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Articoli con tag ‘Chalice Well’

Chalice Well, Le Sacre Acque del Calice

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“Si narra che Giuseppe d’Arimatea, dopo la morte di Cristo, intraprese un viaggio che lo condusse sino alle terre dell’Inghilterra meridionale, e più precisamente in questo luogo: fondò la prima comunità cristiana al di fuori della Palestina e visse a lungo portando il verbo alle popolazioni che non lo conoscevano; dalla verità storica, poi si passa a quella mitica, identificando nel santo colui che qui nascose il Santo Graal (che, come sappiamo, non è mai stato ritrovato) e perfino due ampolle contenenti il sangue e il sudore di Gesù sulla croce. Non sappiamo se quest’ultima affermazione sia vera, ciò che di sicuro c’è però è che in questa cittadina, esistono due fonti, distanti solo 50 metri: una dalla quale sgorga acqua bianca (che nascerebbe dal luogo di riposo della fiala col sudore), l’altra dalla quale sgorga acqua rossa (ricca di ferro, ove sarebbe stato sotterrato il contenitore col sangue).

Glastonbury è un luogo dove, indipendentemente dalla propria fede, si respira un’aura di misticismo. New-age, neo-pagani “celtici”, hare krishna, cristiani, semplici curiosi… (ma anche amanti del rock, che si radunano lì ogni anno in estate per il periodico festival). Una cosa è certa: chiunque si reca a Glastonbury, ne ritorna arricchito.
Tornando alle “fonti”, si possono visitare entrambe, ed è una esperienza unica, che raccomando!

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La white spring, dal colore biancastro (evidentemente ricca di calcio) si origina dalla collina del Tor e la sua acqua è convogliata in una grossa vasca all’interno di un tempietto “pagano”.
La blood spring, invece, si origina dalla vicina Chalice Hill e le sue acque scorrono placide nei bellissimi giardini del Chalice Well e, “scivolando” lungo una piccola cascata (di color rosso sangue), sono fatte sgorgare attraverso una fontanella a forma di testa di leone (da cui è possibile dissetarsi). Infine, le acque sono convogliate in una vasca a forma di vesica piscis (che è un simbolo molto ricorrente a Glastonbury e adorna anche il coperchio del Chalice Well).
L’aqua di entrambe queste fonti può essere raccolta e bevuta e il sapore è davvero particolare (ci sono delle fontanine lungo la strada che costeggia i prospicienti Chalice Well Gardens e White Spring).
La leggenda delle ampolle con il sangue e il sudore di Cristo non è certo famosa come quella del Sacro Graal, ma esistono diverse raffigurazioni di Giuseppe di Arimatea che reca queste ampolle. In particolare, su una vetrata istoriata della chiesa di S. Giovanni Battista a Glastonbury, nella chiesa di Ognissanti nella vicina cittadina di Langport e infine nella chiesa di Plymtree (nel vicino Devon: ricordo che Glastonbury si trova nel Somerset).

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The Divine Mother & Child at Chalice Well

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Chalice Well, Avalon, Vesica Piscis

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http://landedicarta.blogspot.com/2010/10/chalice-well.html

the chalice well

Eccovi adesso un post leggermente “enciclopedico”: vi parlerò (grazie alla brochure, che non ho buttato via:) di un posto ricco di atmosfera e di leggenda, visitato quest’estate a Glastonbury, in Inghilterra.
Il Chalice Well (Pozzo del Calice) è un luogo senza tempo, sacro ed eterno, ricco di leggenda, simbolismo e atmosfera. E’ un giardino che permette di rilassarsi e rigenerarsi in mezzo ai fiori, alla vegetazione, ai suoni lenitivi dell’acqua che scorre.
Quando si entra nei giardini di Chalice Well, passeggiando sul vialetto pavimentato con ciottoli, sotto gli archi di piante che si intrecciano intorno alla pergola di quercia, si può dimenticare per un attimo il trambusto del mondo circostante. Si seguono le tracce degli antichi, poiché questo luogo è meta di pellegrinaggi da millenni.

Il nome di questo luogo (così come quello della collina che sorge proprio nelle immediate vicinanze del giardino) è collegato alle leggende cristiane e arturiane che proliferano a Glastonbury. Secondo la leggenda, Giuseppe di Arimatea, prozio di Gesù, avrebbe portato ad Avalon il Calice dell’Ultima Cena (il famoso Santo Graal), e lo avrebbe depositato sotto la collina sacra, da dove è scaturita la sorgente sanguinante. Quindi, secondo la tradizione, il Calice è il recipiente che contiene l’essenza consacrata – e Chalice Well e i suoi giardini sono essi stessi un recipiente per l’elisir vivificante della terra madre, Gaia, sotto forma delle acque che sgorgano qui.

La sorgente di Chalice Well ha la sua origine naturale qui, proprio in un pozzo di pietra che si stima abbia oltre 800 anni.

Il coperchio del pozzo è fatto di quercia inglese, ed è sormontato da un simbolo in ferro battuto – detto “vescica piscis”, che ricorre in molte delle decorazioni dei giardini. Questo simbolo è molto antico: i due cerchi che si intrecciano sono universali, e rappresentano l’unione del cielo e della terra, dello spirito e della materia, del conscio e dell’inconscio, del maschile e del femminile. Le stesse proporzioni si ritrovano nel disegno delle antiche località sacre e nelle cattedrali medievali, e si riflettono a loro volta nelle armonie e nelle proporzioni trovate in natura.

