cassandra. Dopo un breve scambio di sguardi feroci, la battaglia iniziò. I fendenti del cavaliere erano potenti e furiosi e il drago si difendeva debolmente con le grandi zampe. L’uomo avanzava con sicurezza ed ardimento, il drago indietreggiava facendogli credere di essere più forte. L’uno gridava per la rabbia, l’altro ruggiva per il dolore. Ogni soffio infuocato del drago era stranamente troppo alto per colpire il giovane o troppo debole per superare la sicura protezione del suo scudo. Alla fine Berto si arrese e, col cuore colmo di tristezza e paura, allargò le zampe in modo che il cavaliere potesse sferrare il colpo mortale. E così fu: la lama gli trapassò il petto e si conficcò nel cuore. Il drago, con le ultime forze rimaste, spiccò il volo: voleva vedere per l’ultima volta la sua principessa. Planò sulla grande terrazza della sua torre, dalla quale lei aveva seguito con terrore tutto il combattimento, e crollò tra le sue braccia. Le lacrime della fanciulla bagnarono il suo muso, e lui si sentì felice e pronto a morire. In quel mentre giunse sulla terrazza anche il cavaliere che, pensando che il drago fosse tornato per uccidere Cassandra, si avventò su di lui per finirlo. Ma la ragazza fu più veloce e protesse Berto col proprio corpo, ricevendo la spada dritta nel cuore.
Fu in quel momento che arrivò la strega che, alla vista della scena, lanciò un terribile urlo di rabbia. E l’urlo fu così forte ed acuto da frantumarla come fosse stata di cristallo. Fu allora che qualcosa di meraviglioso accadde: la fortezza si trasformò magicamente in un magnifico castello, la fitta foresta in un meraviglioso bosco costellato di graziose casette, ed ogni sasso in un uomo, una donna o un bambino. Il drago, lentamente, cambiò aspetto e divenne un bellissimo principe, con gli occhi di un azzurro intenso come il cielo in una mattinata limpida ed i capelli neri come una notte senza stelle e senza luna. Non appena si rese conto di ciò che era accaduto, abbracciò stretta a sé la principessa ormai senza vita. E pianse.
In quell’istante, dal nulla, comparve una fata.
“Io sono la fata protettrice del regno della principessa. Nulla potei fare quando fu rapita, ma lanciai un incantesimo grazie al quale la fanciulla sarebbe stata libera se un cavaliere, a costo della sua stessa vita, l’avesse liberata. E contro quel prode, nulla avrebbe potuto la magia della strega. Per questo ella non l’ha usata contro il giovane giunto a salvarla. Non piangete, mio bel principe. Nulla è perduto. L’amore che l’uno prova per l’altra ha spezzato l’incantesimo che vi legava alla strega e l’ha distrutta. Ora, finalmente, siete liberi.”
A quelle parole, Cassandra miracolosamente aprì gli occhi e tornò alla vita. E tutte le ferite del principe scomparvero. La giovane guardò sorpresa l’uomo che la sosteneva tra le braccia e riconobbe, nei suoi, gli occhi del suo amico drago. Lui le sorrise e le raccontò la sua storia.
“Sono il principe Dagoberto, e tutto ciò che vedi intorno a te fa parte del mio regno. Secoli fa la strega venne al mio cospetto chiedendomi di diventare la protettrice del mio regno. Per lei doveva essere una vera fissazione, visto che lo chiese poi anche a tuo padre. Avendo saputo della sua malvagità, la cacciai e lei, per vendetta, scagliò una terribile maledizione. Il regno si trasformò in una selva, le persone in sassi, il castello in un’oscura fortezza. Io stesso fui tramutato in drago e condannato a servirla in eterno, sotto la minaccia di veder scomparire per sempre tutto il mio paese. Vissi con la sola speranza di trovare un modo per distruggere la strega e salvare il mio popolo. Poi giungesti tu, principessa, a portare la gioia nella mia vita. La strega mi obbligò a non narrarti mai la tua vera storia, né la mia, ma a tenerti sempre sotto stretto controllo. Ed io ti vidi crescere, e alla fine mi innamorai di te. E quando questo cavaliere arrivò per trarti in salvo, capii che sebbene nulla potessi ormai fare per liberare i miei sudditi, avevo almeno la possibilità di donare a te la libertà. Andai verso la morte. Ma prima che la vita mi abbandonasse, volli darti l’ultimo saluto. Il resto lo sai. Il tuo coraggioso sacrificio ha rotto l’incantesimo e ti ha salvato la vita. Ora va’ col cavaliere che ti ha liberata. È a lui che spetta l’onore di averti al proprio fianco per la vita.”
A quelle parole il giovane, che fino ad allora era rimasto silenzioso ad ascoltare, sorrise.
“Principe Dagoberto. Ciò che ha spezzato il sortilegio è il vostro amore. E comunque io non potrei mai sposare Cassandra, perché sono suo fratello. Sono cresciuto con l’idea di liberarla e, non appena l’età e l’esperienza con le armi me l’hanno permesso, ho affrontato la sfida. E sono certo che mia sorella sarà felicissima di concedere a voi la sua mano.”
Nel tripudio generale, il terzetto fu accolto nel paese della principessa, dove lei poté finalmente riabbracciare i genitori ed i fratelli. Poi, tutti insieme, tornarono nel regno di Dagoberto, dove si celebrarono le nozze reali e dove la fanciulla ed il principe-drago vissero una vita lunghissima e felice”.
 
