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Archivio per la categoria ‘Sciamanismo’

Campane Tibetane (2)

 

tibet

http://www.visionealchemica.com/campane-tibetane/

Le Campane Tibetane sono costruite con una lega di sette metalli che corrispondono ai sette pianeti. Sono strumenti musicali particolarissimi, la cui proprietà è di produrre suoni in armonia con le vibrazioni delle sfere celesti. Vengono utilizzate anche nei centri spirituali dell’Occidente, per sintonizzarsi con le armoniche celesti e vibrare dell’energia cosmica, per meditare e accompagnare l’introspezione.

Campana Tibetana è una tipica campana statica o a terra. A differenza delle campane tradizionali non viene infatti appesa capovolta e il batocchio non è interno e a pendolo, ma manuale e esterno (la campana viene suonata sfregando il batocchio sul bordo esterno). Il suono di questi strumenti una lunga vibrazione poliarmonica. Questa caratteristica le ha rese molto usate per fini religiosi, riti e meditazioni, visto l’effetto psicotropo che il suono vibrante ha sulla mente umana.

Le Campane tibetane sono originarie di Tibet, Nepal, India, da cui il nome appunto, ma sono presenti e costruita anche in Cina, Giappone e Corea; quelle tibetane però restano le più ricercate per qualità e manifattura.

Le campane tibetane (singing bowls, letteralmente: ciotole che cantano) sono un antichissimo strumento musicale utilizzato nella pratica religiosa buddista per riprodurre il suono dell’OM originario e dunque fungono da supporto alla meditazione e alla preghiera

Attualmente le campane tibetane vengono utilizzate oltre che nella pratica religiosa dei monasteri buddisti, nella pratica dello yoga, nella musicoterapia e nella meditazione individuale. Si tratta di strumenti antichissimi originari del Tibet e poi largamente diffusi in India, Bhutan, Giappone, Corea, Nepal e Cina. Le ciotole sono forgiate in una lega di 7 metalli (quelle d’antiquariato includono spesso oro, argento, rame, zinco, ferro e nichel) ed è proprio la composizione della lega e l’armoniosa proporzione della forma che permettono, attraverso lo scorrere sul bordo esterno di un apposito batacchio di legno, di far propagare una profonda vibrazione sonora. Le vibrazioni che le campane tibetane producono, variano d’intensità a seconda della grandezza e dello spessore della ciotola. Le ciotole possono essere decorate con incisioni nella parte esterna, nella parte interna e sul fondo. Le più antiche sono decorate con disegni astratti mentre quelle prodotte attualmente spesso presentano decorazioni figurative come mandala o immagini del Buddha.

La bellezza estrinseca dell’oggetto e il profondo significato simbolico hanno fatto sì che le campane tibetane diventassero un oggetto molto ricercato dai collezionisti e dai semplici cultori del bello. Lo scorrere dell’energia all’interno del corpo fisico è regolato dal buon funzionamento dei sette chakra principali. Questi centri vitali necessitano di essere rigenerati e riequilibrati ogni qualvolta il nostro stato fisico e psicologico si debilita, segno della presenza di impurità energetiche nel flusso dei chakra. Esistono diverse metodologie per rigenerare i chakra tra le quali la meditazione, l’uso di cristalli e pietre e l’uso delle campane tibetane. Esse sono degli oggetti particolari e di difficile reperibilità che riproducono il suono dell’ OM originario. OM è il mantra originario, il mantra della Creazione, che racchiude in se tutta l’energia dell’universo. Il suo suono è molto breve, composto dalle vocali A, E ed U e dalla lettera M, simboli della Trinità Divina. Le campane tibetane riproducono la vibrazione di questo suono attraverso l’uso di un batacchio con il quale si esercita un colpo sul bordo esterno della campana e se ne genera la vibrazione corrispondente facendo girare il batacchio attorno al bordo della campana. L’effetto è quello di riequilibrare il chakra per il quale si è utilizzato.

Le Campane Tibetane producono quindi suoni in armonia con le vibrazioni delle sfere celesti e trasmettono queste vibrazioni a chi le suona o anche semplicemente le ascolta. Questo fenomeno si chiama, in termini tecnici, “concordanza di fase” ed è lo stesso che mettere due pendoli uno accanto all’altro: dopo un certo periodo di tempo iniziano a seguire lo stesso ritmo, come due onde che tendono a unirsi e a vibrare all’unisono. Grazie a questo fenomeno, quando si percuote una campana tibetana si creano delle forti vibrazioni che si propagano lungo il braccio (se la campana viene tenuta sul palmo della mano) o lungo punto in cui è appoggiata la campana stessa (nel caso ad esempio in cui venga appoggiata sui chakra), massaggiandolo in profondità. Si viene così a creare una concordanza di fase fra la campana e la persona che vi è a contatto producendo di solito uno stato di profonda quiete interiore ed esteriore che può andare ben al di là del semplice rilassamento, fino a raggiungere le onde teta e delta degli stati meditativi più profondi.

Interessante è anche il lavoro di collegamento tra i sette centri energetici – chakra – con i sette Pianeti del sistema solare che viene creato dalla vibrazione dei sette metalli con cui sono fatte le campane tibetane. Il corpo umano è un insieme di vibrazioni e onde, e se gli organi sono sani, vibrano alla giusta frequenza, mentre quelli ammalati hanno una frequenza disturbata. Le vibrazioni delle campane tibetane richiamano la frequenza armoniosa originale e stimolano così il corpo che entra in sintonia con la sua frequenza ritrovando autonomamente le proprie frequenze armoniose. Un altro modo di lavorare con le campane tibetane è quello di tenere la ciotola nella mano sinistra appoggiandola sulla punta delle 5 dita. Fisicamente questa impugnatura consente la massima vibrazione della campana, ma da un punto di vista simbolico rappresenta una energia femminile yin di contenimento (la ciotola) sostenuta dalle 5 “buddhità”, poiché ogni dito rappresenta una forma di manifestazione del Buddha.

Compare inoltre la simbologia del cosmo, rappresentato dai 7 metalli che costituiscono la ciotola e che portano la vibrazione dei 7 pianeti che regolano la vita manifesta. Il loro utilizzo consente all’operatore che ne conosca le corrette modalità di impiego, di creare una bolla energetica intorno a sé all’interno della quale eseguire il rituale con una adeguata protezione e una maggiore efficacia nell’indirizzare le energie sottili in gioco. Occorre quindi portare la ciotola all’altezza del plesso cardiaco (chakra del cuore) e suonarla con il batacchio nella mano destra, rigorosamente in senso orario. Questa posizione correla l’energia sonora creatrice della campana all’energia del cuore; accompagnati dal suono che si propaga sempre più intensamente, si visualizza quindi la bolla di energia che avvolge l’operatore e si allarga fino a delimitare lo spazio rituale che a questo punto è pronto ad accogliere le energie che verranno attivate dal successivo rituale.

Fonte: http://www.amadeux.net
Fonte Immagine: http://www.salutoalsole.forumfree.it

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http://risvegliodiunadea.altervista.org/?p=5664

Secondo la Tradizione indiana il cosmo ha avuto origine dal suono che è una forma di energia molto potente. Il suono originario è l’OM, il suono sacro primario ed il primo movimento vibrazionale da dove veniamo ed al quale ritorneremo.
Perciò la musica che è in grado di risvegliare la coscienza del sé con le vibrazioni sonore primordiali è considerata sacra ed in particolare quella delle campane tibetane ci fa entrare in contatto con la parte più profonda di noi stessi favorendo uno stato di benessere e di meditazione, permettendoci di ritrovare quella sensazione di unità tra corpo e spirito che ci appartiene ma che spesso dimentichiamo.
Le campane tibetane riproducendo la vibrazione sonora originaria dell’OM ci permettono di affrontare il tema degli effetti del suono sulla mente, sul corpo e sullo spirito dato che il modo più semplice di comunicare della materia cellulare vivente è tramite le vibrazioni sonore.
Cercherò ora di illustrare i fenomeni connessi all’utilizzo delle campane tibetane dal punto di vista storico, simbolico, terapeutico e conoscitivo.

