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Articoli con tag ‘alchimia interiore’

Perceval, la ricerca del Graal ed il Re Pescatore (4)

 

l Graal, la coppa, la ferita, la misura, lo spazio,
la domanda e il ventre femminile…
Testo e Ricerca di Anna Pirera

Del Graal si è parlato forse più di ogni altro simbolo:
esso ha affascinato pittori, poeti, studiosi, maghi, cavalieri, uomini e donne in un modo o nell’altro coinvolti nelle molte vie della sua Cerca. Multiforme e molteplice, esso è un archetipo inesauribile, come inesauribile è il suo Dono.

Incantata dal suo potere, dalla sua infinita potenza simbolica, ho incontrato il Graal in molte forme sul mio cammino ed è stato il più delle volte, prima ancora di sapere come e perché, attivatore di guarigione per me e per le persone che nel lavoro con me lo hanno evocato.

Vorrei qui offrire in ringraziamento alcuni spunti riflessivi, alcune immagini o suggestioni,
che hanno trovato eco nella mia e nelle loro storie.

 

Nel segno della Coppa
In primo luogo, in primo piano, del Graal si impone al nostro sguardo la figura: splendida coppa,
contenitore, calice, il Graal è il segno e il simbolo del femminile dal tempo più antico e forse anche da prima,
da quel tempo prima del tempo da cui in seguito è sorto il nostro tempo storico.
Secondo alcuni, lo vedremo, il Graal porta a noi il suo mistero dalle ere più antiche, dai tempi della mitica Atlantide e dalle lontane civiltà che avrebbero preceduto l’era preistorica. O da ancora prima, dalle origini della manifestazione….

Coppa, ho detto, contenitore: il Graal, prima di essere calice, prima di ergersi, prima di entrare in relazione con la mano umana, era infatti la coppa, il calderone. E alle sue origini esso era forse luna crescente, puro segno del concavo, quell’apertura e contenimento in uno, origine e fine della vita, fonte eterna, luogo in cui ogni cosa, ogni vita, può trovare senso e riposo.
Come nelle coppelle, nelle concavità naturali delle pietre, così sacre, così semplici, così eterne.

Ventre della Dea, segno del Femminile Sacro, il calderone-coppa era nel tempo antico inesauribille sorgente di nutrimento, trasformazione e rigenerazione. E lo stesso ventre della Dea si manifestava nelle coppelle e nei pozzi, luoghi da sempre sacri, simboli della forza della vita convogliata al centro e riofferta al mondo.

L’acqua piovana, primo contenuto del graal-coppa, si raccoglie nelle coppelle scavate nella pietra e diventa sacra espressione della fertiltà della terra, acqua nel grembo della Madre, potenza di guarigione, nettare, lacrime e latte dell’Antica Dea.
L’acqua sorgente dalla terra, l’acqua nei pozzi, era per gli antichi quell’acqua sacra che attraversa i mondi, che proviene dal cosidetto Altromondo, che muove dal ventre profondo della Madre per affiorare nel nostro mondo a dissetare Vita.

Di questa connessione profonda fra acqua e terra il Graal sarà sempre portatore, nella relazione di forma – terra e contenuto acqua, anche quando essa sarà l’acqua-luce della fonte spirituale.

Il Graal e la sua Cerca

Il Graal come lo conosciamo oggi fa la sua comparsa nella letteratura europea intorno al 1200, negli scritti di Chretién de Troyes, ritenuti da molti una trascrizione di ben più antichi racconti e leggende.
Nel cosidetto Ciclo Bretone, un gruppo di testi apparsi negli stessi anni, esso prende corpo e diventa un fulcro attorno a cui ruotano le vicende dei molti, un fulcro luminoso, misterioso e inafferrabile.

Esso è l’oggetto della Cerca, la ricerca, lo scopo che muove. Il Graal e il Re Pescatore, il Re ferito presso cui il Graal dimora, restano sostanzialmente immutati nei numerosi romanzi del ciclo (anche se, lo vedremo, il Graal diviene oggetto di una interpretazione cristiana del suo misterioso potere), mentre le vicende della Cerca si arricchiscono, i personaggi mutano, si moltiplicano, cambiano nomi e storie.