(fiaba di Alessandra Fella)
 

Draghi dei quattro elementi

IL DRAGO DI FUOCO
 

 

 
“Draig‑teine
Trasmutazione, Maestria, Energia
 
L’immagine mostra il drago fiammeggiante della visione di Re Uther. In lontananza scorgiamo Glastonbury Tor. La leggenda parla di una caverna segreta sulla cima della collina, forse usata per cerimonie di iniziazione. Draghi fiammeggianti spesso sono a guardia di tali caverne, per guardarle dalla dissacrazione di gente avida e per offrire i loro tesori a chi li merita. In prirno piano, appoggiato a una roccia, un ornamento d’oro ‑ un collare celtico che indica rango elevato, posizione di comando e maestria.
 
Draig‑teine porta vitalità, entusiasmo, coraggio e una notevole capacità di superare gli ostacoli e di trovare l’energia necessaria per affrontare i problemi della vita. Avere il potente Drago di Fuoco come alleato ti farà immediatamente capace di esprimere le qualità necessarie ad essere leader o maestro. Con molta attenzione e capacità, il drago darà carburante al fuoco interiore che potrà essere diretto e canalizzato con una precisione quasi da laser per aiutarti a superare prove e raggiungere obiettivi.
 
 
LA TRADIZIONE DEL DRAGO Di Fuoco
 
A lui che, fiammeggiante, cerca tumuli sepolcrali,
Lui, il mellifluo e vendicativo drago che vola per la notte,
Avvolto nelle fiamme; ogni uomo lo teme grandemente
Beowulf
 
Il padre di Re Artù, Uther, una volta ebbe la visione di un drago fiammeggiante. Rimase così colpito da chiedere immediatamente ai suoi sacerdoti druidi di spiegargliene il significato. Gli fu detto che un tale drago fiammeggiante significava che sarebbe diventato re. Uther decise allora di chiamarsi “Pendragon”, che significa “Testa di Drago”. Fu a quel punto che il drago divenne l’emblema araldico e l’animale totemico della più grande linea di discendenza di re inglesi ‑ i Pendragons.
 
Questo fatto, che segna le fondamenta della storia di Artù, ci dà l’opportunità di comprendere il Drago di Fuoco. Ognuno dei quattro draghi, quello d’acqua, di terra, di aria e di fuoco, rappresenta energia e potere, ma ognuno media le stesse energie in un modo diverso e, alla fine, saremo chiamati a integrare ed armonizzare questi quattro differenti tipi di “energia dragonica” nel nostro essere. L’energia del Drago di Fuoco ha a che vedere con l’essere re, l’essere leader, il governare, l’essere maestri. Per questo i Druidi furono capaci di interpretare con tanta accuratezza la visione di Uther. Si dice che suo figlio, Artù, portasse un drago dorato sull’elmetto a simboleggiare il suo rango, e il drago di fuoco ha continuato ad essere simbolo, da allora, di autorità e potere.
 
 
MERLINO E I DUE DRAGHI
 
La leggenda racconta che la bandiera gallese, che mostra uno di questi draghi, derivi dal tempo in cui il Re Vortigern scoprì di non essere capace di costruire la sua fortezza a Dinas Emrys perché le fondamenta di pietra crollavano continuamente. Merlino, che ancora era un ragazzo conosciuto come Emrys, fu portato a corte e, con la sua visione mistica, riuscì a spiegare che due draghi stavano combattendo in un lago sotto la fortezza scuotendone le fondamenta. Uno era rosso e rappresentava i Bretoni, l’altro era bianco e rappresentava i Sassoni. Re Vortigern ordinò di scavare in profondità per vedere se Merlino dicesse la verità o meno. Furono trovati entrambi i draghi, che cominciarono a combattere. Alla fine il drago rosso vinse e diventò l’emblema del Galles.
 