Cenni storici

Le campane tibetane (“singing bowls”), sono strumenti sonori diffusi soprattutto in Tibet, in Nepal, ma anche in India , Giappone e Cina. La loro origine risale probabilmente a circa 3000 anni fa, cioè in un periodo  precedente al Buddismo. Secondo la tradizione, in quel periodo in Asia si praticava una forma di culto animistico chiamata Bon. Questa particolare forma di sciamanesimo attribuiva al suono delle campane, ma anche di altri strumenti come cimbali (ting-sha) e gong, un grande potere di guarigione, e la capacità di avvicinare l’uomo alla divinità.
Anticamente si narra che le campane venissero prodotte durante determinati periodi dell’anno ed in corrispondenza di fasi lunari adeguate, in concomitanza a pratiche legate al culto del fuoco. Si dice che venissero recitati dei mantra durante la forgiatura per decidere lo specifico potere ed uso della campana. Si narra di Campane tibetane mitiche, antichissime, venerate da tutti i monaci del Tibet. I monasteri che le custodivano erano meta di pellegrinaggio da parte di monaci e fedeli laici che desideravano ricevere beneficio ed illuminazione dall’ascolto del loro suono.
Le campane tibetane cominciarono a diffondersi in Occidente negli anni ‘50, dopo l’occupazione del Tibet da parte della Cina. In seguito all’occupazione cinese, molti monaci fuggirono dal Tibet. Quando in  Europa cominciarono a diffondersi i monasteri le campane furono adoperate per le pratiche religiose. Da quel momento le campane  furono impiegate anche per il loro potere curativo nella suonoterapia.

Una campana tibetana con il suo batacchio.

Le campane tibetane

Sono formate con una lega derivante dalla fusione di sette metalli che corrispondono simbolicamente a ciascuno ai sette pianeti del sistema solare ed il loro suono è in grado di armonizzare i sette centri energetici – chakra – a seconda della nota prevalente e delle sue armoniche. Il suono caratteristico di ciascuna campana  varia in base alla proporzione dei componenti della lega, alla forma ed allo spessore; e viene provocato da un batacchio di legno con il quale si possono esercitare dei rintocchi o una vibrazione sonora continua facendolo girare lungo il bordo della campana. Sebbene ciascuna campana tibetana emetta una o 2 note prevalenti, esse riproducono la vibrazione dell’OM (il mantra originario) che si è propagato al momento della nascita dell’universo.
Secondo la simbologia cosmica le relazioni tra i 7 metalli ed i pianeti è la seguente:

Le Campane Tibetane producono quindi suoni in armonia con le vibrazioni delle sfere celesti, e trasmettono queste vibrazioni a chi le suona o anche semplicemente le ascolta. Questo fenomeno si chiama, in termini tecnici, “concordanza di fase” e si ottiene quando due onde tendono ad unirsi e a vibrare all’unisono. Grazie a questo fenomeno, quando si percuote una campana tibetana si creano delle forti vibrazioni che si propagano lungo il braccio (se la campana viene tenuta sul palmo della mano) o lungo il punto di appoggio della campana stessa (nel caso ad esempio in cui venga appoggiata sui chakra), massaggiandolo in profondità. Si viene così a creare una concordanza di fase fra la campana e la persona che vi è a contatto (biorisonanza) producendo di solito uno stato di profonda quiete interiore ed esteriore che può andare anche al di là del semplice rilassamento.

Il corpo umano è un insieme di vibrazioni e onde, e se gli organi sono sani, vibrano alla giusta frequenza, mentre quelli ammalati hanno una frequenza disturbata. Le vibrazioni delle campane tibetane richiamano la frequenza armoniosa originale e stimolano così il corpo che entra in sintonia con la sua frequenza ritrovando autonomamente le proprie frequenze armoniose.
Un altro modo di adoperare le campane tibetane è quello di tenere la ciotola nella mano sinistra appoggiandola sulla punta delle 5 dita. Fisicamente questa impugnatura consente la massima vibrazione della campana, e da un punto di vista simbolico rappresenta una energia femminile yin di contenimento (la ciotola) sostenuta dalle 5 “buddhità” (le dita), poiché ogni dito rappresenta una forma di manifestazione del Buddha.

 

Le sette note musicali prodotte dalle sette campane tibetane possono riequilibrare i  7 chakra corrispondenti.

Suonoterapia con le campane tibetane

Secondo la medicina tradizionale ogni malattia nasce da una disarmonia fra il corpo e lo spirito (mente), come ad esempio nel caso di traumi fisici e morali che rompono l’equilibrio psico-fisico.
Infatti,  il corpo umano è pervaso di onde di energia che si propagano tra gli organi e che fanno vibrare l’organismo come uno strumento musicale. Se le frequenze delle vibrazioni si distorcono  in alcune regioni corporee a causa di disturbi psico-fisici si determinano degli accumuli e blocchi energetici; le campane possono riportare in armonia l’organismo riequilibrando i chakra corrispondenti perché producono un campo vibrazionale armonico che entra in risonanza con il nostro corpo riarmonizzandolo.  Per i suoi effetti benefici il massaggio sonoro con le campane tibetane  (suono terapia) è sempre più adoperato e garantisce un rilassamento profondo e totale dell’organismo, in quanto, essendo il corpo umano composto in prevalenza di acqua, la vibrazione raggiunge ogni piccola parte del corpo, anche in profondità.
I principali vantaggi sulla salute mediante il massaggio sonoro sono: stimolare l’energia vitale, favorire il rilassamento, combattere l’insonnia, migliorare la concentrazione, sincronizzare gli emisferi cerebrali, migliorare la respirazione.
Queste considerazioni sulla suonoterapia ci permettono di comprendere meglio quanto sia importante l’effetto dell’ambiente sonoro in cui viviamo abitualmente.
Infatti ogni giorno nella nostra vita siamo soggetti a dei veri e propri bagni sonori, spesso deleteri, come quando siamo immersi nel traffico o in metropolitana, ed è per questo che bisogna fare attenzione alla propria “dieta sonora”, cercando di dedicare più tempo ai suoni benefici, come passare del tempo in mezzo alla natura, tra il canto degli uccelli, il suono delle onde del mare, il silenzio meditativo della montagna, ecc…

Le frequenze vibrazionali naturali

Lo studio delle frequenze vibrazionali ha portato ad alcune interessanti considerazioni.
Il nostro corpo nel suo stato più naturale e rilassato vibra ad una frequenza fondamentale che va dai 7,8 agli 8 cicli al secondo (Hertz); la Terra vibra anch’essa alla frequenza fondamentale di circa 8 cicli al secondo (la cosiddetta risonanza Schumann). Per tale ragione il nostro organismo e la Terra sono in sintonia vibrazionale e questa sintonia è ancora più evidente al livello del sistema nervoso quando si raggiunge lo stato meditativo di serena vigilanza durante il quale vengono emesse onde alfa con frequenza di circa 8 cicli al secondo. Anche le campane tibetane emettono onde alfa simili alle onde cerebrali con frequenze comprese tra gli 8 e i 12 Hertz, ed hanno una configurazione regolare e sincronizzata; ciò spiega il loro effetto riarmonizzante.
Per comprendere meglio il fenomeno si consideri che le onde cerebrali possono emettere quattro frequenze distinte ognuna delle quali corrisponde a determinati stati di coscienza:
onde beta: sono prodotte dal cervello in stato di veglia;
onde alfa: sono prodotte dal cervello in stato di calma e meditazione;
onde teta: corrispondono allo stato di dormiveglia o sonno leggero;
onde delta: sono associate al sonno profondo.
Da questa suddivisione appare chiaro che l’emissione di onde alfa (con frequenze dagli 8 ai 12 Herz) da parte delle campane tibetane è in grado di favorire lo stato di coscienza che conduce alla calma ed alla meditazione.

La danza dell’acqua

 

Una miriade di goccioline si generano durante la risonanza di una campana tibetana contenete dell’acqua.

