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Articoli con tag ‘Avalon’

Glastonbury e il Tor

“Glastonbury Tor

“…Un giorno di primavera, nel settimo anno del regno di Uter Pendragon, a Caerlon, Viviana, sacerdotessa di Avalon e Dama Del Lago, uscì al crepuscolo per guardare nello specchio magico. Sebbene la tradizione di cui la Dama era sacerdotessa fosse più antica dei druidi, aveva con loro in comune una credenza fondamentale: le grandi forze creatrici dell’universo non potevano essere adorate degnamente in un edificio costruito da mani umane e l’Infinito non poteva essere contenuto in un oggetto artificiale. Perciò lo specchio della Dama non era né di bronzo né di argento. Dietro di lei si ergevano le mura grigie dell’antico Tempio del sole, costruito dagli Splendenti giunti da Atlantide molti secoli prima. Davanti a lei stava il grande lago circondato da canne ondeggianti e avvolto nella nebbia che ormai, anche nei giorni più belli, avvolgeva la terra di Avalon. Ma oltre il Lago c’erano isole e altri laghi, in quello che veniva chiamato ilTerritorio dell’Estate. Era in gran parte sommerso da paludi salmastre; ma al culmine dell’estate gli acquitrini si prosciugavano e le terre si estendevano fertili.   Lì il mare interno si ritraeva, cedendo ogni anno nuovo spazio alla terra ferma. Un giorno quelli sarebbero diventati ricchi campi… ma non in Avalon. Avalon era eternamente circondata dalle nebbie,nascosta a tutti eccettuati i fedeli; e quando gli uomini andavano in pellegrinaggio al monastero cristiano, il tempio del sole era per loro invisibile. Quando impiegava la Vista, Viviana riusciva a scorgere la chiesa che i monaci avevano costruito.   Era là da molto tempo. Secoli prima, così diceva Merlino, un piccolo gruppo di preti era venuto dal sud, e con loro era giunto il profeta nazareno. La storia diceva che lo stesso Gesù aveva studiato là nella dimora dei druidi dove un tempo sorgeva il tempio del sole, e aveva appreso il loro sapere. Anni dopo quando il Cristo era stato sacrificato, ripetendo il Mistero più antico della stessa Britannia, uno dei suoi parenti era ritornato, e aveva piantato il bastone nel suolo della collina sacra, ed il bastone era fiorito trasformandosi nel roveto che fioriva non soltanto d’estate ma anche nel cuore dell’inverno. Ed i druidi in ricordo del mite profeta che avevano conosciuto, avevano consentito a Giuseppe d’Arimantea di erigere, sull’Isola Sacra, una cappella e un monastero in onore del suo Dio, perché tutti gli Dei sono uno solo.   Ma era trascorso molto tempo. A lungo i cristiani e i druidi avevano vissuto fianco a fianco; ma poi erano arrivati i romani e avevano sradicato i sacri boschi dei druidi, accusandoli di praticare il sacrificio umano. La loro vera colpa era stata quella di esortare il popolo a non accettare le leggi romane. Allora, per proteggere l’ultimo rifugio della loro scuola, i druidi avevano operato l’ultimo grande cambiamento rimovendo l’isola di Avalon dal mondo dell’umanità. Adesso Avalon era celata nella nebbia. Le genti delle Tribù sapevano dov’era e là andavano a ad adorare. I romani, divenuti cristiani dal tempo di Costantino, credevano che i druidi fossero stati sconfitti dal Cristo, e non sapevano che erano ancora vivi e si tramandavano il loro sapere nella terra nascosta.   Se voleva, Viviana poteva vedere con la vista duplice, perché era la grande sacerdotessa di Avalon. Quando voleva, vedeva la torre che avevano costruito su Tor, il Monte Sacro dell’iniziazione: una torre dedicata a Michele, uno degli angeli ebraici la cui antica funzione era domare il mondo inferiore dei demoni…”

[estratto da “Le Nebbie di Avalon”, M. Zimmer Bradley]

 Il luogo esiste davvero: nella campagna inglese, vicino al  confine con il Galles, si trova una zona pianeggiante e lussureggiante. Su una piccola collina al centro di questa pianura sorge una torre, ultime vestigia di un’antica chiesa…Glastonbury Tor, uno dei luoghi più densi di mitologia della terra. Glastonbury era poco più che un isola, il mare difatti giungeva ai piedi della collina e paludi rendevano l’accesso difficoltoso e tortuoso proteggendo la collina.  Le terrazze che si vedono tutt’oggi sul fianco della collina confermano che i pellegrini dovevano percorrere una sorta di labirinto iniziatico per giungere sino alla sua sommità, avente l’ulteriore funzione di difesa della collina.