 
 
 
IL FUOCO DEL DRAGO
 

1 draghi di questi racconti di antica tradizione sono raffigurati come maligni, ma nella tradizione dei Druidi il drago di fuoco ha una valenza neutra ‑ di fatto, il drago è maligno o benigno in accordo al nostro grado di evoluzione. Non tutta la conoscenza può essere usata da tutti, non ogni potere può essere usato da tutti. Sono ben noti i pericoli nei quali si può incorrere se potere e conoscenza cadono in mani corrotte. Il drago di fuoco è maligno soltanto se è incontrato da chi non è preparato o non è sufficientemente forte da potere sostenere le energie che rappresenta ‑ a questo punto ci si può sentire esauriti o “bruciati”. Il Drago di Fuoco è a guardia del tesoro del Fuoco Interiore che brucia in ognuno di noi e che nella tradizione druidica è chiamato Fuoco del Drago, o Nwyre, ma che comunque è più vastamente conosciuto in Oriente con il nome di Kundalini. Questo fuoco circola attraverso i nostri centri psichici, o chakra, e il suo risveglio prematuro, indotto con l’uso di droghe o di tecniche esoteriche non appropriate, può portare a gravi disturbi psicologici e persino a malattie fisiche. Non c’è da meravigliarsi, quindi, che il drago che sta a guardia di questa potente energia sia raffigurato come feroce, per le gravi conseguenze che possono derivare dal cattivo uso della sua potenza.”
 

IL DRAGO D’ARIA – DRAIG-ATHAR 
 
“Ispirazione, Visione Interiore, Vitalità

 
  
Il disegno mostra uno dei dragoni di Beli che vola alto sulla magica città di Dinas Affaraon in Snowdonia. Lontano, un fulmine ci ricorda che Draigathar è uno dei servitori del Dio Cielo.  
Il Drago d’Aria. Venire in contatto con il drago d’aria può avere un effetto fulminante per psiche e intelletto, ed è per questo che va trattato con attenzione e considerevole rispetto. A volte si manifesta con improvvisi lampi di illuminazione. Draig‑athar porta visione e chiarezza al tuo pensiero e alla tua immaginazione. Come vettore di poteri divini, il drago d’aria può essere visto come un messaggero del Dio del Cielo.  
LA TRADIZIONE DEL DRAGO D’ARIA
 
Da qualche parte nelle regioni montagnose di Snowdonia, in Galles, si trovano i resti dell’antica città di Emrys, dimora degli alchimisti druidi conosciuti come Pheryllt. Nella tradizione gallese, questa città di ambrosia era anche conosciuta come Dinas Affaraon ‑ la “Città dei Poteri più Alti”. Qui abitavano i draghi di Beli, una delle principali divinità britanniche. Il bardo Taliesin descrive uno di questi draghi nel suo poema Protection of the Honey Isle: “Una profonda caverna si apre davanti a me, e grandi rocce le fanno ombra. Il drago esce e striscia verso le coppe del canto”.
 
Dalle caverne sovrastanti la campagna, i draghi emergevano per essere attaccati al carro della dea Ceridwen. I draghi d’aria, principalmente volano liberi e solitari. Nel Devon si crede che ogni notte un drago voli attraverso la Valle di Exe fra le fortezze sulle colline di Cadbury e Dolbury Hill, a guardia dei tesori là sotterrati. Anche in Devon, draghi volanti sono stati segnalati a Winkleigh, Challacombe ad Exmoor, e vicino alle miniere di stagno di Manaton. Quest’ultimo, in particolare, per quanto non più grande di un essere umano, emetteva un sibilo che poteva essere udito a miglia di distanza.  
A Henham, nell’Essex, un drago lungo otto o nove piedi con grandi occhi, denti minacciosi e ali singolarmente piccole, fu visto parecchie volte volare nella vicina foresta, e a Somerset un drago che sputava fuoco volava regolarmente sopra le paludi da Curry Rivell a Aller, seminando il panico nei cuori degli abitanti dei villaggi non appena sentivano “il sibilo del battito delle sue ali”.  
Alcuni scrittori hanno immaginato che i corridoi aerei dei draghi seguano e rappresentino le “linee del drago” dell’energia terrestre che scorre nelle campagne, a volte da un sito sacro ad un altro. Altri hanno ipotizzato che le luminose teste e le scure code biforcute delle comete che passavano vicino alla terra fossero diventate, nella tradizione e nella mitologia popolare, draghi volanti che sputavano fuoco. I racconti di draghi non possono essere nati da memorie del passato tempo dei dinosauri ‑sessanta milioni di anni separano l’ultimo dinosauro dal primo umano sulla terra. Ma alcune storie possono essere state inventate da malfattori per tenere la gente alla larga da caverne o nascondigli nelle foreste dove nascondevano i loro tesori. Altre ancora possono essere originate dalla fuga di rettili esotici da serragli privati, o da scrittori o editori per abbindolare un pubblico ingenuo. Per nostro conto sappiamo di storie nelle quali pericolosi cinghiali o cattivi proprietari terrieri sono stati, per i loro modi, ritratti come draghi. Ma nessuna di queste spiegazioni può giustificare adeguatamente l’universale presenza del drago nelle tradizioni e nei miti di ogni cultura in tutto il mondo ‑ compresa quella dei Druidi e del Celti.  
 