Un fenomeno degno di nota che riguarda le campane tibetane è quello che si verifica quando si pone dell’acqua dentro di esse e si fanno risuonare.
Le vibrazioni fanno increspare l’acqua che zampilla in centinaia di goccioline che corrono sospese sulla superficie in un’incredibile danza.
Nel 1831 la fisica di Michael Faraday dimostrò che quando un fluido orizzontale viene fatto vibrare in senso verticale la sua superficie rimane piatta fino a un valore limite dell’accelerazione: a quel punto sulla superficie si formano delle onde che oscillano con una frequenza pari a metà della frequenza incidente.  Man mano che aumenta la forza impressa, cioè man mano che aumentiamo la velocità con cui facciamo girare il batacchio sul bordo della campana tibetana, si originano onde di forme più complesse. Infine le onde diventano non quantificabili, la superficie si rompe e si formano delle goccioline che rimbalzano, rotolano e scivolano sulla superficie. Gli scienziati le chiamano walker drops, “gocce camminatrici”.
Affinché le goccioline camminatrici permangano devono rimbalzare a una determinata frequenza, pari alla metà della frequenza dell’accelerazione impressa cosicché entrino in risonanza con le onde sulla superficie dell’acqua. Inoltre l’acqua deve trovarsi in una condizione molto vicina al valore limite dell’accelerazione stabilito da Faraday in modo che le onde più ampie e lunghe interagiscano con le goccioline che cadono. Ogni gocciolina rimbalza sul fianco dell’onda che si è creata al precedente rimbalzo e riceve un impulso in una direzione specifica lungo la quale procede a velocità costante.
Perciò queste goccioline camminatrici presentano sia un comportamento da particella che un comportamento da onda; questo doppio comportamento corpuscolare-ondulatorio è tipico delle particelle subatomiche descritte dalla meccanica quantistica e riflette la visione buddista del modo fenomenico. Si chiedono, allora, i ricercatori se da queste antiche campane per la meditazione possano emergere importanti considerazioni riguardanti la moderna fisica che, secondo i monaci, si sta sempre più avvicinando alla conoscenza tradizionale buddista ed induista.

Particolare in cui si notano alcune goccioline sferiche generate dalla vibrazione di una campana tibetana.

Riassumendo, le campane tibetane costituiscono una pratica alchemica ancestrale che viene oggi riosservata ed analizzata anche al livello scientifico, permettendo così una compenetrazione unificatrice tra la conoscenza “antica” e quella “moderna”.

Uno studio di acustica e fluidodinamica analizza il suono e le vibrazioni della coppa di metallo e della superficie dell’acqua in una campana tibetana e scopre come rispondono a determinate frequenze.

 

È un suono profondo e vibrante che incanta anche i profani, e ancora di più incantano gli straordinari zampilli che si creano se la ciotola è riempita d’acqua e si fa scorrere un batacchio di legno lungo il suo bordo: le vibrazioni fanno increspare l’acqua che zampilla in centinaia di goccioline che corrono sospese sulla superficie in un’incredibile danza.

Non è facile spiegare con la fisica questi fenomeni. Ci hanno provato Denis Terwagne dell’Università di Liegi e John W. M. Bush del Dipartimento di Matematica del MIT di Boston. Il loro lavoro è pubblicato sulla rivista Nonlinearity.

Hanno cominciato con riprendere la fisica di Michael Faraday che nel 1831 dimostrò che quando un fluido orizzontale viene fatto vibrare in senso verticale la sua superficie rimane piatta fino a un valore limite dell’accelerazione: a quel punto sulla superficie si formano delle onde che oscillano con una frequenza pari a metà della frequenza incidente.  Man mano che aumenta la forza impressa, cioè man mano che aumentiamo la velocità con cui facciamo girare il batacchio sul bordo della campana tibetana, si originano onde di forme più complesse. Infine le onde diventano caotiche, la superficie si rompe e si formano delle goccioline che rimbalzano, rotolano e scivolano sulla superficie. Gli scienziati le chiamano walker, “camminatrici”.

Affinché le goccioline camminatrici permangano devono rimbalzare a una determinata frequenza, pari alla metà della frequenza dell’accelerazione impressa cosicché entrino in risonanza con le onde sulla superficie dell’acqua. Inoltre l’acqua deve trovarsi in una condizione molto vicina al valore limite dell’accelerazione stabilito da Faraday in modo che le onde più ampie e lunghe interagiscano con le goccioline che cadono. Ogni gocciolina rimbalza sul fianco dell’onda che si è creata al precedente rimbalzo e riceve un impulso in una direzione specifica lungo la quale procede a velocità costante.

Queste goccioline camminatrici presentano sia un comportamento da particella che un comportamento da onda; questo doppio comportamento corpuscolare-ondulatorio è tipico delle particelle submicroscopiche descritte dalla meccanica quantistica. Si chiedono, allora, i ricercatori se da queste antiche campane per la meditazione possa emergere la moderna fisica.

Fonti bibliografiche:
http://www.ilcuoredellecose.com/department/92/Campane-Tibetane-effetti-sull’uomo.html
http://oggiscienza.wordpress.com/2011/07/19/i-segreti-delle-campane-tibetane/
http://www.karmashop.it/asp/asp/ec_campanetibetane.asp
http://utenti.multimania.it/ayurvedalily/photoalbum2.html
http://www.agnesedonini.it/index.php?option=com_content&task=view&id=9&Itemid=49
http://chakra.altervista.org/Campane_Tibetane.htm
http://www.anjali.it/singing_bowls_9.html

http://www.taianokai.org/?page_id=2023

 http://oggiscienza.wordpress.com/2011/07/19/i-segreti-delle-campane-tibetane/

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Link utili

http://risvegliodiunadea.altervista.org/?p=5664 xxx

 

Secondo la tradizione, in quel periodo in Asia si praticava una forma di culto animistico chiamata Bon. Questa particolare forma di sciamanesimo attribuiva al suono delle campane, ma anche di altri strumenti come cimbali (ting-sha) e gong, un grande potere di guarigione, e la capacità di avvicinare l’uomo alla divinità.

http://www.ilcielodinut.it/campane-tibetane-energizzare-acqua.html energizzare acqua

http://www.aurauniversalmente.com/it/attivita/campane-tibetane/

http://tracieloeterra.biz/it/content/16-campana-tibetana-come-si-suona

http://www.statue-buddha.com/campanetibetane/come-suonare-una-campana/index.html

http://ottavanota.wordpress.com/incontri-con-le-campane-tibetane/

http://www.iobenessere.it/campane-tibetane/

http://www.alberosacro.org/campanetibetane.htm

http://xmx.forumcommunity.net/?t=5365943

http://www.visionealchemica.com/campane-tibetane/

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Campane tibetane

La campana tibetana “va impugnata nella mano sinistra tenendo a contatto con essa tutte e cinque le punte delle dita; in questo modo consentirete alla campana la massima vibrazione fisica e da un punto di vista zen rappresenta l’energia femminile Yin (campana) sostenuta dalle cinque “buddhità”, manifestazioni del Buddha; i sette metalli rappresentano invece i pianeti e quindi il cielo (yang)”.

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La campana tibetana “consente all’operatore che ne conosca le corrette modalità di impiego, di creare una bolla energetica intorno a sé all’interno della quale eseguire il rituale con una adeguata protezione e una maggiore efficacia nell’indirizzare le energie sottili in gioco.Occorre quindi portare la ciotola all’altezza del plesso cardiaco (chakra del cuore) e suonarla con il batacchio nella mano destra, rigorosamente in senso orario. Questa posizione correla l’energia sonora creatrice della campana all’energia del cuore;accompagnati dal suono che si propaga sempre più intensamente, si visualizza quindi la bolla di energia che avvolge l’operatore e si allarga fino a delimitare lo spazio rituale che a questo punto è pronto ad accogliere le energie che verranno attivate dal successivo rituale.”
Foto: La campana tibetana "consente all'operatore che ne conosca le corrette modalità di impiego, di creare una bolla energetica intorno a sé all'interno della quale eseguire il rituale con una adeguata protezione e una maggiore efficacia nell'indirizzare le energie sottili in gioco.Occorre quindi portare la ciotola all'altezza del plesso cardiaco (chakra del cuore) e suonarla con il batacchio nella mano destra, rigorosamente in senso orario. Questa posizione correla l'energia sonora creatrice della campana all'energia del cuore;accompagnati dal suono che si propaga sempre più intensamente, si visualizza quindi la bolla di energia che avvolge l'operatore e si allarga fino a delimitare lo spazio rituale che a questo punto è pronto ad accogliere le energie che verranno attivate dal successivo rituale."
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Castaneda (La ruota del tempo) estratto

Un guerriero pensa alla propria morte quando le cose si fanno nebulose.

aquilaazzurro

L’idea della morte è la sola in grado di temprare il nostro spirito.