La leggenda narra che molte migliaia di anni fa, questa collina era una di sette isole, una delle poche terre non sommerse da una grande inondazione. E lo sarebbe stata per secoli, perché le acque dell’inondazione ci misero molto tempo a ritirarsi: rimasero paludi salmastre che al culmine dell’estate si prosciugavano. E infatti “Somerset”, la regione della Cornovaglia in cui si trova, è l’abbreviazione di “Territori dell’Estate“, perché l’area d’inverno era inondata e pertanto non poteva essere abitata.

La collina era chiamata anche “Ynis Witrin” o “Isola di vetro“, collegata al continente solo da una stretta striscia di terra durante la bassa marea. Questo parziale isolamento non solo ha preservato il luogo e le sue caratteristiche, ma ha anche aggiunto ad esso un’aura di specialità agli occhi della gente.
La prima data storicamente attendibile è collocata attorno al 705, anno in cui il re Ine vi fondò un monastero, che in seguito ospitò, nel X secolo, alcuni monaci benedettini.
Gli scavi archeologici hanno portato alla luce inoltre vestigia di costruzioni anteriori, fatte di pali e rami intrecciati, coperti di argilla e paglia, come del resto lascia intendere l’etimologia del nome “Glastonbury” secondo la tesi di Guglielmo di Malmesbury (De antiquitate Glastoniensis ecclesiae), storico normanno nato intorno al 1090, nonché numerosi edifici in pietra di epoche più tarde, di cui oggi sono riconoscibili solo i tracciati perimetrali. Rimangono i ruderi dell’abbazia principale costruita nel XIII- XIV secolo.

Una leggenda narra che Giuseppe di Arimatea emigrò a Glastonbury e vi fondò una comunità cristiana. Un’altra riferisce che approdò con una nave vicino alla collina di Wearyall e si appoggio con il bastone per pregare. Questo gettò delle radici da cui nacque il Glastonbury Thorn, il “biancospino di Glastonbury”, che ancora fiorisce a Pasqua e Natale sul terreno dell’abbazia e di fronte alla chiesa di S. Giovanni.
Il piccolo gruppo di cristiani che si radunò in seguito, sarebbe stato accolto abbastanza cordialmente dal re Arvirago di Siluria, fratello di Caractaco il Pendragon, che – si dice – concesse a Giuseppe circa 600 ettari di terra a Glastonbury dove in epoca medievale, i monaci di Glastonbury edificarono una chiesa in cima alla Tor in seguito distrutta da un terremoto. Più tardi fu edificata un’abbazia che fu distrutta, quando Enrico VIII, nel corso del XVI° secolo, diede vita alla Chiesa Anglicana e i grandi monasteri cattolici della Britannia subirono gli attacchi della corona, della quale tutto ciò che rimane è il campanile che ancora svetta sulla collina. L’intento dei frati era presumibilmente di convertire la Pagana Tor al cristianesimo, poiché secondo la leggenda, da essa si penetrava ad Annwn, un regno sotterraneo governato da Gwyn ap Nudd, re delle Fate.

Quando nel VI secolo san Collen fece visita a Gwyn, sulla collina di Tor, egli attraversò una porta segreta e venne a trovarsi al’interno di un palazzo. Esposto alla tentazioni, asperse con acqua santa tutto quanto vi trovò, finchè il castello scomparve e Collen rimase solo sulla collina.