Cominciamo dunque il nostro viaggio nel mondo del Graal seguendo la storia narrata da Chretién nel Perceval:

Era il tempo in cui gli alberi fioriscono, gli arbusti si coprono di foglie, i prati verdeggiano,
gli uccelli cantano all’alba nel loro dolce linguaggio e tutte le cose si infiammano di gioia…

Come in ogni inizio, e il Graal è per essenza un inizio, siamo nel tempo in cui la vita rinasce, nel tempo della gioia.
La storia comincia dalla Terra, dal tempo della rinascita nella terra.
Fin da subito, è il femminile a trasmettere il senso della storia. Terra – pare – è un termine che in tutte le lingue è declinato al femminile.
E al punto di partenza troviamo, naturalmente, la madre nelle figura della mamma di Perceval, il protagonista.

Molta parte dei racconti del Graal ha a che vedere con il maschile, il femminile e la giusta relazione fra loro.
Se guardiamo all’antico simbolismo della coppa poco fa descritto, viene da chiedersi come dal femminile – la coppa – sia sorto il maschile – il calice, il Graal. E la vicenda narra anche di questo. E di come essi infine siano uno.

Perceval, l’eroe, lascia la madre e si mette in viaggio, è giovane e sprovveduto e dipende dai consigli di figure più anziane di lui, non avendo in sè altro che un barlume di consapevolezza, quella piccola luce che appunto lo muove al viaggio, all’andare verso il suo destino.
Dopo alcune vicende che lo vedono tra l’altro agire in un modo sciocco con una dama fino a comportarsi in modo insultante nei suoi confronti, incontrare l’Amore e allontanarsene troppo presto per poi perdersi lungo la via, Perceval giunge ad un fiume profondo. Al centro del fiume naviga una barca da cui un pescatore gli indica la strada per trovare la casa del Signore di quelle terre.
Giunto alla dimora, Peceval si trova alla corte del Re ferito, il Re Pescatore, e conversa con lui mentre il re è sdraiato sul suo letto, ferito alla coscia di una ferita da cui non guarisce. In quel mentre, Perceval assiste con stupore ad uno spettacolo straordinario:

… arrivò a corte un valletto con una lancia bianca.
Una goccia di sangue colava dalla punta fin sulla mano del valletto.
Il giovane rimase a bocca aperta a tale vista e si trattenne dal domandarne ragione…
A questo punto arrivarono altri due valletti, con in mano candelieri d’oro fino.
In ogni candeliere bruciavano dieci candele.
Una fanciulla entrò insieme a loro reggendo fra le mani una coppa.
Al suo apparire si diffuse una luce sì grande che le candele persero chiarore,
come le stelle quando si leva il sole.
Dietro di lei un’altra damigella recava un piatto d’argento.
La coppa era fatta dell’oro più puro ed era ricoperta dalle pietre più preziose.
Come la lancia era passata davanti al letto dove sedeva il vecchio signore,
così passarono le damigelle andando da una stanza all’altra.
Il giovane le vide passare, ma a nessuno osò domandare il significato di tutto ciò.
..

Per via della domanda non formulata, Perceval perde la sua occasione, si allontana dalla corte del Graal e non avrà modo di ritornarvi se non al termine di lunghi anni di sofferta ricerca.

Attorno alla coppa, il Graal, appaiono nell’episodio gli elementi ad esso strettamente connessi: la terra desolata, la ferita, la guarigione, la domanda, le due damigelle, la luce, l’oro e l’argento, il passare.
La terra del regno del re ferito è infatti una terra desolata, ci racconta la storia, una terra sterile.
Il re, il re pescatore, è ferito ad una coscia, una ferita che non può guarire come le altre solo nel tempo, una ferita spirituale, simbolo delle numerose ferite che ognuno di noi reca in sè, ferite che ci hanno allontanato dal flusso naturale dell’Amore che scorre in ogni vita.
E per tali ferite dell’Anima il Graal è Guarigione.
Ma la guarigione, per il re come per ognuno di noi, dipende da un passaggio essenziale, che sta nel porre La Domanda. Non può esservi guarigione se la domanda non viene posta.
Due damigelle, due fanciulle portano la Coppa d’oro e il Piatto d’argento.
Dalla Coppa, dal Graal si sprigiona una luce ultraterrena.
E, infine, il Graal si presenta come qualcosa che passa, una processione. Si viene a sapere poi che tale processione avviene ogni giorno. Come a dire: il Graal è sempre presente, l’incontro con lui ogni giorno possibile. E’ sempre oggi.