Un uomo comune vince o perde e, a seconda dei casi, si fa persecutore o vittima. Queste due condizioni hanno ragione di esistere finchè un uomo non vede.. Il vedere disperde ogni illusione di vittoria, sconfitta o sofferenza.

Gli uomini non capiscono quasi mai che è possibile tagliare fuori qualsiasi cosa dalla propria vita, in qualunque momento, con un battito di ciglia

Un guerriero non ha bisogno di una storia personale. Un giorno scopre che non gli è più necessaria, e la abbandona

Finchè si considera la cosa più importante del mondo, un uomo è incapace di apprezzare nel giusto modo la realtà che lo circonda: è come un cavallo con i paraocchi; tutto ciò che vede è se stesso, separato dal resto.

Fin da quando nasciamo gli altri ci dicono che il mondo è in un determinato modo, e naturalmente noi non abbiamo altra scelta che accettare che il mondo sia come gli altri ci hanno detto che sia.

Poco importa come si è stati allevati: a determinare il comportamento è il potere personale. L’uomo è solo il compendio del suo potere personale, e tale compendio determina il modo in cui vive o muore.

La cosa più difficile al mondo è assumere lo stato d’animo del guerriero. Non serva a nulla provare tristezza, lamentarsi se sentirsi giustificati nel farlo. Credendo che gli altri ci stiano sempre facendo qualcosa. Nessuno fa niente a nessuno, tanto meno a un guerriero

Il guerriero è cacciatore: calcola ogni cosa. Questo è il controllo. Ma una volta fatti i suoi calcoli, agisce a lascia andare. Questo è l’abbandono. Un guerriero non è una foglia in balia del vento. Nessuno può costringerlo: nessuno può forzarlo ad agire contro la sua volontà o contro il suo giudizio. Un guerriero è sintonizzato per sopravvivere, e sopravvive nel modo migliore.

aquilamuso

La sicurezza del guerriero non è quella dell’uomo comune: l’uomo comune cerca la certezza negli occhi di chi guarda e la chiama sicurezza del sé; il guerriero cerca l’impeccabilità nei propri occhi e la chiama umiltà. L’uomo comune dipende dai suoi simili, mentre il guerriero dipende solo dall’infinito.

Cambiare l’idea che abbiamo del mondo è il punto cruciale dello sciamanesimo. E far tacere il dialogo interiore è l’unico modo per riuscirci.

Un guerriero accetta il suo destino quale che sia, e lo fa in perfetta umiltà. Accetta in umiltà quello che è, non come motivo di rammarico ma come una sfida vivente.

Un guerriero si considera già morto e quindi non ha nulla da perdere. Il peggio gli è già accaduto, e lui è lucido e calmo: giudicandolo dalle sue azioni e dalle sue parole, sarebbe impossibile sospettare che ha già visto tutto.

Un guerriero non si abbandona alla morte. Essa deve combattere per averlo. Un guerriero non si consegna facilmente alla morte.

I guerrieri non si aggiudicano la vittoria battendo la testa contro i muri, ma oltrepassandoli. I guerrieri saltano al di là dei muri, non li demoliscono.

Un guerriero deve coltivare la percezione di avere tutto il necessario per quel bizzarro viaggio che è la vita.

Ciò che conta per un guerriero è essere vivo. La vita di per sé è sufficiente e completa e ha in sé la sua giustificazione. Di conseguenza si può dire, senza peccare di presunzione, che l’esperienza di tutte le esperienze è essere vivi.

La differenza fondamentale tra l’uomo comune e il guerriero è che il guerriero affronta tutto come una sfida, mentre l’uomo comune prende tutto come una benedizione o una sciagura.

Solo un guerriero può resistere sul sentiero del sapere. Un guerriero non rimpiange nulla né si lamenta di nulla. La sua vita è una sfida incessante, e le sfide non sono né buone né cattive: sono semplicemente sfide.

L’umo comune diventa consapevole solo quando pensa che dovrebbe farlo; la condizione del guerriero, invece, è di essere consapevole di tutto sempre.

Un guerriero non può lasciare nulla al caso. Influisce in modo determinante sugli eventi grazie alla forza della sua consapevolezza e del suo inflessibile intento.

Quando non si ha nulla da perdere, si diventa coraggiosi. Siamo pavidi solo quando abbiamo ancora qualcosa a cui aggrapparci.

L’unica libertà del guerriero consiste nel comportarsi in modo impeccabile.

L’impeccabilità non è soltanto libertà; è anche l’unica via per raddrizzare la forma umana.

Il nucleo del nostro essere è l’azione del percepire, e la magia del nostro essere è la consapevolezza. Percezione e consapevolezza sono in una sincronia inestricabile e perfetta.

I guerrieri considerano sempre il primo evento di una serie come la cianografia o la mappa di ciò che si svilupperà successivamente.

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Le azioni degli uomini non influenzano più il guerriero quando questi non nutre più aspettative di sorta. Una strana pace diventa la forza dominante della sua vita. Egli ha assimilato uno dei concetti su cui si fonda la via del guerriero: il distacco.

aquilaluce

Mi sono abbandonato al potere che governa il mio destino. E non mi aggrappo ad alcunchè, per non avere alcunchè da difendere.

Poichè non ho pensieri, vedrò.

Poichè non temo nulla, ricorderò me stesso.

Distaccato e a mio agio, sfreccerò oltre l’Aquila

per essere libero.

 

(La ruota del tempo, Castaneda)

Castaneda (Sciamanismo)

CARLOS CASTANEDA E I MONDI
ALTERNATIVI O PARALLELI AL NOSTRO

La raffinata arte del Sognare Lucido degli Sciamani Toltechi

Gli stregoni dell’antico Messico erano estremamente pragmatici, e per dare funzionalità ai movimenti del Punto d’assemblaggio elaborarono due complessi sistemi che costituiscono le basi dello Sciamanismo Tolteco: l’arte di sognare e l’arte dell’agguato. Attraverso l’arte di sognare si impara a muovere coscientemente il Punto d’assemblaggio in una nuova posizione, mentre l’arte dell’agguato mira a fissarlo nella posizione in cui esso sia stato spostato. Il sognare dei toltechi è facile e difficile nello stesso tempo: si inizia con l’intento di diventare coscienti, durante il sogno, del fatto che si sta sognando. Per ottenere questa consapevolezza, gli sciamani sono soliti servirsi di diversi espedienti, come ad esempio seguire coscientemente il momento in cui si addormentano, oppure ripetersi mentalmente con forza l’intento di osservare le proprie mani una volta iniziato il sogno. Dopo molto allenamento e, soprattutto, dopo aver accumulato sufficiente energia è possibile sperimentare ciò che in Occidente è stato chiamato “sogno lucido”, un sognare cosciente, nel quale si può agire e decidere esattamente come nella vita quotidiana, senza tuttavia essere vincolati agli stessi limiti (leggi della fisica). Contemporaneamente si è anche coscienti del fatto che il proprio corpo è steso sul letto e dorme.