Tra i tanti misteri che rendono affascinate Glastonbury c’è inoltre un antico pozzo che è situato ai piedi della collina di Tor, le cui acqua sorgive imitano con il loro suono il battito del cuore. Inoltre, contenendo ossido di ferro, hanno una colorazione rossa; per questo il pozzo è anche detto Fonte del Sangue. Ma il suo nome più famoso è Chalice Well, pochè, secondo la tradizione cristiana, il Santo Graal venne nascosto proprio qui, in un pozzo costruito con grandi pietre dai druidi.
Il mistero delle spoglie di Re Artù…

La tomba del leggendario sovrano fu scoperta nel 1190, dopo che un bardo gallese ebbe rivelato il segreto della sepoltura al re Enrico II. Il monarca ne informò l’abate di Glastonbury e, durante la ricostruzione del monastero dopo l’incendio del 1184, i monaci andarono alla ricerca del sepolcro. A circa 2 m di profondità trovarono una lastra di pietra e una croce di piombo recanti l’iscrizione “ Hic iacet sepultus inclitus Rex Arturius in insula Avalonia “ ( Qui giace sepolto il famoso Re Artù nell’isola di Avalon ).  Circa 2,7 m al di sotto della lastra era deposta una bara ricavata da un tronco d’albero, contenente le ossa di un uomo alto 2,4 m, dal cranio danneggiato, nonché ossa più piccole identificate come quelle di Ginevra, in base ad alcuni resti di capelli ingialliti rinvenuti con esse. Nel 1962, l’archeologo Ralegh Radford confermò che quello scoperto era effettivamente un sepolcro ma che non c’era modo di dimostrare a chi appartenesse. Il punto oggi contrassegnato come tomba di re Artù è in realtà quello in cui le ossa furono risotterrate nel 1278, in un tomba di marmo nero posta davanti all’altare maggiore. La sepoltura originaria non reca indicazioni e si trova a 15 m di distanza dalla porta su della Cappella della Madonna.
Testimonianze recenti indicano invece che il sovrano fu inumato nei pressi di Bridgend, nel Galles meridionale che quella di Glastonbury fosse una messinscena di Enrico II Plantageneto per rinverdire la discendenza dal prode sovrano britanno.
In effetti, non tutti gli studiosi accettano l’identificazione di Avalon con Glastonbury, preferendo altri luoghi, quali il castello di Peel nell’Isola di Man, ma sulla verde collina del Tor si sono riuniti secoli di leggende e di folklore.

e del “Tempio delle stelle”
Tuttavia Glastonbury custodisce un altro segreto. Un segreto comune a molti siti megalitici antichi, un mistero che si estende nella campagna circostante in un cerchio di 12 km di diametro. Fossi, strade, colline, formano difatti le dodici costellazioni, sono distinguibili l’aquila (acquario), il toro, la barca (cancro), i gemelli, e tutte le altre figure zodiacali. Fu il libro “Il tempio delle stelle di Glastonbury” di Katharine Maltwood a scatenare una serie di controversie accademiche tra i vari studiosi. I vari simboli zodiacali sono stati poi accostati alle figure della saga arturiana: Artù è associato al sagittario (nella mitologia greca il sagittario è associato alla forza, ed il nome stesso di Artù, sembra derivare dal termine “art”, orso, simbolo di forza presso i popoli celtici) sua moglie Ginevra diviene la vergine (da notare l’accostamento con la vergine Maria), ecc.
Molti dettagli sulla ricerca sul simbolismo zodiacale di Glastonbury si devono alla ricerca svolta dall’insegnate di storia dell’arte Mary Caine, membro dell’Ordine dei Druidi di Londra. Nei suoi studi ha svolto ricerche anche su altri disegni geomantici come le configurazioni nei pressi di Kingston-on-Tames.”