Erede del calderone, il Graal è guarigione in quanto potenza trasformativa, rigenerazione, rinnovamento.
Come ognuno di noi sa, ogni ferita, quando è ferita interiore, reca con sè dolore anche nelle nostre relazioni, nel nostro mondo. Se il re è ferito, la sua terra è desolata, sterile. La Guarigione interiore comporta dunque anche la guarigione del nostro regno, delle nostre relazioni, del nostro vivere nel mondo.

Nel Graal si congiungono elementi che riguardano la guarigione di ciascuno di noi singolarmente ed elementi che riguardano la guarigione della Terra Madre e della Vita nel senso più ampio. Il Graal ci parla delle connessione profonda fra la nostra guarigione individuale e la Guarigione collettiva della Terra. Ancora più fortemente, il Graal racconta l’essere una sola cosa la guarigione dell’uno e quella del mondo.

L’unità di guarigione individuale e guarigione della Terra era una cosa ben nota nel tempo più antico, nell’epoca neolitica e forse ancora da prima, ed era simbolicamente rappresentata dal Matrimonio Sacro del re con la sua terra, quel rito che sanciva il legame d’amore e la promessa che uniscono la Terra al suo Re. L’antico hyero-gamos greco nel mondo del Graal era celebrato fra il Re Cervo e la Sacerdotessa-Terra e rinnovava nel rito annuale questo patto.
In esso il Femminile divino si univa al Re offrendogli la Sovranità, quel Trono che nelle sue lontane origini altro non era se non il grembo della Dea.

Il legame fra la Terra ferita, il femminile, il calderone della rigenerazione e il Graal viene raccontato in alcune storie che possono essere considerate antefatti e precedenti delle vicende del Graal.

Il calderone di Bran nel Mabinogion.
Nella mitologia irlandese e nei testi più o meno coevi al Perceval raccolti nel Mabinogion – anch’essi elaborazione scritta di precedenti tradizioni orali – appaiono gli elementi della coppa-calderone e del piatto, entrambi associati ad un eroe di nome Bran.
Vi compare infatti, collegato a Bran, il “calderone della rinascita” con funzione rigenerativa: i guerrieri morti che vi vengono gettati al cader della notte, la mattina seguente risorgono. Nel calderone, ventre del femminile, la vita si rigenera, così come la vita vegetale rinnova la sua nascita in primavera dopo aver riposato nel ventre della Madre Terra durante il tempo invernale.
Bran possedeva secondo le leggende anche un piatto straordinario, tale che qualunque cibo si desiderasse, subito lo si otteneva.
Fonte di nutrimento e soddisfazione di ogni desiderio, esso svolgeva la funzione del femminile che nutre la vita e offre alimento all’anima come al corpo.

Le damigelle dei pozzi
Prima della storia narata da Chretién, si svolgono le vicende di uno scritto di poco posteriore al Perceval, giunto a noi col nome di “L’Elucidazione”. Una delle storie in esso narrrate è per noi il simbolo del ponte che dalle antiche coppelle e dalle acque sacre reca al Graal.
In esso si narra di un tempo di rovina, in cui la magia del femminile era violata e incompresa, e la terra desolata.

Il regno volse in rovina, la terra divenne secca e sterile tanto che non valeva più il prezzo di due noci.
Perdute erano le voci dei pozzi e delle damigelle che vi abitavano.
Esse svolgevano un tempo questo servizio, che se un viandante desiderava cibo e bevande
bastava che lasciasse la strada e cercasse uno di questi pozzi,
e immediatamente senza neppure dire che cosa gli piacesse se ne poteva disporre; bastava chiedere.
Infatti da uno di essi usciva una damigella, che più bella non si poteva immaginare,
recando in mano una coppa d’oro con dentro carne lardellata e pane,
mentre un’altra damigella portava una candida tovaglia e un vassoio d’oro con il cibo ch’egli aveva chiesto…
Tale splendida accoglienza si riceveva a quei pozzi…
e le damigelle con grazia e letizia servivano tutti coloro che ai pozzi venivano.