L’acqua di Chalice Well è pura ed è ricca di ferro, tanto che la sua corrente lascia un colore rossiccio (per questo motivo è conosciuta anche come la sorgente sanguinante), sgorga a una temperatura costante di 11°, ha un sapore decisamente particolare ma è ritenuta estremamente curativa. Il potere curativo consiste nella forza sottile, vibrante, che rilascia quando emerge dal sottosuolo ed interagisce con le forze della terra, dell’aria e della luce in superficie. Molti visitatori hanno sentito che le energie della terra intorno a Glastonbury sono molto potenti, e la forza vitale del pianeta è spesso evidente in questi luoghi.


Nel giardino ci sono tre alberi sacri di spine (holy thorns) – secondo la leggenda, discenderebbero dall’albero originale che germogliò miracolosamente dal bastone pastorale di Giuseppe d’Arimatea durante la sua visita a Glastonbury. L’albero è molto speciale perché fiorisce durante i periodi più importanti del calendario cristiano, Natale e Pasqua.
(http://landedicarta.blogspot.com/2010/10/chalice-well.html)                                   ——————————————————-

 

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Avalon e chalice well

http://www.youtube.com/watch?v=kb4xy754Gmc&feature=related

“Avalon è un’isola leggendaria, situata da qualche parte nelle isole britanniche, famosa per le sue belle mele. Secondo alcune teorie, la parola Avalon è una traslitterazione inglese del termine celtico Annwyn, cioè il regno delle fate, o Ne…verword. Nella sua Historia Regum Britanniae Goffredo di Monmouth ha dato al nome il significato di Isola delle Mele, cosa molto probabile, visto che in bretone e in cornico il termine usato per indicare mela è Aval, mentre in gallese è Afal, pronunciato aval. Il concetto di un'”isola dei beati” è presente anche altrove nella mitologia indoeuropea, in particolare nel Tír na nÓg e nelle greche Esperidi (quest’ultima famosa per le sue mele). Secondo alcune leggende (cfr. il poeta Robert de Boron), Avalon sarebbe il luogo visitato da Gesù e da Giuseppe d’Arimatea e quello dove, proprio Giuseppe d’Arimatea, dopo aver raccolto il sangue di Cristo in una coppa di legno (il Sacro Graal), si rifugiò, fondando anche la prima chiesa della Britannia. Oggi l’isola di Avalon è normalmente associata alla cittadina di Glastonbury, in Inghilterra. Sarebbe anche il luogo in cui fu sepolto Re Artù, trasportato nell’isola su una barca guidata dalla sorellastra, la Fata Morgana. Secondo la leggenda, Artù riposa sull’isola, in attesa di tornare nel mondo quando questo ne sentirà nuovamente il bisogno. Per alcuni Avalon andrebbe identificata con Glastonbury. A partire dagli inizi dell’XI secolo, prese corpo la tradizione secondo cui Artù fu sepolto nella Glastonbury Tor, che in passato era circondata dall’acqua, proprio come un’isola. Durante il regno di Enrico II, secondo il cronista Giraldo Cambrense e altri, l’abate Enrico di Blois commissionò una ricerca, che , a una profondità di 5 metri, avrebbe portato alla luce un enorme tronco di quercia o una bara con un’iscrizione: “Qui giace sepolto l’inclito re Artù nell’isola di Avalon”. I resti furono sotterrati di nuovo davanti all’altare maggiore, nell’abbazia di Glastonbury, con una grande cerimonia, a cui parteciparono anche re Edoardo I e la sua regina. Il luogo divenne meta di pellegrinaggio fino al periodo della Riforma protestante. Una vicina vallata porta il nome di Valle di Avalon. Comunque, la leggenda di Glastonbury è stata spesso considerata falsa. Secondo altre teorie, Avalon sarebbe l’Ile Aval o Daval, sulla costa della Bretagna, oppure Burgh-by-Sands, nel Cumberland, che al tempo dei romani era il fortilizio di Aballava, lungo il Vallo di Adriano, e vicino Camboglanna, al di sopra del fiume Eden, ora Castlesteads. Per una coincidenza, il sito dell’ultima battaglia di Artù si sarebbe chiamato Camlann. Per altri Avalon sarebbe da ubicare sul Monte di san Michele, in Cornovaglia, che si trova vicino ad altre località associate con le leggende arturiane. Questo monte, è in realtà isola che si può raggiungere quando c’è bassa marea. La questione è confusa da leggende simili e toponimi presenti in Bretagna. Avalon, comunque, resta nell’immaginario collettivo un’isola magica, dove continuano a vivere le vecchie tradizioni dei celti e dove la Grande Dea viene onorata dai druidi e dalle sacerdotesse. Sono proprio queste ultime, sempre secondo le leggende, ad aver nascosto l’isola con una fitta nebbia, rendendo il luogo accessibile solo a chi ha la conoscenza per aprire questo incantesimo. L’isola di Avalon veniva chiamata anche “Inis witrin” (cioè “isola di vetro”) per l’abbondanza di guado, pianta che sfuma sull’azzurro e che i guerrieri celti utilizzavano per tingersi la faccia per andare in battaglia”.

 

 

Chalice Well

     

  

                                     

           

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