DRAIG‑ATHAR SERVITORE DEL DIO DEL CIELO
 
Ci sono prove, comunque, che certi draghi d’aria possano essere interpretazioni poetiche o creative di insoliti fenomeni nei cieli. Un tornado può apparire inquietantemente “vivo”, e ai draghi di Longwitton nello Yorkshire, e di Torrylin ad Arran fu riconosciuta la capacità di trasformarsi in trombe d’aria. L’anno 793 d.C. è stato descritto in una cronaca dei tempi come l’anno nel quale “terribili segni si presentarono sulla terra dei Nortumbriani, seminando tristezza e terrore. Questi segni erano immense strisce di luce che passavano veloci nell’aria, trombe d’aria, feroci draghi che volavano per il firmarnemo”. Mille anni dopo, in Scozia, “molta gente di campagna poté osservare fenomeni non comuni nell’aria, definiti draghi, apparizioni di colore rosso acceso che venivano da Nord e volavano rapidamente verso Est”. Che si creda o meno che questi fenomeni fossero in realtà spiegabili con la presenza di meteoriti, improvvisi schiarimenti, aurore boreali o UFO, rimane il fatto che non possiamo allo stesso modo spiegare le cronache che ci parlano di draghi di terra ed acqua, e nemmeno quelle che ci parlano di draghi d’aria e che ovviamente non sono collegabili a fenomeni celesti.
 
Storie di questo genere si possono trovare nella tradizione del Galles. A Penmark Place, nel Glamorgan, la gente parla spesso di scorrerie di serpenti alati o draghi. Nelle foreste vicino a Bewper vivevano un “re ed una regina” draghi e, a Penllyne, un anziano intervistato nel 1900 riferiva di averli visti volare “con grandi ali luminose spiegate, a volte con occhi che ricordavano quelli delle piume di pavone”. Un anziano insisteva sulla verità delle sue affermazioni e si preoccupava di precisare che non erano “vecchie storie inventate per spaventare i bambini”. Suo padre e suo zio avevano ucciso alcuni di questi animali che avevano l’abitudine di rubare il loro pollame.  
Nella tradizione dei Druidi, il drago volante è una creatura del Dio del Cielo ‑ proveniente magari dalla costellazione Draco, vicina alla Stella Polare. Rappresenta la discesa dello spirito, una visita da un altro mondo, un invito a salire a più alti livelli di coscienza. Come il fulmine e il tuono, il drago può essere terribile, portatore di distruzione. Ma se trattato con rispetto e se preso come un alleato, può aiutarci a viaggiare nel mondo dello spirito, a spingerci ancora più avanti nella ricerca dell’illuminazione.”
 
 

 
 
IL DRAGO D’ACQUA
Draig‑uisge
 
Passione, Profondità, Collegamento
 
 
 
Il disegno mostra un grande drago di mare la cui “testa era come una montagna e i cui occhi erano come laghi tondi, scurissimi e profondi”. Vivendo al largo delle coste della Scozia del Nord, poteva essere pacificato soltanto con l’offerta di sette vergini, legate mani e piedi e stese su uno scoglio vicino al mare, ogni sabato. Un giovane di nome Assipattle lo uccise guidando una barca nel suo corpo e incendiandogli il fegato. Alla morte del drago, l’esplosione della sua lingua coincise con la nascita del Mar Baltico. Schizzando fuori, i suoi denti crearono le Orkneys, le Shetlands e le Isole Faeroe. Infine si attorcigliò stretto e si abbattè sulle acque ‑ un’antica tradizione popolare dice che l’Islanda sia il suo corpo e che il suo fegato sia ancora in fiamme sotto la sua bruciante crosta.
 