Anche qui la coppa e il piatto, e le damigelle in coppia, come nell’incantata processione.
Del femminile il numero è il due, come nelle raffigurazioni dell’antica Dea, quando il potere del due, il potere del doppio, era potere della generazione, della Madre-Figlia che perpetua la Vita come ci mostrano le raffigurazioni neolitiche.
E anche qui acqua e nutrimento, soddisfazione dei desideri e dei bisogni di ognuno, sgorgano dai pozzi – dai ventri – del femminile.
Di quei tempi perduti resta solo la nostalgia.
Resta Il ricordo di quando dal ventre della terra, dai pozzi, sorgevano le acque fertili a placare la sete e il cibo a placare la fame dei viandanti.
Resta Il ricordo della sacralità della fonte da cui sgorga il liquido del piacere, di cui le damigelle di indicibile bellezza sono il simbolo, da cui proveniva ogni vita e fertilità e gioia in tutto il regno.
Come nella Storia, è stata la violenza a generare la frattura:

Il re Amangons, crudele e vile di cuore, per primo infranse la consuetudine dei pozzi,
e molti altri poi fecero lo stesso seguendo l’esempio del re,
che aveva invece il compito di difendere le damigelle e tenerle sotto la sua protezione.
Il re violò una damigella privandola, col di lei duolo, della verginità, e la privò anche della coppa d’oro…
in cui si fece servire il cibo d’ora in avanti…
Ma da quel giorno la damigella non uscì più dal pozzo per servire chi là venisse a chiedere nutrimento,
e anche tutte le altre damigelle servirono il cibo senza più farsi scorgere.

E proprio perché molti altri uomini del re seguirono l’esempio del re, e poiché tutti i pozzi vennero violati,

Il regno cadde in tale desolazione che nessun albero metteva più le foglie.
Seccarono i prati ed i fiori, e i corsi d’acqua inaridirono.
E da allora nessuno potè più trovare la corte del Ricco Pescatore,
che era solito riempire la terra dello scintillio dell’oro e dell’argento…

Perdute sono dunque le voci dei pozzi, le voci dell’anima cui non viene più dato ascolto, le voci del femminile nel mondo come in ognuno di noi.
Perduto il rispetto dell’intimità sacra, perché dove vi era sorgente di vita, nettare e piacere, la violenza ha portato aridità, secchezza, sterilità

Quante volte l’aridità e la secchezza, di umidità e di piacere, ci parlano in una donna di una intimità violata? Troppo spesso, ahimé.
Quante volte l’aridità del cuore ci parla del femminile interiore violato, del sentire violato, anche nel maschile? Perché ogni volta che ha luogo una violenza, essa ferisce anche il feritore di una ferita che non può guarire.

La Guarigione e la domanda


Un punto molto importante nella storia del Graal è connesso al fatto che l’eroe deve porre La Domanda.
Come in ogni buona storia, anche nelle vicende del Graal un elemento resta aperto, ambiguo, inspiegato. Tale apertura, tale ambiguità, è connessa con la domanda. Il Graal, anche quando raggiunto, resta legato ad un elemento attivo, trasformativo della coscienza.

Se il racconto di Chretién è incompiuto – termina prima che la Cerca abbia fine, altri hanno offerto conclusioni alla vicenda del Graal, in cui l’eroe, Perceval, Parsifa, Galahad e gli altri nomi che egli prende nelle diverse versioni, giunge infine a ritrovare il Graal.
Ma il successo, sappiamo, dipende dal porre una domanda – non una domanda qualsiasi – la domanda che apre la soluzione.

In ogni storia di guarigione, così tanto dipende dal porre domande, dal coraggio di porre domande, dal coraggio di superare la vergogna (a Perceval era stato detto che non era conveniente porre domande) che il domandare comporta.

Il domandare nomina, addita e svela: la ferita del re, la goccia di sangue della lancia, il mistero, la luce ultraterrena. Occorre anche vedere la ferita, sapere che non cessa di sanguinare, prendere atto della terra desolata, rompere il muro dell’omertà – si direbbe oggi.
Anche il questo caso, in ognuno di noi c’è l’esperienza che la domanda – quando è la domanda giusta – porta con sè, in uno, la risoluzione.

E sulla Guarigione spirituale, sul Graal, la domanda, come ci è giunta, è ambigua, doppia, bifronte:

“Chi serve il Graal?”

Il mistero del Graal si connette al mistero su chi giunge a lui: è egli il servitore del Graal o colui che dal Graal viene servito, colui che da esso si abbevera?