(http://www.celticworld.it/sh_wiki.php?act=sh_art&iart=239&im=25)

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Glastonbury


Glastonbury è una cittadina della contea del Somerset, nel sud dell’Inghilterra. Si tratta di un luogo tra i più famosi di tutto il Regno Unito, un posto mistico e sacro fin dalla notte dei tempi, come minimo a partire dall’era neolitica.La cittadina, viene ritenuta, insieme a Canterbury, come uno dei luoghi più sacri della cristianità inglese, e ad essa sono legate parecchie leggende.
Di queste, ci interessano quella che fa della cittadina il primo luogo della cristianità nelle isole britanniche, per opera di Giuseppe d’Arimatea, cioè colui che chiese a Pilato di porre il corpo di Gesù nel proprio sepolcro. Giuseppe d’Arimatea, giunse a Glastonbury in nave, quando la zona era ancora paludosa, e appena mise piede a terra, piantò il suo bastone nel terreno, che fiorì miracolosamente nel Biancospino di Glastonbury (“Spina Santa”), il quale è ancora presente e fiorisce due volte l’anno, una in primavera e l’altra a Natale. In questo luogo Giuseppe d’Arimatea avrebbe anche nascosto il Santo Graal.

La verità, identifica le origini di Glatonbury in un villaggio lacustre sorgente da un terreno paludoso (nella cittadina è presente l’interessante museo archeologico di Lake Village, dove si possono ammirare i reperti di questo sito originario e che sono datati fra il III e I secolo A.C.).
Il primo monastero fu qui fondato da re Ini dei Sassoni occidentali, attorno al 708, come narrato in un racconto preso da un vecchio libro: A short history of the English people. (Fonte: “Il mito della Tavola Rotonda” di Norma Lorre Goodrich).
L’originale “Spina Santa” fu oggetto di pellegrinaggi nel Medio Evo, ma fu poi distrutta durante la Guerra civile inglese. Un nuovo biancospino fu piantato nel XX secolo sulla collina di Wearyall (nel 1952 lo si dovette ripiantare di nuovo, il tentativo dell’anno precedente era fallito).

La seconda leggenda che ci riguarda è quella che identifica Glastonbury, per opera di Geoffrey di Monmouth, come la mitica Avalon, nonché tomba di re Artù e della regina Ginevra.

La verità, è che nel 1191 i monaci dell’abbazia dissero di avere trovato la tomba di re Artù e della regina Ginevra, ed Enrico II ordinò loro di dissotterrarne i resti, ed inviò tre testimoni per controllare l’operato.
I tre testimoni, sembra però siano stati raggirati dall’abate di Glastonbury, Enrico di Sully. Sembra infatti che fu posta una tenda attorno allo scavo, in modo che i testimoni non potessero vedere cosa stava succedendo. Ad ogni modo, questi eminenti testimoni, che rilasciarono dei resoconti, videro tutti qualcosa di diverso, quando fu loro mostrata la croce di piombo trovata nella tomba, oltre al cranio ed alle ossa di un gigante.
Il primo resoconto è di Giraldo Cambrense il quale afferma che la croce riportava la seguente iscrizione : “Qui nell’isola di Avalon giace sepolto il rinomato re Artù con [la regina] Ginevra sua seconda moglie”.
Il secondo testimone, Rodolfo di Coggeshall, scrisse che l’iscrizione era la seguente: “Qui si trova la tomba del rinomato re Artù, sepolto nell’isola di Avalon”.
Il terzo testimone, Adamo di Domerham, riporta in versi latini qualcosa che dice approssimativamente che qui nella tomba giace re Artù, fiore dei re, gloria del reame, insieme alla sua seconda moglie, che ha meritato anch’essa il Paradiso.

L’iscrizione in latino di quanto letto da Giraldo Cambrense, è la seguente: “HIC JACET SEPULTUS INCLITUS REX ARTURUS CUM WENNEVARIA UXORE SUA SECUNDA IN INSULA AVALLONIS”.
Di questa croce di piombo, lo studioso inglese John Leland, cappellano di Enrico VIII, che la vide attorno al 1542, dice che era alta una trentina di centimetri.
L’ultima persona a darci notizie della croce, prima che scomparisse per sempre attorno al 1700, fu William Camden, storico di Elisabetta I, che fece il seguente disegno, attorno al 1607:

E l’iscrizione latina è la seguente: “HIC JACET SEPULTUS INCLITUS REX ARTURUS IN INSULA AVALONIA”.
Il carattere delle lettere di queste iscrizioni è chiamato “onciale inferiore”, cioè un carattere bastardo derivato dalla scrittura maiuscola alta di solito venticinque millimetri, usata prima dl X secolo e principalmente per la trascrizione della Bibbia. Non è quindi il tipo di iscrizione che si trova sulle tombe del VI secolo.