Il Drago d’Acqua porta alla luce quanto è nascosto. Memorie e desideri che possono anche essere stati a lungo dimenticati e repressi nell’Inconscio, possono emergere spaventandoci o confondendoci con la loro apparente negatività o distruttività. Affrontare queste esperienze con compassione e coraggio, alla fine, ci porterà ad un’esperienza di maggiore profondità d’animo e ad un più grande senso di collegamento con la vita.

 
LA TRADIZIONE DEL DRAGO D’ACQUA
 
Una domenica mattina Lambton andò
A pesca nel Wear,
E prese un pesce all’amo.
Pensò che doveva essere molto grande,
Ma che razza di pesce era mai
Il giovane Lambton non poteva dirlo;
Non avrebbe potuto portarlo a casa,
E così lo gettò in un pozzo
 
 
Proprio come si dice che la vita sia sorta dalle profondità primordiali degli oceani, così si dice che il drago in origine non fosse che un grande serpente o creatura simile ad anguilla, a volte con coma, che viveva nei pozzi, nei laghi o nel mare. Più avanti, nello sviluppo delle mitologia a lui riferita, al serpente crebbero piccole ali e due zampe, ed è qui che diventò Wyvern, finalmente trasformatosi nel Drago a quattro piedi con grandi ali nervate e coda dentata. Alcuni di questi esserii lasciano il loro habitat d’acqua per vagare tra le colline e terrorizzare la gente di campagna, ma altri rimangono nell’acqua, e sono descritti come mostri d’acqua o di mare, il più famoso dei quali vive a Loch Ness.
 
Il primo incontro con questa creatura di cui si ha traccia ci dice di Santa Columba che salva un amico che stava nuotando nel fiume Ness. Quando il mostro emerse affiorando dietro al nuotatore, la bocca aperta per inghiottirlo con un ruggito, Santa Columba urlò: ‘Termati, non toccare quell’uomo. Vattene via”. E la creatura obbedì.
 
Il mostro di Loch Ness non è unico: i mulinelli del Fiume Taff a Cardiff e il lago di Llyn‑y‑Gader a Snowdonia sono noti per i mostri o draghi d’acqua che velocemente possono divorare chiunque sia sufficientemente sfortunato da trovarsi a loro tiro, lasciando nell’acqua, in pochi minuti, rosse spirali di sangue.
 
SOGLIE PER L’ALTROMONDO
 
Che il drago sia pienamente accessoriato, che sputi fuoco dalla bocca, o sia di una forma meno evoluta, simile a un grande serpente, nella maggior parte delle storie che si riferiscono a draghi troviamo una significante preponderanza dell’elemento acqua in tutte le sue forme ‑ fiume, pozzo, stagno, lago, palude, acquitrino, mare.
Un’ acqua, e in particolare le sue sorgenti, era sacra alla tradizione dei Druidi, che consideravano anche questi luoghi come soglie d’accesso al Mondo Sotterraneo o all’Altromondo. Dal momento che il drago è una creatura dell’Altromondo, è assolutamente naturale che debba emergere da tali soglie magiche. In termini psicologici, l’acqua rappresenta l’Inconscio e l’emergere di dragoni dal mare, da pozzi o laghi, rappresenta il sorgere alla consapevolezza di complessi irrisolti o repressi o di desideri e spinte distorte. Il distruttivo drago d’acqua simboleggia perfettamente la natura devastante di certi contenuti della psiche che, per la guarigione del sé, richiedono trasmutazioni che possono essere simbolicamente messe in relazione alla morte.
 
Si dice che un drago di questa natura sia vissuto per più di mille anni in uno stagno chiamato Knucker Hole, a Lyminster nel Sussex. Alimentato da una sorgente sotterranea, si pensava che il laghetto non avesse fondo (in realtà è profondo una trentina di piedi) e che fosse la residenza di Knucker il Drago.
 
 
1 draghi d’aria e di terra di solito non sono pericolosi, se non disturbati, ed è davvero raro che la terra o il cielo si presentino a noi minacciosamente. Ma gli elementi del fuoco e dell’acqua possono, al contrario essere pericolosi, e il drago d’acqua può sopraffarci emotivamente buttandoci nello sconforto e nell’autocommiserazione. Ma se lo avviciniamo con attitudine amichevole, lo mettiamo in relazione a noi più come alleato che come nemico, può portare passione, compassione, profondità di sentimento e un vero senso di collegamento con l’umanità intera ed il mondo della natura.
 