Gli stregoni dell’antico Messico non si limitarono però a sperimentare dei semplici sogni lucidi: attraverso continui perfezionamenti arrivarono a sviluppare uno speciale tipo di attenzione, che permise loro di mantenere ferme ed osservare, intensamente e a volontà, le immagini del sogno. Questa particolare attenzione del sogno che viene chiamata da Castaneda anche seconda attenzione per distinguerla dalla normale attenzione quotidiana, divenne il presupposto per una delle scoperte più sconcertanti degli antichi toltechi: questi esploratori del sognare furono in grado di portare le tecniche del vedere all’interno dell’attenzione del sogno. Il vedere nel sogno gli permise fra l’altro di scoprire che la maggior parte delle loro esplorazioni oniriche avvenivano in “luoghi” fantasma, privi di una propria consistenza energetica, frutto solo della fantasia e della memoria. Quando uno sciamano vede nel sogno le immagini fantasma rimangono tali e quali, mentre ciò che è reale appare come un generatore di energia (si mostra cioè come costituito di fibre luminose).

CARLOS CASTANEDA E
LA REALTA’ DEGLI ESSERI INORGANICI

 

Un Universo Stratificato di Energia, mondi a strati come una cipolla

Nei sogni degli antichi stregoni apparivano spesso entità che sembravano emanare energia propria appena il sognatore li isolava dagli altri elementi del sogno e li faceva oggetto del suo vedere. Queste entità erano dotate di un proprio campo energetico che li distingueva dal resto dei particolari del sogno: erano quindi tanto reali quanto i sognatori che li stavano sognando.

Queste entità erano esploratori provenienti da altri mondi, che attraverso i canali aperti dai sogni cercavano di entrare in contatto con altre forme di vita. Si tratta di esseri dotati di consapevolezza, ma privi di un organismo materiale e che appartengono ad un mondo parallelo al nostro. Per questo vengono chiamati esseri inorganici.

Gli esseri inorganici hanno una struttura energetica molto diversa da quella umana. Come gli umani anche loro hanno nel loro corpo energetico una piccola fessura di dispersione energetica che in un’inesorabile conto alla rovescia li porta verso la morte. Solo che la loro fessura è infinitamente più piccola di quella umana. Ne consegue che secondo il nostro computo del tempo gli esseri inorganici possono vivere milioni di anni e, dunque sono dotati di una consapevolezza estremamente sviluppata.

Gli antichi stregoni videro una grossa opportunità conoscitiva nell’incontro con gli esseri inorganici e scesero a patti con loro: grazie al loro aiuto riuscirono a perfezionare le tecniche del sognare e persino a entrare fisicamente nel loro mondo spostando il Punto d’assemblaggio in modo tale da imitarne la struttura energetica.

«In un certo senso si può dire che divennero pure loro inorganici e quindi quasi immortali, ma a quale caro prezzo! Erano finiti in un mondo che poteva esaudire quasi tutti i loro desideri, eppure anche l’eternità, col passare dei secoli, può diventare una via di tortura. Molti di quegli stregoni stanno vivendo ancora oggi in quel mondo parallelo, dal quale però non hanno più via di uscita, giacché il loro proprio mondo è già da lungo tempo scomparso e dimenticato. Secondo don Juan, essi erano finiti in una trappola nel momento stesso in cui avevano accettato il patto con gli inorganici e, per così dire, avevano sottoscritto un accordo che era tanto vincolante e seducente quanto l’accordo alla base della nostra socializzazione, una convenzione che noi abbiamo imparato a prendere e a considerare come “l’unica vera realtà”. Fortunatamente non tutti caddero nella trappola. Alcuni degli antichi stregoni furono sufficientemente sobri da non perdere il controllo della situazione. Quel nuovo mondo in fondo non era che la conseguenza di una posizione del Punto d’assemblaggio, così come la nostra realtà, e l’interpretazione di esso null’altro che la percezione di un flusso di energia. Così decisero di muoversi oltre e scoprirono che c’erano moltissime altre posizioni che aprivano l’accesso ad altri mondi, ognuno dei quali tanto reale e vincolante come quello a noi familiare. Esplorarono questi nuovi mondi e constatarono che erano disposti come gli strati di una cipolla: ognuno adiacente all’altro. Ed il nostro mondo quotidiano non fa eccezione. Tutti questi universi, ovvero tutte queste posizioni del Punto d’assemblaggio, si dimostrano, per via della speciale energia che essi generano, particolarmente stabili e vincolanti, così che da alcuni di essi addirittura non esiste alcuna via di uscita. Don Juan racconta che intere schiere di stregoni erano scomparsi e mai più tornati dal loro viaggio, mentre altri avevano deciso coscientemente di cercare la loro fortuna in quei mondi e nessuno seppe mai che cosa trovarono.» (1)

Stregoni meno antichi, risalenti a circa 3.000 anni fa riconobbero tra di loro alcuni che erano dotati di una particolare e potente configurazione energetica: i Nagual.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

(1) Norbert Classen, Carlos Castaneda e i Guerrieri di don Juan

I NAGUAL E LA LORO ENERGIA
IL SOGNARE COLLETTIVO

La Potente Energia dei Nagual – Il Sognare Collettivo

Stregoni meno antichi, risalenti a circa 3.000 anni fa riconobbero tra di loro alcuni che erano dotati di una particolare e potente configurazione energetica: i Nagual. L’uovo luminoso di un uomo normale è suddiviso in due scomparti, quello di un Nagual invece in quattro. Questa struttura permette di immagazzinare molta energia e di controllare con efficacia non solo il proprio Punto d’unione, ma anche quello di altre persone. Quindi un Nagual è un uomo o una donna che può guidare altri stregoni.

«Sotto la direzione di questi uomini e donne particolari, fiorì nel Messico antico una cultura che non è stata mai veramente compresa dagli storici. Gli stregoni di quel tempo avevano portato le loro tecniche del sognare ad un punto tale di perfezione, che erano in grado, tramite le loro attenzioni del sogno accomunate in un solo sforzo, di proiettare copie di case o di intere città in altre dimensioni, per poi seguire essi stessi e fermarsi a vivere in quei mondi. Sognavano e creavano insieme un nuovo mondo. I templi di Teotihuacan nelle vicinanze di Città del Messico sono un esempio di ciò, e gli archeologi continuano ad interrogarsi sulle dimensioni e sugli scopi di queste costruzioni. La piramide del sole, ad esempio, ha una superficie di base molto più grande di quella dell’opera più monumentale del mondo antico, la famosa piramide egizia di Cheope, ed un altro quesito irrisolto riguarda la cosiddetta strada dei morti, così chiamata perché negli anfratti delle mura di questa cittadella, lunga più di un chilometro, furono trovati resti umani deformati. Improbabile che fossero vittime di combattimenti di guerra, giacché non furono rinvenuti altri indizi, come armi, che potessero supportare questa tesi. E dove poteva essere sparita la popolazione – così, senza lasciare alcuna traccia, a tal punto che gli storici a tutt’oggi non sanno nemmeno quale popolo ci vivesse. Secondo Castaneda Teotihuacan era una città degli antichi stregoni. I sognatori sarebbero stati appostati negli anfratti delle mura per tutta la lunghezza della strada della morte, con il compito di fissare nell’attenzione del sogno l’immagine della piramide della luna posta alla fine della strada.» (1)

Carlos riferisce:

«Ad un certo segnale, tutti fissavano con lo sguardo la piramide per memorizzarne le immagini, prese dalle diverse angolazioni per il Sognare. Alcuni per l’intensità dello sforzo, arsero bruciati dal “fuoco dal profondo”, anche se non completamente, e questo spiega i resti umani, che furono lasciati al loro posto perché si riteneva fossero pervasi da una forza misteriosa. Subito altri sognatori li sostituivano prendendone il posto di volta in volta.Il loro scopo era di arrivare a Sognare insieme la piramide in un altro luogo, e quindi di concretizzarne e mantenerne l’esistenza in quel luogo per decenni o anche più. La città materiale di Teotihuacan e le sue costruzioni erano per essi solo una specie di modello: quella che contava era la versione Sognata della città. Usavano l’immagine della città per renderla immortale nella realtà del Sogno. In questo come anche in altri luoghi – per esempio nello Yucatan – tra l’800 a.C. e l’800 d.C. e in certi casi anche più tardi, le popolazioni di intere città scomparvero in altri mondi, cioè nelle città da loro ricreate nel Sognare.» La scomparsa di questa cultura magica avvenne a causa di successive cruente ondate di invasori stranieri. Ancora oggi in Messico molti stregoni sono i discendenti di quei conqui-statori che dichiarano di seguire la via tolteca, senza però averla compresa nell’essenza e senza avere la capacità di vedere.» (2)