Nell’identità di Guaritore e Guarito, di servitore e servito, il Graal ci conduce infine al centro del mistero della Guarigione, dove inizio e fine coincidono.

La Guarigione, la domanda e l’altro
E ‘importante il fattto che, come hanno sottolineato molti, il Graal ci pone di fronte al nostro rapporto con il Femmnile Sacro, da cui siamo nutrite e che nutriamo in noi e/o nel femminile intorno a noi.
La ferita porta con sè l’impossibilità di attingere alla fonte di nutrimento, così come nella terra sterile e desolata non scorre più l’acqua di vita. Abbiamo bisogno che un altro veda e domandi di tutto ciò. Lo sguardo dell’altro, che vede, e il suo dire, la domanda, riconnettono, liberano il re e la sua terra e il cibo dell’anima viene nuovamente offerto dalla fonte dell’abbondanza.

L’ingresso del Cristianesimo e le infinite interpretazioni
Un capitolo va dedicatao alle vicende simboliche del Graal con l’ingresso, avvenuto molto presto, del simbolismo cristiano nella sua storia.
Come molti sanno, il Graal venne inteso da Chretién in poi come il calice usato da Gesù nell’ultima cena, quello stesso in cui Giuseppe di Arimatea avrebbe poi raccolto il Suo sangue versato nella crocefissione. Il Graal diventa il Santo Graal. Il Sang Reel, il sangue Reale, il sangue di Cristo, che in francese si sovrappone al San Greel.
E Giuseppe di Arimatea stesso avrebbe portato con sé il Santo Calice nel suo viaggio dalla Palestina fino all’isola di Avalon, dove – dicono i racconti, ma non vi sono prove storiche – fondò il suo primo centro di diffusione del cristianesimo.
Dal punto di vista storico, è da segnalare peraltro che nei più di 1.000 anni trascorsi dal tempo di Gesù alle narrazioni del ciclo del Graal, non vi è praticamente traccia del Santo Calice nella letteratura cristiana. Esso scompare dopo i vangeli e riappare appunto nel 1.200.

In quell’epoca dunque la base originariamente pagana dei romanzi del Graal subì con l’ingresso del simbolismo cristiano una trasformazione il cui significato in realtà non è mai stato a fondo chiarito.
Quale reliquia misticamente collegata a Gesù, il Graal diede origine a una quantità di romanzi o lunghi poemi narrativi che, ancora oggi, accendono la fantasia. Nonostante la disapprovazione della Chiesa, questi romanzi fiorirono per quasi un secolo e diedero origine a un vero e proprio culto in un periodo contemporaneo alla massima espansione e potenza dell’Ordine dei Templari.
Dopo una pausa di un paio di secoli, le vicende del Graal divennero nuovamente oggetto di narrazione, nell’intrecciarsi del ciclo del Graal con il ciclo di Artù. Il Graal figura qui come l’oggetto della cerca dei cavalieri della Tavola Rotonda

Il Graal diventa, come è consono alla sua essenza, fonte illimitata di ispirazione e continuerà nei secoli a dar luogo a interpretazioni, racconti e connessioni simboliche, inesauribile.
Abbastanza interessante per noi è il fatto che ogni linea interpretativa tende a presentare se stessa come detentrice dell’autentico ‘significato’ del Graal, quando non – direttamente – come detentrice del segreto luogo di custodia del Graal. Se rammentiamo la domanda, la risposta e la Guarigione, possiamo forse comprendere come ad ogni ‘domanda’ il Graal offra la sua ‘risposta’, fonte di guarigione e di senso. Dimenticando probabilmente che il Graal è in primo luogo esperienza, molti hanno creduto ahimé di poterlo trasmettere attraverso la sua interpretazione.

Diventando il calice di Gesù, il Graal viene ad essere compreso in connessione con figure maschili: non solo Gesu, ma anche colui che raccoglie il suo sangue, sono figure maschili. Ed entra in relazione, come dicevo all’inzio, con la mano che lo tiene. Un calice usato, nell’ultima cena, tenuto in mano da Gesù e dai suoi discepoli, e poi ancora tenuto in mano per raccogliere. Nel cristianesimo in effetti la compassione, sentimento femminile, è attribuita al Cristo.