 
“DRAGO DI TERRA

Draig‑talamh

 
 
 
 Potere, Potenziale, Ricchezze
 
Il disegno mostra un drago attorcigliato che fa la guardia a un tesoro nella sua caverna. Un vecchio abitante del villaggio gallese di Penllyne, morto al passaggio del secolo, insisteva che suo padre e suo zio avessero ucciso alcuni di questi draghi. In gioventù li aveva visti avvolti a spire quando riposano, sembravano “come coperti da gioielli di ogni tipo. Alcuni avevano creste scintillanti con i colori dell’arcobaleno”. Se disturbati, se ne scivolavano via rapidamente, “spargendo scintille ovunque”, verso i loro nascondigli.
 
Il Drago di Terra ci porta a confrontarci con il nostro potenziale. In noi c’è una stanza del tesoro piena di ricchezze ‑ di potenzialità, di capacità che possiamo imparare ad usare. Può darsi che in passato l’accesso ci sia stato negato dal guardiano di questo tesoro. Ma ora stiamo arrivando a comprendere che questo guardiano, a volte feroce, non è in realtà che un aspetto di noi stessi. Man mano che impareremo a conoscere e ad amare Draig‑talamh, diventeremo anche capaci di schiudere i segreti del nostro cuore e simultaneamente ci troveremo a scoprire la bellezza e il potere che riposano nei cuori di quelli che ci circondano e nella terra stessa.
LA TRADIZIONE DEL DRAGO DI TERRA
 
Il drago sarà in un tumulo, antico, ricco di tesori
Beowulf
 
Ai piedi della grande figura di gesso del Cavallo Bianco di Uffington, nell’Oxfordwhire, si trova Dragon Hill. Si dice che lì San Giorgio uccise il drago, e che il terreno sia ancora oggi avvelenato dal sangue del mostro al punto di impedire che l’erba cresca in certe aree sulla sommità della collina. Alcuni hanno immaginato che il cavallo stilizzato che sta di fronte alla collina di fatto sia una rappresentazione del drago. Che sia vero o no, resta il fatto che drago e cavallo condividono l’associazione con l’energia della terra ‑ con il suo potere.
 
Anche se alcuni draghi leggendari sono fortemente connessi con soltanto uno dei quattro elementi, molti, al contrario, si dividono felicemente le caratteristiche di tutti gli elementi: dormono in buchi pieni d’acqua, avvolgono i loro corpi attorno alle colline durante il giorno e volano nel cielo o sputano fiamme quando lo desiderano. Quintessenzialmente alchemici, ci parlano di energie e potenze che esistono sia in noi stessi che in natura attorno a noi.
 
Lo scenario naturale è costantemente mutevole e alcuni studiosi ipotizzano che i Druidi praticassero la loro versione di quella particolare tecnica geomantica nota in Cina come Feng‑shui. Questa scienza naturale per creare armonia in natura richiede conoscenza delle correnti terrestri, o linee dei draghi che attraversano la terra, e dell’arte di sapere quali elementi fisici aggiungere o modificare per creare un’atmosfera che possa risultare sia esteticamente piacevole che energeticamente benefica. Da questo punto di vista, i draghi diventano linee portanti di correnti energetiche, e l’ “addomesticare il drago” è una metafora per la pratica geomantica o per le tecniche di “agopuntura alla terra” praticate dai rabdomanti che conficcano nel terreno paletti d’acciaio per controllare o deviare certe correnti nocive.
 
I GUARDIANI DEI TUMULI
 
In tempi antichi, tumuli e steli celebrativi, cerchi di pietre e singole pietre erette erano posizionati con un grande senso di riverenza per la terra e con la consapevolezza del loro intrinseco potere spirituale. Quando un tumulo era riempito di oggetti tombali di valore per accompagnare la morte del guerriero o del capo, è molto probabile che gli antichi Druidi invocassero gli spiriti guardiani a guardia dei tesori, proprio come i sacerdoti egiziani invocavano spiriti perché custodissero i tesori delle tombe reali e spaventassero i potenziali dissacratori. Nel corso del tempo questi guardiani hanno assunto sembianze di mostruosi draghi che custodivano gelosamente i loro tesori in tumuli come il “Tesoro del Drago” di Oxfordshire, i tumuli di Old Field nello Shropshire, i tumuli di Drakelow nel Derbyshire e nel Worcestershire, e il tumulo di “Drake Howe” nello Yorkshire. Esiste anche un lungo tumulo che si suppone contenesse le ossa di un drago ucciso e bruciato a Walmsgate, una corruzione di ‘Vorinsgate” (n.d.t.: worm ‑verme) nel Lincolnshire.
 