Sembra quindi che tutte queste macchinazioni siano state opera di Enrico II e dei monaci benedettini, il primo perché voleva mettere a tacere le voci che Artù sarebbe tornato a prendere il trono, i secondi perché con tali ritrovamenti avrebbero attirato altri pellegrini e quindi altro denaro.

Fonti: Web, “Il mito della Tavola Rotonda” di Norma Lorre Goodrich.

Qualche immagine dell’abbazia.
Fonte: http://cafe.edu/~dany/glastonbury/index.htm

Nel sito sopra indicato, sono presenti queste e altre belle immagini.

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Qualche immagine del Thor.
Fonte: http://cafe.edu/~dany/glastonbury/index.htm

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Vescica piscis, Pozzo di Glanstonbury

“Nel 1919 al pozzo venne apposto un coperchio decorato da un disegno in ferro battuto chiamato vesica piscis.
[..] Vesica Piscis in latino significa “vescica del pesce”. Il suo semplice disegno è composto mediante la sovrapposizione dei bordi di due cerchi identici, la circonferenza di ognuno dei quali passa attraverso il centro dell’altro, il che produce fra loro una forma di ovale appuntito, detta “mandorla”.
Quando i due cerchi sono l’uno sopra l’altro, la forma tra loro diviene il profilo del corpo di un pesce, che era un simbolo del Cristo [..].
Tuttavia, prima di diventare un simbolo cristiano il vesica piscis era universalmente il simbolo della Dea Madre, con la forma a mandorla simile alla forma del contorno della vulva, attraverso la quale scaturiva la vita.
[..] Per essere un simbolo della Dea, i cerchi devono venire sovrapposti lateralmente, di modo che la forma di mandorla sia puntata verso l’alto e verso il basso. Come il nome suggerisce, vesica piscis, si dice che la vulva emani un leggero odore di pesce; in greco la parola delphos significa sia utero che pesce, ed esistono molte associazioni infraculturali tra la Dea e il pesce.
[..] Il vesica piscis sul coperchio del Pozzo del Calice propone i cerchi sovrapposti l’uno sopra l’altro, ma all’interno di un disegno più complesso. I due cerchi sono a loro volta compresi in un altro cerchio più ampio. Su entrambi i lati sono raffigurate foglie di vite, e al centro figura un’asta verticale che sembra emergere o conficcarsi nella vita vegetale che le sta alla base.”
[..] Arrivai a concepire il vesica piscis, l’immagine di due cerchi sovrapposti, come una metafora visiva di quei momenti in cui i mondi si sovrappongono o si compenetrano e la vita si impregna di profondità e significato.
Qui hanno luogo quei momenti dentro e fuori del tempo quando il mondo visibile e il mondo invisibile si intersecano; quando i valori eterni e quelli mondani si sovrappongono; quando il mondo archetipico e il mondo materiale si incontrano; quando il Cielo e la Terra, il mondo superire e quello inferiore si fondono in un momento liminare.
[..] Quando riusciamo a comprendere ciò che è profondamente significativo e al di là di quello che riusciamo ad affermare intellettualmente. Quando abbiamo intuizioni mistiche e poetiche.” ”