Il filone cristiano porta anche con sè l’enfasi sui temi della Compassione e del Sangue che guarisce, temi antichissimi già connessi alla coppa-calderone. Accanto al calderone, la lancia e la sua goccia di sangue già portavano il legame fra i due sangui: il sangue della ferita, che scorre inarrestable, e quello della guarigione, il sangue della Passione-Compassione. Come in omeopatia, il simile guarisce il simile.

Ed è infine il sangue che – non va dimenticato – echeggia il sangue di Vita che scorre dal ventre della Dea

Come tale il Graal-Sangue Reale diventa in alcune interpretazioni moderne oggi assai famose – vedi il bestseller “Codice da Vinci” – la linea di sangue di Gesu, che alberga nel ventre di Maria Maddalena incinta. Una di quelle ‘storie parallele’ che dai Catari a oggi è scorsa nei secoli sul filo di testi più o meno esoterici.

Il Graal torna qui ad essere identificato col luogo del femminile, col mistero della vita che nel ventre della Maddalena si forma.

La Conoscenza
Alla Guarigione, al Nutrimento,
si associa nel simbolismo del Graal la Conoscenza, la Sapienza.

Forse erede dell’antica Sapienza
dei Misteri femminili, di cui le dame portatrici del Graal sono il segno, esso reca all’eroe quella
Conoscenza che non è di tipo intellettuale, quella Conoscenza
che è esperienza, iniziazione, illuminazione mistica, e come tale viene descritta e rappresentata da narratori e pittori.

Anche come fonte di conoscenza assoluta, il Graal dà luogo a innumerevoli interpretazioni nelle diverse tradizioni iniziatiche in cui si intrecciano trasformazione
alchemica e Rivelazione sapienziale.

In altri percorsi, viene assimilato alla Pietra Filosofale.

Da contenitore magico a misura
E concludiamo questo viaggio, con un salto di molti secoli, con la visone magico-esoterica che del Graal hanno oggi ricercatori spirituali che lavorano a cavallo fra antichissime tradizione e moderna esperienza, quali sono i damanhuriani. Il Graal è da loro considerato uno degli oggetti salvati dai tempi della mitica Atlantide:

“Se il ricettacolo, il crogiolo, il calderone è l’aspetto più noto del Graal, il Graal stesso non è un contenitore fisso, quanto piùttosto qualcosa che può passare da un contenitore all’altro non nel modo in cui passa un contenuto, ma pittosto in un modo simile a quello con cui l’anima passa da un corpo all’altro…
Questa Forza, questa energia esiste oggettivamente – anche se è un simbolo che anche un individuo può portare – e in certi momenti può essere “ospitata”. Moltissimi quesiti sono nati attorno alla magica figura del Graal, alla sua ubicazione, alla sua forma, alla sua funzione, ecc. Si è cercato di  scoprire se il Graal esista fisicamente, proprio come oggetto, o se la sua sia soltanto un’esistenza simbolica…
Il Graal esiste fisicamente anche se la sua forma è mutevole. E’ una una forza benefica enorme, una “macchina” raffinatissima dal punto di vista magico. L’oggetto il Graal, o meglio la forma, che abbiamo visto essere all’origine delle storie del Graal, è uno strumento particolarmente importante e quindi ha un notevole valore in magia. ..
La sua funzione è quella di essere l’archetipo dei contenitori di energia; praticamente è una misura fissa.
Il Graal è un contenitore, una particella misurabile di energia, quella che può dare a sua volta la misura; è un minimo comune denominatore. E’ come un metro ed è anche una chiave che consente di trasmutare un’energia in un’altra.
E’ un contenitore che rimane sempre pieno. Il Graal è quel qualcosa, dal quale bevendo, attingi sempre la stessa quantità di energia. Però, la sua dose è ben definita, è perfettamente definita.

Il minimo comun denominatore, la misura fissa, che allo stesso tempo è mutevole, l’archetipo dei contenitori che può essere ‘ospitato’ da diversi contenitori ci riporta ai temi da cui siamo partiti, al femminile archetipico. Al contenimento femminile, a quel contenere che, se ha la giusta ‘misura’, è fonte di nutrimento che non si esaurisce, è quella forza infinitamente benefica da cui viene la Guarigione. E ogni ventre, misura diversa in ogni donna, è unità di misura contenente che ospita la forza che genera la vita.