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

(1) Norbert Classen, Carlos Castaneda e i Guerrieri di don Juan
(2) Carlos Castaneda, Lettura al workshop intensivo di Los Angeles, 12 agosto 1995

 

CARLOS CASTANEDA E I NUOVI
VEGGENTI TOLTECHI

 

La Ricerca della Libertà è lo scopo dei Nuovi Veggenti Toltechi

La presunzione, l’arroganza, l’incessante ricerca di potere furono la causa principale della disfatta degli antichi Stregoni. I pochi Stregoni Toltechi sopravvissuti continuarono ad esercitare le loro arti nella più assoluta segretezza, facendo leva proprio sulle difficoltà vissute, per evolversi ulteriormente. L’attuale linea di discendenza di don Juan – che risale intorno al 1.000 d.C. – ebbe origine da un’approfondita analisi e revisione critica dei precetti originali al fine di non incorrere più negli errori dei predecessori. Pur rimanendo molto pragmatici nelle loro azioni, essi presero distanza da quella stregoneria legata al raggiungimento egoistico del potere e si dedicarono solo all’Astratto.

Col termine Astratto – Spirito, Intento, Assoluto, Nagual, Aquila – venne definita l’immane forza dell’universo che è responsabile proprio del movimento del Punto d’Assemblaggio e, dunque, della percezione. I Nuovi Veggenti sentirono che era Libertà ciò che li chiamava. La libertà di uscire dalla rigida fissità del Punto d’Assemblaggio, la libertà cioè di percepire gli aspetti multidimensionali dell’essere e di andare anche oltre ogni mondo concreto, proprio nell’Astratto, nell’Infinito. Questo ci ricorda la concezione dell’Uno-Tutto. Poiché l’Intento è la forza che gestisce l’Universo, gli Sciamani si posero l’obiettivo di entrare in risonanza con tale forza e di controllarla. La Padronanza dell’Intento divenne così un punto cruciale per gli Sciamani del nuovo ciclo. Poiché però con l’Intento non si scherza, essi mirarono a familiarizzare con questa forza attraverso tecniche modificate dell’Arte di Sognare allo scopo di imparare la Padronanza della Consapevolezza e forme evolute dell’Arte dell’Agguato, che puntano a sviluppare un’impeccabile padronanza del proprio comportamento.

«L’arte dell’agguato consiste nell’apprendere tutti i trucchi del camuffamento, e impararli così bene che nessuno si accorge che si è camuffati. Per riuscirci è necessario essere spietati, astuti, pazienti e gentili. La spietatezza non dovrà essere durezza, l’astuzia non dovrà essere crudeltà, la pazienza non dovrà essere negligenza né la gentilezza stupidità.» don Juan Matus (1)

«L’arte dell’agguato consiste in una serie di procedure e atteggiamenti che consentono al guerriero di trarre il meglio da ogni possibile situazione.» don Juan Matus (2)

La spietatezza è l’arte di non raccontarsela e di non indulgere nell’autocommiserazione; l’astuzia è l’uso strategico delle circostanze; la pazienza è la rinuncia all’aspettativa e la fiducia nell’Intento; la gentilezza è scegliere e percorrere sentieri che hanno un cuore.

«Un guerriero è un cacciatore perfetto che dà la caccia al potere… Un Guerriero-cacciatore ha contatti stretti con il suo mondo, ma al tempo stesso a quel mondo è inaccessibile. Lo sfiora appena, si trattiene il tempo necessario e quindi si allontana senza quasi lasciare il segno… Per un Guerriero essere inaccessibile significa relazionarsi con parsimonia con il mondo circostante. Soprattutto, un Guerriero evita di esaurire se stesso e gli altri, non usa né spreme le persone fino a ridurle a nulla, in particolare le persone che ama.» don Juan Matus (3)

Proprio allo scopo di ridurre la presunzione e l’arroganza, ma soprattutto per controllare le fissazioni del Punto d’Assemblaggio, venne attribuita grande enfasi al tendere agguati a se stessi. Prese forma una regola che collegava le tre arti del Sognare, dell’Agguato, e dell’Intento e che guidava l’apprendista Sciamano (Uomo di Conoscenza) sul cammino della Libertà, la Via del Guerriero.

«Il potere garantisce sempre al guerriero un centimetro cubo di possibilità. L’arte del guerriero sta nel mantenersi costantemente fluido così da poterla cogliere.» don Juan Matus (4)

«L’arte del guerriero sta nel bilanciare il terrore di essere uomo con la meraviglia di essere uomo.» don Juan Matus (5)

«Ci sono molte cose che un guerriero può fare in un determinato momento e che non avrebbe potuto fare anni prima. Non perché quelle cose siano cambiate; ciò che è cambiata è l’idea che lui ha di sé.» don Juan Matus (6)

Il cammino del guerriero si concretizza alla fine in un unico straordinario atto: il Fuoco dal Profondo chiamato anche il Volo Astratto.

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

(1) Carlos Castaneda, Il Potere del Silenzio
(2) Carlos Castaneda, Il Dono dell’Aquila
(3) Carlos Castaneda, Viaggio a Ixtlan
(4) Carlos Castaneda, L’Isola del Tonal
(5) Carlos Castaneda, Viaggio a Ixtlan
(6) Carlos Castaneda, L’Isola del Tonal

 

CARLOS CASTANEDA E GLI
UOMINI DI CONOSCENZA TOLTECHI

Quando lo Sciamano arriva al Sapere diventa Uomo di Conoscenza

Il cammino del guerriero si concretizza alla fine in un unico straordinario atto: il Fuoco dal Profondo o il Volo Astratto. Dopo una vita d’impeccabile condotta da Guerriero, lo sciamano può compiere il salto definitivo e aggirare la morte ordinaria muovendo consapevolmente il Punto d’Assemblaggio lungo tutto il diametro dell’uovo luminoso – cioè attraverso tutta la sfera delle percezioni accessibili all’uomo – in un solo momento. Il Fuoco dal Profondo consiste nell’attivazione contemporanea di tutte le fibre luminose e questo fa letteralmente sparire dalla faccia della terra lo sciamano. Egli si trasforma in pura energia consapevole e libera, e vive così la Terza Attenzione, una coscienza incommensurabile che interessa aspetti indefinibili della consapevolezza del corpo fisico e del corpo luminoso.

 

Don Juan non ha riferito, attraverso Castaneda, quanti stregoni abbiano conseguito questo incredibile traguardo. La storia delle prime generazioni di Uomini di conoscenza del lignaggio di don Juan rimane un mistero. La linea di don Juan è stata diretta dalla fine del XVI secolo fino ad oggi da sedici Nagual.

«Il nuovo ciclo stava giusto prendendo piede quando gli spagnoli invasero il Paese. Per fortuna i nuovi veggenti erano perfettamente preparati a far fronte al pericolo: erano già esperti praticanti nell’Arte dell’Agguato. I secoli successivi al soggiogamento fornirono loro le condizioni ideali per perfezionare le loro abilità. Per strano che possa sembrare, furono proprio l’estremo rigore e la coercizione di questo periodo a dar loro l’impulso ad affinare i loro nuovi principi. E poiché non divulgavano mai le loro attività, rimasero liberi di esplorare e tracciare il corso delle proprie azioni.» don Juan Matus (1)

Non vi era reale possibilità di intesa con i conquistadores, così i nuovi veggenti vissero in incognito. Ogni Nagual si isolò deliberatamente con il proprio seguito di veggenti, in modo da non aver alcun aperto contatto con altri veggenti. Questo il lignaggio noto che porta al Nagual Carlos Castaneda:

Nagual Sebastian – Nagual Santisteban – Nagual Lujan – Nagual Rosendo – Nagual Elias – Nagual Julian – Nagual Juan Matus – Nagual Dilas Grau (Carlos Castaneda).