Jean Shinoda Bolen, Passaggio ad Avalon

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“Glastonbury è un luogo dove, indipendentemente dalla propria fede, si respira un’aura di misticismo. New-age, neo-pagani “celtici”, hare krishna, cristiani, semplici curiosi… (ma anche amanti del rock, che si radunano lì ogni anno in estate per il periodico festival). Una cosa è certa: chiunque si reca a Glastonbury, ne ritorna arricchito.
Tornando alle “fonti”, si possono visitare entrambe, ed è una esperienza unica, che raccomando!
La white spring, dal colore biancastro (evidentemente ricca di calcio) si origina dalla collina del Tor e la sua acqua è convogliata in una grossa vasca all’interno di un tempietto “pagano”.
La blood spring, invece, si origina dalla vicina Chalice Hill e le sue acque scorrono placide nei bellissimi giardini del Chalice Well e, “scivolando” lungo una piccola cascata (di color rosso sangue), sono fatte sgorgare attraverso una fontanella a forma di testa di leone (da cui è possibile dissetarsi). Infine, le acque sono convogliate in una vasca a forma di vesica piscis (che è un simbolo molto ricorrente a Glastonbury e adorna anche il coperchio del Chalice Well).
L’aqua di entrambe queste fonti può essere raccolta e bevuta e il sapore è davvero particolare (ci sono delle fontanine lungo la strada che costeggia i prospicienti Chalice Well Gardens e White Spring).
La leggenda delle ampolle con il sangue e il sudore di Cristo non è certo famosa come quella del Sacro Graal, ma esistono diverse raffigurazioni di Giuseppe di Arimatea che reca queste ampolle. In particolare, su una vetrata istoriata della chiesa di S. Giovanni Battista a Glastonbury, nella chiesa di Ognissanti nella vicina cittadina di Langport e infine nella chiesa di Plymtree (nel vicino Devon: ricordo che Glastonbury si trova nel Somerset).”

Iil Tor, è il pozzo sacro situato ai suoi piedi, chiamato dagli inglesi “chalice well”

POZZO DI GLANSTONBURY
L’oggetto è il coperchio in legno di quercia del pozzo di Glastonbury, la mitica Isola di Avalon dove fu portato il corpo di re Artù gravemente ferito per essere sanato. Il nome Glastonbury deriva dal celtico Yniswytrin ‘Isola di Vetro’ (uno dei nomi dell’Altromondo celtico), perchè la superficie era di colore verdeazzurro perchè vi abbondava l’erba chiamata glast, ossia il guado – Isatis tinctoria – le cui foglie e radici contengono una sostanza colorante azzurra usata dai Celti per dipingersi il corpo. Nel peridodo celtico a Glastonbury (“Villaggio della Verde Collina”) sorgeva una scuola druidica e il luogo era considerato una porta di passaggio verso l’Altromondo. Nel 1191 fu rinvenuta dai monaci dell’Abbazia la tomba di Artù e Ginevra e si narra che nel Pozzo di Glastonbury Giuseppe d’Arimatea gett˜ il Santo Graal. Il coperchio è quindi il simbolo del passaggio nell’Altromondo, di protezione, di guarigione sacra, di conoscenza dei misteri della salute.

Ho sempre creduto, anzi sentito dentro di me, che questa è una delle entrate per la terra cava…e che l’erba chiamata glast (contenente quella particolare sostanza verdognola) abbia a che fare anche con il vril… (di cui parlano sia Lytton che MacLellan come sostanza verdognola, in grado poi di essere usata per diverse finalità).

Il simbolo del coperchio del pozzo di Glastonbury è la vescica piscis:

La vesica piscis è un simbolo dato da due cerchi dello stesso raggio, intersecantisi in modo tale che il centro di ogni cerchio si trova sulla circonferenza dell’altro.
Il nome significa letteralmente vescica di pesce in latino.

Denominato mandorla in India e conosciuto nell’antica Mesopotamia, in Africa e nelle civiltà asiatiche, esso passa nel Cristianesimo come un riferimento a Cristo, come è evidente nell’ichthys. Nella successiva elaborazione dell’Iconografia cristiana, essa viene associata alla figura del Cristo in Maestà, e rappresentata in molti codici miniati, dipinti e sculture del Medioevo. In tale contesto essa assume una doppia valenza:

alludendo al frutto della mandorla, e al seme in generale, diventa un chiaro simbolo di Vita e quindi un naturale attributo per Colui che è “Via Verità e Vita”.
come intersezione di due cerchi essa rappresenta la comunicazione fra due mondi, due dimensioni diverse, ovvero il piano materiale e quello spirituale, l’umano e il divino. Gesù, il Verbo divino fattosi uomo, diventa il solo Mediatore fra le due realtà, il solo pontefice fra il terrestre e il celeste, e come tale viene rappresentato all’interno dell’intersezione. A conferma di ciò, in alcune miniature del periodo Carolingio e Ottoniano i due cerchi vengono anche rappresentati attorno al Cristo, ma in verticale.