Si dice, a Damanhur, del Graal che sia una forza animata, che chiama e parla a chi gli è accanto, regalando quei sogni guaritori, profetici, ispirati, quei sogni-medicina che non si scordano, poi. Non saprei dire se sia stato quello, ma ricordo nelle sue vicinanze di aver fatto uno di quei sogni speciali.

E si dice, del Graal che, come tutte le creature che hanno un certo grado di evoluzione, sia dotato anche di un notevole umorismo. Anche quanto il Graal rappresenta, può dunque essere umoristico. Non si può escludere che possa appunto apparirvi per strada, ma potrebbe essere un gioco, un invogliare, un suggerire quanto possa essere recepito, niente di più.

Sta a chi lo incontra il far coincidere le misure, porre la domanda, attivare la cerca…

Testo e ricerca di Anna Pirera per http://www.ilcerchiodellaluna.it

Fonti di ispirazione:

Il Linguaggio della Dea, M. Gimbutas, Neri Pozza
Passaggio ad Avalon, J.S.Bolen Piemme
Guarire con il Graal, John Matthews, Amrita

e, online:
http://www.ynis-afallach-tuath.com/
http://www.damanuhr.com/

http://www.ilcerchiodellaluna.it/central_Simboli_graal.htm

Robert de Boron

Il Libro del Graal

Giuseppe di Arimatea, Merlino, Perceval
A cura di Francesco Zambon
2005, 2ª ediz., pp. 343
isbn: 9788845919879
Risvolto
Poche storie sono state tanto feconde di sviluppi e hanno lasciato un’impronta così profonda e duratura come quella del Graal, il recipiente con cui Gesù celebrò il sacramento eucaristico e nel quale Giuseppe di Arimatea, suo primo custode, avrebbe raccolto il sangue del Salvatore dopo la crocifissione. E tuttavia pochi hanno una diretta conoscenza del testo fondatore del mito, quel Libro del Graal che è anche, in assoluto, il più antico romanzo in prosa della letteratura francese. Nella trilogia narrativa che lo compone – databile ai primissimi anni del XIII secolo e almeno in parte basata su alcuni poemi, giunti a noi frammentariamente, del borgognone Robert de Boron –, la vicenda del Graal assume il carattere di una vera e propria Storia della Salvezza, di cui sono protagonisti i membri di una stirpe eletta da Dio che si trasmette, insieme al sacro calice, una rivelazione esoterica riguardante i misteri più alti della fede. La reliquia verrà poi trasferita in Gran Bretagna, dove sarà al centro delle avventure dei cavalieri della Tavola Rotonda – e qui si staglierà la figura di Merlino, profeta del Graal e guida di re Artù –, per essere infine consegnata al suo terzo e ultimo custode, Perceval. La visionaria «teologia della storia» costruita da Robert de Boron resterà alla base dei vasti cicli romanzeschi composti successivamente – ma forse nessuno di questi attinge la densità simbolica e religiosa del Libro del Graal, che al tempo stesso incanta con una varietà di toni narrativi di sorprendente ricchezza.
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Drago e alchimia (magnus Opus)

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Drago e alchimia (magnus Opus)

“La Grande Opera è il lavoro alchemico in cui l’uomo si innalza fino a congiugersi con Dio.
Tale lavoro è strutturato in 3 fasi principali: nigredo, albedo e rubedo e tradizionalmente inizia nel segno dell’Ariete… simbolismo riportato nel cristianesimo con l’Agnello o il buon pastore che porta l’agnello sulle spalle…. quindi in questi giorni di inizio primavera.
I 12 segni zodiacali indicano altrettanti passi nel lavoro alchemico.

Questo lavoro è conosciuto come Magnus Opus ed ha come fondamento il lavoro sulle energie del corpo ed in particolare sull’energia del drago: la kundalini.
Il drago giace addormentato alla base della spina dorsale, viene risvegliato attraverso tecniche opportune e quindi inizia ad ascendere lungo la colonna.
33 sono gli anni di Cristo e 33 sono le 33 vertebre della colonna…

Durante il processo possiamo fare riferimento anche ai 7 pianeti che sono connessi ai 7 chakra o alle 7 chiese dell’Apocalisse. Oppure ai 7 metalli della trasmutazione alchemica da piombo in oro…
Piombo –> Ferro –> Stagno –> Rame –> Mercurio –> Argento –> Oro
Quando il drago ascende incontra ognuna di queste sfere attivandola.”

 

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