TESORI NASCOSTI E LA RICERCA INTERIORE
 
Certo è che non troviamo tesori soltanto nei tumuli sepolcrali. Anche tesori sotterrati in certe colline beneficiano della guardia di un drago, come il Wormelow Tump in Herefordshire e il Money Hill a Gunnarton Fell in Northumberland. Sotto la collina‑fortezza dell’Età del Ferro di Cissbury giace un deposito d’oro che può essere raggiunto soltanto attraverso un passaggio sotterraneo di due miglia; nessuno ha mai avuto successo nello scoprire il tesoro perché a mezza strada del tunnel si ergono due draghi guardiani.
 
La credenza nell’esistenza di draghi guardiani del tesoro è più forte in Galles che in Inghilterra, sebbene questi abbiano la tendenza a vivere nelle dense foreste e sulle colline solitarie piuttosto che in tumuli sepolcrali. Una caratteristica interessante di tutti i racconti che riguardano draghi di terra è che, a differenza di quelli di aria, di fuoco e d’acqua, questi hanno contatti minimi, quando ne hanno, con gli esseri umani ‑ nessuno cerca di ucciderli, né loro si lanciano in devastanti razzie nelle campagne circostanti. Se ne stanno piuttosto a riposare nascosti e inattivi, a meno che non vengano disturbati. Per quanto ritratti senza alcuna traccia di crudeltà, come un vulcano dormiente portano in loro un potenziale di minaccia e pericolo che potrebbe ridestarsi. Ognuno di noi, forse, ha in se stesso draghi di questo tipo a guardia delle sue ricchezze interiori. Partendo dal presupposto che nessuno debba violare lo splendore del nostro sé più profondo, il drago a volte può negare l’accesso a queste riserve di potere e di potenziali persino alla nostra coscienza che sta risvegliandosi.
 
Il drago di terra non lo troviamo soltanto nelle grotte o al centro dei tumuli o delle colline, lo troviamo anche attorcigliato intorno alle stesse. Un simbolo molto potente del viaggio di autoconoscenza e di ricerca spirituale è il labirinto, la spirale, che a volte riscontriamo nei solchi rilevati sui lati di certe colline, come quella di Glastonbury Tor, o quella di Bignor Hill nel Sussex. Secondo la leggenda del drago di Linton, la forma spiraliforme della Collina di Wormington venne a crearsi quando il drago, nei sussulti della sua morte, si attorcigliò intorno alla collina e si contrasse, strizzandola fino a farle assumere la forma che ha attualmente.
 
C’è un collegamento fra il drago che sonnecchia attorcigliato intorno alla collina o intorno al tesoro nella grotta del cuore e la creatura che noi scopriamo al centro del labirinto o della spirale. Sono entrambi aspetti di noi stessi ‑ entrambi possono essere visti come Guardiani di Soglia ‑ entrambi devono essere rispettati ed amati, ma anche sfidati, e forse addirittura in certi casi vinti. Che il labirinto sia quello classico a sette anelli, come quello che vediamo nelle incisioni del sesto secolo ritrovate a Hollywood, in Irlanda, e a Tintagel nel Cornwall, o semplicemente la triplice spirale trovata nei siti più antichi di Newgrange in Irlanda o di Achnabreck in Scozia, è opinione comune che questi simboli rappresentino il viaggio dell’anima dentro e fuori un’incarnazione. Se possiamo confrontare il drago guardiano della casa del tesoro dell’anima e dell’Altromondo con sincerità e umiltà, questa creatura ci guiderà attraverso il labirinto del cuore del mondo a trovare ispirazione e coraggio per rinascere nel tempo e nello spazio.”

 
 

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Il Drago

 

 

 

 

 

 

Il Drago sintetizza in sé tutte le forze della natura. Vive nelle grotte e custodisce le terre e le caverne, guardiano quindi di un rifugio dove esistono forze magiche che devono essere impiegate unicamente da uomini di grande saggezza e conoscenza. La caverna diviene simbolo dell’uomo in cui il drago alberga allo stato latente, come addormentato, ma sempre pronto al risveglio. Ma se tale risveglio avviene in un tempo errato, esso divora colui che ha osato affrontare la caverna senza essere sufficientemente preparato. Ciò accade perché il drago è guardiano del tesoro, e tale tesoro si trova, sovente, sotterrato in fondo ad una caverna che simboleggia il cuore nascosto della terra e rappresenta la via interiore. Cosi i mostri o i draghi che custodiscono questo tesoro non sono altro che le immagini dei nostri desideri e delle nostre passioni che ci impediscono di accedervi.