Un Nagual del nuovo ciclo non cercava un allievo, e nemmeno l’allievo poteva cercarsi un maestro: era sempre e solo un’indicazione dello Spirito, dell’Intento che poteva instaurare questo speciale rapporto tra i due. Il Nagual Carlos Castaneda, per la sua particolare configurazione energetica era destinato a essere l’ultimo anello del lignaggio di don Juan. Non esistono dunque allievi di Carlos Castaneda, esistono solo le streghe-compagne al suo seguito: Carol Tiggs, Taisha Abelar e Florinda Donner-Grau, tutte allieve di don Juan e del suo seguito. Gli eredi di questa incommensurabile conoscenza Tolteca siamo noi, se lo vogliamo essere. Il Nagual Carlos ci ha lasciato a disposizione 12 libri magici (nel vero senso della parola) che sono altrettanti manuali pratici dell’arte della libertà.

«Non ci sono procedure nella stregoneria, non maestri, non metodi, non gradi. L’unica cosa importante è lo spostamento del Punto d’unione… Qualunque essere umano che seguisse una determinata e semplice sequenza di azioni, potrebbe imparare a spostare il proprio Punto d’unione…

la sequenza di azioni scaturisce dalla consapevolezza dello Spirito…

La maggior parte di noi non è disposta ad accettare che ci serva così poco per andare avanti. Siamo attrezzati a esigere istruzione, insegnamenti, guide, maestri. E quando ci si dice che non ne abbiamo bisogno, non ci crediamo. Diventiamo nervosi, poi diffidenti, e infine irati e delusi. Se abbiamo bisogno di aiuto non è nel metodo, ma nell’enfasi. Se qualcuno ci fa notare che è necessario ridurre la nostra presunzione, ecco, quello è un aiuto vero… Allora, perché siamo così dipendenti? Perché desideriamo che qualcuno ci guidi quando possiamo fare da soli?» don Juan Matus (2)

Carlos risponde alla provocatoria domanda del suo maestro solo nel suo ultimo vero libro, Il Lato Attivo dell’Infinito (La Ruota del Tempo, l’ultimo scritto è una raccolta commentata di brani dei suoi altri testi).

 

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

(1) Carlos Castaneda, Il Fuoco dal Profondo
(2) Carlos Castaneda, Il Potere del Silenzio

CARLOS CASTANEDA RIVELA
PERCHE’ L’ESSERE UMANO
E’ UNO SCHIAVO

Esseri Oscuri posti sullo sfondo del Campo Energetico Umano

Perché desideriamo che qualcuno ci guidi quando possiamo fare da soli?»

«Gli sciamani dell’antico Messico scoprirono che abbiamo un compagno che resta con noi per tutta la vita, un predatore che emerge dalle profondità del cosmo e assume il dominio della nostra vita.» don Juan Matus (1)

Rispetto a quanto riferito fino ad ora della concezione tolteca, le considerazioni che seguono possono apparire ancora più sconcertanti e possono generare una varietà di reazioni nel lettore: di difesa come il rifiuto o di consapevolezza profonda come angoscia, senso di schifo, paranoia. Rivolgo per questo al lettore lo stesso invito che il Nagual Carlos fece alla conferenza di Santa Monica, in California, nel 1993 – la sua prima apparizione pubblica dopo decenni di totale anonimato:

«Il mio nome è Carlos Castaneda. Vorrei pregarvi di una cosa. Vi prego di sospendere per oggi il giudizio. Vi prego di aprirvi – anche solo per un’ora – alla possibilità che sto per presentarvi. Per trent’anni sono stato irreperibile. Non sono solito rivolgermi alla gente e parlare. Ma ora, per un momento, sono qui. È nostro dovere ripagare un debito a coloro che hanno fatto la fatica di mostrarci certe cose. Questo sapere noi lo abbiamo ereditato. Don Juan ci disse che non dobbiamo difenderlo. Vorremmo farvi capire che ci sono opzioni, possibilità insolite che non sono fuori dalla vostra portata.» (2)

Gli antichi stregoni si accorsero per primi che qualcosa non andava per il verso giusto. Essi videro che nei bambini, le Emanazioni Luminose – tenute insieme da una forza agglutinante nella forma di un uovo – erano anche ricoperte da una patina di straordinario splendore. Videro che alla crescita del bambino questa patina, anziché svilupparsi anch’essa di conseguenza, diminuiva drammaticamente. Videro che questo involucro di luce era direttamente correlato alla consapevolezza dell’individuo e lo chiamarono lo Splendore della Consapevolezza.
La consapevolezza non si sviluppava come sarebbe stato naturale.

Inquietati da questa incongruenza estesero le loro indagini e scoprirono la presenza di esseri oscuri posti direttamente sullo sfondo del campo energetico umano e per questo difficilmente individuabili.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

(1) Carlos Castaneda, Il Lato Attivo dell’Infinito
(2) Bruce Wagner, Si Vive Solo Due Volte, marzo 1994

 

CARLOS CASTANEDA
RIVELA LOS VOLADORES
LE OSCURE ENTITA’ PARASSITE

 

Quelli che volano, oscure ombre di fango parassite, predatori alieni

Gli sciamani toltechi scoprirono la presenza di esseri oscuri posti direttamente sullo sfondo del campo energetico umano e per questo difficilmente individuabili. Gli stregoni videro che questi esseri oscuri si cibavano della lucentezza della consapevolezza di ogni individuo, riducendone sempre di più la patina luminosa. Le entità oscure sono particolari esseri inorganici, coscienti e molto evoluti e poiché si muovono saltellando o volando come spaventose ombre vampire furono chiamati los Voladores, ovvero quelli che volano.

Don Juan: «Sei arrivato, e con le tue sole forze, a ciò che per gli sciamani dell’antico Messico era la questione suprema. Per tutto questo tempo non ho fatto che menare il can per l’aia, insinuando in te l’idea di un qualcosa che ci tiene prigionieri. Ed è davvero così!» Carlos: «Perché questo predatore ci avrebbe sottomessi nel modo che stai descrivendo, don Juan? Dev’esserci una spiegazione logica.» Don Juan: «Una spiegazione c’è ed è la più semplice che si possa immaginare. I predatori hanno preso il sopravvento perché siamo il loro cibo, la loro fonte di sostentamento. Ecco perché ci spremono senza pietà. Proprio come noi alleviamo i polli nelle stie…» (1)

I Voladores si nutrono solo di un determinato tipo di energia e, come vedremo, noi produciamo molta di quella energia. Questo ci fa essere le prede ideali da mungere quotidianamente. Il danno energetico che questa azione predatrice ci arreca è immenso. Siamo esseri magici dotati di possibilità infinite condannati a brandelli di consapevolezza: i Voladores consumano regolarmente la patina luminosa – che torna a crescere per sua natura – e come impeccabili giardinieri tengono l’erba rasa sempre allo stesso (misero) livello. Gli sciamani vedono che la patina di luminosità rimastaci è una piccola pozzanghera di luce sotto i piedi, che non arriva nemmeno agli alluci. Questa consapevolezza rimastaci è davvero poca cosa e ci permette giusto di interagire nel mondo quotidiano fissato dalla socializzazione, ma certo non ci dà modo di comprendere la nostra reale situazione o di riconoscere che condividiamo lo stesso destino degli animali che alleviamo. Come inconsapevoli schiavi ci identifichiamo nei nostri predatori e riproponiamo i loro nefandi comportamenti con la natura in generale inquinando, disboscando, distruggendo e «sfruttiamo noi stessi senza ritegno i nostri animali: li mungiamo, li tosiamo, prendiamo loro le uova e poi li macelliamo o li rendiamo in diversi modi sottomessi e mansueti. Li leghiamo, li mettiamo in gabbia, tagliamo loro le ali, le corna, gli artigli ed i becchi, li ammaestriamo rendendoli dipendenti e gli togliamo poco a poco l’aggressività e l’istinto naturale per la libertà.» (2)