Questa descrizione mi convince anche perchè tratta da “simboli della scienza sacra” di René Guénon:

La vescica piscis o mandorla.

Quanto più ci addentriamo nella ricerca nell’ambito della simbologia costruttiva, tanto più i simboli che sottendono alla costruzione delle opere da noi analizzate si emancipano dal ruolo di espressioni articolate ed ermetiche (1).
Quanto più ci avviciniamo alla radice delle cose, tanto più i simboli si fanno semplici, riducendosi ad elementari e, in virtù di questa essenzialità, informano i manufatti senza che se ne sospetti la loro esistenza!
Un esempio che indicheremo come “tipico” è quello relativo alla mandorla o vescica piscis.
Il simbolo di per sé è un simbolo arcaico semplice e “per quanto concerne le sue origini prime, sembra si debba riconoscergli una provenienza nordica, o addirittura iperborea; la sua presenza è stata infatti segnalata nella Germania settentrionale e in Scandinavia e in tali regioni esso è verosimilmente più vicino al suo punto di partenza che non nell’Asia centrale, ove fu senza dubbio portato dalla grande corrente che, derivata direttamente dalla Tradizione primordiale, doveva poi dar origine alle dottrine dell’India e della Persia” (2)

La vescica piscis è dunque un simbolo semplice ma dalla grande forza evocativa e, considerandone l’impiego misterico e l’utilizzo dei suoi rapporti geometrici nei progetti di alcune notissime opere architettoniche, giungiamo a intuire l’importanza del tutto particolare del soggetto che stiamo trattando.
Abbiamo definito la mandorla un simbolo semplice per distinguerlo da altri che si esprimono attraverso una grammatica più articolata e, forse, meno intelligibile.
Ma rimuovendo il manto di semplicità ingenua che veste questo simbolo, ci accingiamo a conoscere l’impianto che lo genera.
In termini di geometria sacra la vescica è il punto di derivazione del triangolo equilatero cosi come possiamo ricavarlo dal cerchio e rappresenta la scaturigine della vita traslando, a guisa di labbro carnale, 1’infinita e primigenia meccanica della fertilità della Dea Madre.
La vescica è generata dall’incrocio di due circonferenze passanti l’una attraverso il centro dell’altra, tracciandone le diagonali e collegandone i vertici così evidenziati con linee rette, si ottiene un rombo, formato da due triangoli equilateri sovrapposti. I lati di questi triangoli sono eguali in lunghezza al raggio del cerchio di partenza. Dal triangolo equilatero possono facilmente essere derivati 1’esagono e 1’icosaedro, in quanto 1’intera serie di solidi geometrici regolari, meglio conosciuti come Solidi Platonici, può essere generata da figure piane.
Ma c’è di più, perché triplicando il raggio che genera lo schema geometrico della vescica piscis, indicata poc’anzi, è possibile tracciare altre due circonferenze che di rimando ne originano una seconda, tanto più grande da inscrivere il disegno della precedente nella sua totalità.
In merito a queste osservazioni indichiamo due tra le opere architettoniche più note del passato: Castel del Monte e la piramide di Cheope. Entrambe le costruzioni sono state realizzate attraverso l’applicazione e lo sviluppo dei rapporti geometrici della vescica e questa cosa sott’intende un legame tra i due edifici che si pone oltre il semplice confronto formale.
La Dea Madre di ogni umanità ha partorito i suoi templi consacrando, con la sua presenza silenziosa, diversi luoghi sulla faccia del pianeta. Colei che non possiede altro Genere che il Principio si è adattata a far da cornice al Cristo di Chartre, si è infusa nella globalità dell’impianto del grande santuario di Karnak, nella sostanza progettuale del tempio di Tell el-Amarna, e si è disposta come un gioiello sul coperchio del pozzo di Chalice Well (3).
Dalla vescica piscis al pesce che diviene emblema del Cristo il passo è davvero molto breve: il pesce rappresenta la crescita e una rapida riproduzione e nel Talmud il Messia viene chiamato Dag che vuol dire appunto pesce.
Rileggendo i simboli che vennero associati al cristo, non si può non notare la corrispondenza polare di due tra questi segni-significanti: la vescica, già citata, e lo swastika, altro simbolo del Cristo nella duplice accezione di centrale e solare.