L’oro, inalterabile e puro metallo, è sotto differenti forme, il simbolo di questo tesoro che si origina nelle profondità della terra (l’interiorità) che, associato alla vita è energia vitale, virtù e tutto ciò che vi è di positivo e degno di essere ricercato; quindi il drago diviene simbolo delle forze materiali che si frappongono tra il desiderio della conoscenza e la conoscenza stessa, che rimane nascosta.
Il drago è, prima di tutto, il guardiano di una sfera interdetta agli uomini ordinari. La sua missione fondamentale è quella di uccidere tutti coloro che bramano il tesoro ma che non possiedono un cuore abbastanza puro per ottenerlo. In questo senso appare il suo ruolo di guardiano dei segreti del divino che, alato, vola tra cielo e terra come un guardiano severo per impedire il passaggio verso le sfere più alte a elementi non preparati o purificati.
Ma il drago appartiene a tutti i mondi: deriva il suo corpo dai rettili, dai pesci, dagli insetti, dai felini, ha corna di cervo, zampe di aquila e molte altre forme ancora; compone così il suo aspetto a seconda di ciò che ogni uno vuole che sia, secondo i propri timori e le proprie paure, fintantoché non è domato. Così come può provenire dalle acque superiori, al pari frequenta le profondità sotterranee, sorge da ogni dove e da nessun luogo: giunto dallo stato più profondo della coscienza, è generato dalle ancestrali paure o dalle angosce viscerali, illustra nell’immaginario, ciò che è nascosto nei differenti piani del nostro essere ai diversi livelli di coscienza.
In questa manifestazione, il drago diviene l’archetipo della bestia, che traduce le paure elementari e i grandi istintivi timori della nostra natura animale.
Eppure, pur essendo manifestazione di ogni paura, il drago è simbolo benefico e positivo.
Il ciclo di vita e morte è rappresentato nell’antica alchimia con il simbolo dell’uroboros, il serpente drago che si morde la coda, vale a dire che realizza l’unità dei contrari: l’uroboros che si autoinghiotte illustra l’eterno movimento del ciclo vita morte ed esprime l’unità fondamentale dello spirito e della materia, secondo l’idea che ogni creazione deriva da Dio per tornare a Dio, si genera e si consuma da se stessa in un viaggio circolare senza fine. È l’immagine del tutto è uno e di tutto è in uno.
Così il drago, associato all’origine di tutte le cose, presiede ugualmente alla loro fine, poiché, secondo la visione ciclica dell’universo, la fine è allo stesso tempo un inizio.
Evolversi significa morire ad uno stato e nascere ad un altro. Il drago nella tradizione alchemica è fatto a pezzi e smembrato prima di poter rinascere. In questo modo il mondo alchemico evoca il metodo che deve condurre al risveglio: smembrare il drago significa scoprire i suoi elementi fondamentali, e il drago associato all’uroboros è l’universo circolare che non ha ne inizio ne fine, a questo punto l’uroboros indica la concezione in cui lo smembramento prelude all’ordine attraverso la conoscenza.
Vediamo come.
Quando nelle mitologie il drago incarna la natura del male, spetta all’eroe affrontarlo. Il drago deve essere vinto quando evoca istintivi terrori che sono tanto più forti quanto si crede di non poterli domare. Vincere il drago allora significa opporsi alle forze istintive, agli inconsci terrori, dominarli e ristabilire l’ordine umano e celeste.
Il drago, riflette l’immagine profonda dei poteri femminili, che sono quelli di generare la vita e nutrirla; di completare con la sua azione passiva, l’aggressività inerente alla natura istintiva dell’uomo; in questo senso, la lotta contro il drago ha per scopo quello di riconquistare i poteri femminili, elementi senza i quali l’uomo non può essere completo. Qui si manifesta la forma anfibia del drago che vive nelle acque, custode delle fonti, dei fiumi, dei laghi e dei mari, acqua che rappresenta la natura femminile e il suo relativo profondo subconscio. Per conquistare il tesori custodito dal drago, l’uomo deve necessariamente essere completo, deve cioè ritrovare la sua componente femminile nel suo essere, motivo per cui nelle storie di draghi è sempre una fanciulla ad essere prigioniera.
Combattendo il drago l’eroe realizza una triplice operazione: purifica col coraggio le forze che gli impedivano di combattere il proprio drago interiore, recupera il complementare elemento femminile e si apre la via di accesso al tesoro. Ma affrontare il drago significa anche attraversare il fuoco; fuoco che arde nel petto del drago e che equivale a dominare il fuoco delle passioni e dei desideri che divorano l’uomo come altrettanti draghi. Incatenare il drago, quindi, significa rendersi padroni delle forze onnipotenti della natura, ivi comprese quelle inerenti alla natura femminile.


articolo tratto  dal sito http://www.tol-jari.net/doc.simboli/drago_file/drago.htm

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