Posto un’ultima immagine del coperchio del pozzo, perchè da qui si vede bene la freccia (con la punta che fa da chiusura) rivolta verso il basso…

e questa è la fonte situata nel giardino del Chalice Well che ripropone la stessa simbologia

 

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Chalice Well, Avalon, Vesica Piscis

https://i1.wp.com/files.splinder.com/f7834a07f6acc926b16238d786e2777e.jpeg
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http://landedicarta.blogspot.com/2010/10/chalice-well.html

the chalice well

Eccovi adesso un post leggermente “enciclopedico”: vi parlerò (grazie alla brochure, che non ho buttato via:) di un posto ricco di atmosfera e di leggenda, visitato quest’estate a Glastonbury, in Inghilterra.
Il Chalice Well (Pozzo del Calice) è un luogo senza tempo, sacro ed eterno, ricco di leggenda, simbolismo e atmosfera. E’ un giardino che permette di rilassarsi e rigenerarsi in mezzo ai fiori, alla vegetazione, ai suoni lenitivi dell’acqua che scorre.
Quando si entra nei giardini di Chalice Well, passeggiando sul vialetto pavimentato con ciottoli, sotto gli archi di piante che si intrecciano intorno alla pergola di quercia, si può dimenticare per un attimo il trambusto del mondo circostante. Si seguono le tracce degli antichi, poiché questo luogo è meta di pellegrinaggi da millenni.

Il nome di questo luogo (così come quello della collina che sorge proprio nelle immediate vicinanze del giardino) è collegato alle leggende cristiane e arturiane che proliferano a Glastonbury. Secondo la leggenda, Giuseppe di Arimatea, prozio di Gesù, avrebbe portato ad Avalon il Calice dell’Ultima Cena (il famoso Santo Graal), e lo avrebbe depositato sotto la collina sacra, da dove è scaturita la sorgente sanguinante. Quindi, secondo la tradizione, il Calice è il recipiente che contiene l’essenza consacrata – e Chalice Well e i suoi giardini sono essi stessi un recipiente per l’elisir vivificante della terra madre, Gaia, sotto forma delle acque che sgorgano qui.

La sorgente di Chalice Well ha la sua origine naturale qui, proprio in un pozzo di pietra che si stima abbia oltre 800 anni.

Il coperchio del pozzo è fatto di quercia inglese, ed è sormontato da un simbolo in ferro battuto – detto “vescica piscis”, che ricorre in molte delle decorazioni dei giardini. Questo simbolo è molto antico: i due cerchi che si intrecciano sono universali, e rappresentano l’unione del cielo e della terra, dello spirito e della materia, del conscio e dell’inconscio, del maschile e del femminile. Le stesse proporzioni si ritrovano nel disegno delle antiche località sacre e nelle cattedrali medievali, e si riflettono a loro volta nelle armonie e nelle proporzioni trovate in natura.

L’acqua di Chalice Well è pura ed è ricca di ferro, tanto che la sua corrente lascia un colore rossiccio (per questo motivo è conosciuta anche come la sorgente sanguinante), sgorga a una temperatura costante di 11°, ha un sapore decisamente particolare ma è ritenuta estremamente curativa. Il potere curativo consiste nella forza sottile, vibrante, che rilascia quando emerge dal sottosuolo ed interagisce con le forze della terra, dell’aria e della luce in superficie. Molti visitatori hanno sentito che le energie della terra intorno a Glastonbury sono molto potenti, e la forza vitale del pianeta è spesso evidente in questi luoghi.


Nel giardino ci sono tre alberi sacri di spine (holy thorns) – secondo la leggenda, discenderebbero dall’albero originale che germogliò miracolosamente dal bastone pastorale di Giuseppe d’Arimatea durante la sua visita a Glastonbury. L’albero è molto speciale perché fiorisce durante i periodi più importanti del calendario cristiano, Natale e Pasqua.
(http://landedicarta.blogspot.com/2010/10/chalice-well.html)                                   ——————————————————-

 

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Chalice Well

     

  

                                     

           

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