Ci manca l’energia, non possiamo fare altro che specchiarci, nella pozzanghera di consapevolezza, in un limitato e illusorio riflesso di sé, una falsa personalità. «La coscienza delle suole rispecchia la nostra immagine, la nostra superbia e il nostro ego, i quali alla fine non sono altro che la nostra vera gabbia.» (3)

L’esigua pozzanghera di consapevolezza è l’epicentro dell’egocentrismo in cui l’uomo è inconsapevolmente intrappolato. Ci hanno tolto tutta l’energia, ma ci hanno lasciato proprio quella che ruota intorno all’Ego! E proprio facendo leva sul nostro egocentrismo i Voladores creano fiammate di consapevolezza che poi voracemente consumano. I predatori alimentano l’avidità, il desiderio smodato, la codardia, l’aggressività, l’importanza personale, la violenza, le emozioni forti, tutti gli eccessi, l’autocompiacimento ma anche l’autocommiserazione. Le fiamme energetiche generate da queste qualità “disarmoniche” sono il loro cibo prediletto. I Voladores non amano invece la qualità vibrazionale della consapevolezza, dell’amore puro, dell’armonia, dell’equilibrio, della pace, della sobrietà… in una parola aborriscono la qualità energetica della crescita evolutiva, e hanno ogni vantaggio nel boicottare ogni nostro incremento di coscienza.

«La nostra mentalità da schiavi, che nella cultura giudeo-cristiana ci promette consolazione nell’aldilà, non porta alcun vantaggio a noi stessi, bensì ad una forza estranea, che in cambio della nostra energia ci fornisce credenze, fedi e modi di vedere che limitano le nostre possibilità e ci fanno cadere nella dipendenza.» (4)

Secondo don Juan sono stati proprio i Voladores a instillarci stupidi sistemi di credenza, le abitudini, le consuetudini sociali, e sono loro a definire le nostre paure, le nostre speranze, sono loro ad alimentare in continuazione e senza ritegno il nostro Ego.

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

(1) Carlos Castaneda, Il Lato Attivo dell’Infinito
(2) Carol Tiggs, Conferenza 22.07.1996, Tensegrity Workshop a Westwood, Los Angeles.
(3) Carlos Castaneda, Conferenza al workshop intensivo di Los Angeles, 13 agosto 1995.
(4) ibid.

CARLOS CASTANEDA RIVELA COME I
VOLADORES CONTROLLANO L’UOMO
CON L’INSTALLAZIONE ESTRANEA

 

L’Installazione Estranea dei Voladores

Sono stati proprio i voladores a instillarci stupidi sistemi di credenza, abitudini, consuetudini sociali, e sono loro a definire le nostre paure, le nostre speranze, sono loro ad alimentare in continuazione e senza ritegno il nostro Ego.

Carlos: «Ma come ci riescono, don Juan? Ci sussurrano queste cose all’orecchio mentre dormiamo?» Don Juan: «Certamente no. Sarebbe idiota! Sono infinitamente più efficienti e organizzati. Per mantenerci obbedienti, deboli e mansueti, i predatori si sono impegnati in un’operazione stupenda, naturalmente dal punto di vista dello stratega. Orrenda nell’ottica di chi la subisce. Ci hanno dato la loro mente!

CI HANNO DATO LA LORO MENTE!

Mi ascolti? I predatori ci hanno dato la loro mente che è la nostra. La mente dei predatori è barocca, contraddittoria, tetra, ossessionata dal timore di essere smascherata. Benché tu non abbia mai sofferto la fame, sei ugualmente vittima dell’ansia da cibo e la tua altro non è che l’ansia del predatore, sempre timoroso che il suo stratagemma venga scoperto e il nutrimento gli sia negato. Tramite la mente che, dopotutto, è la loro, i predatori instillano nella vita degli uomini ciò che più gli conviene… Le nostre meschinità e le nostre contraddizioni sono il risultato di un conflitto trascendentale che affligge tutti noi, ma di cui solo gli sciamani sono dolorosamente e disperatamente consapevoli: si tratta del conflitto delle nostre due menti. Una è la nostra vera mente, il prodotto delle nostre esperienze di vita, quella che parla di rado perché è stata sconfitta e relegata nell’oscurità. L’altra, quella che usiamo ogni giorno per qualunque attività quotidiana, è una installazione estranea.» Carlos: «Ma se gli sciamani dell’antico Messico e quelli attuali vedono i predatori, perché non fanno nulla?» Don Juan: «Non c’è nulla che tu e io possiamo fare se non esercitare l’autodisciplina fino a renderci inaccessibili. Ma pensi forse di poter convincere i tuoi simili ad affrontare tali rigori? Si metterebbero a ridere e si farebbero beffe di te, e i più aggressivi ti picchierebbero a morte. Non perché non ti credano. Nel profondo di ogni essere umano c’è una consapevolezza ancestrale, viscerale, dell’esistenza dei predatori.» (1)

 

Non c’è da meravigliarsi dunque del fatto che i bambini hanno spesso paura di demoni, mostri, spiriti o strane ombre (l’Uomo Nero) che secondo loro si nasconderebbero sotto il letto, dietro le porte, negli armadi, etc. I bambini piccoli vedono e solo quando hanno raggiunto una certa quota di socializzazione smettono di vedere, e ciò che prima era visibile si manifesta come inconscia presenza, come inquietudine, paura, disperazione, depressione…

«La mente di quello che vola non ha rivali. Quando si propone qualcosa non può che concordare con se stessa e indurti a credere di aver fatto qualcosa di meritevole. La mente di quello che vola ti dirà che qualsiasi cosa dica Juan Matus è solo un mucchio di sciocchezze e quindi essa stessa concorderà con la sua affermazione, “ma certo, sono sciocchezze” dirai tu. È così che ci sconfiggono.» Don Juan Matus (2)

Il recente film The Matrix dà forma in maniera efficace a queste tematiche castanediane: il Tonal dei toltechi – ovvero il mondo quotidiano frutto della socializzazione e mantenuto dall’attività della mente – è Matrix, una terrificante trappola che consente a delle entità (in questo caso macchine) di depredare l’energia degli esseri umani. I pensieri che attraversano la nostra mente sono certamente “nostri”, ma la mente, attraverso la socializzazione, ne dirige il percorso in modo tale che essi sono “liberi” non più di quanto lo sia un treno su delle rotaie. I dati sensoriali sono i nostri, ma il software che guida il pensiero è estraneo.

Il pensiero ricrea costantemente il mondo così come lo vediamo (o meglio, così come ci è stato insegnato a vederlo. Fermare il pensiero per gli sciamani toltechi significa “fermare il mondo” e vedere le cose come sono veramente: pura energia.
Don Juan spiega che gli sciamani possono sconfiggere l’installazione estranea attraverso una vita di impeccabilità (uso strategico dell’energia) perché la disciplina strema in modo incommensurabile la mente aliena. La disciplina e la sobrietà sono qualità della consapevolezza che rendono la patina di splendore dell’uovo luminoso sgradevole al gusto dei Voladores. Ogni volta che si interrompe il dialogo interiore e si entra nel silenzio interiore si affatica la mente del predatore in modo così insostenibile che l’Installazione Estranea fugge. Successivamente essa ritorna, ma indebolita. Attraverso ripetuti stati di silenzio interiore l’Installazione Estranea prima o poi viene sconfitta e non torna.

Ogni volta che si interrompe il dialogo interiore, il mondo così come lo conosciamo collassa e affiorano aspetti di noi del tutto straordinari, come se fino a quel momento fossero stati sorvegliati a vista dalle nostre parole. Don Juan sostiene che il giorno in cui la Mente Estranea ci abbandona è il giorno più triste e difficile, poiché siamo costretti a contare solo sulle nostre forze e non c’è più nessuno a dirci cosa dobbiamo fare. Dopo un’esistenza di schiavitù, la nostra vera mente è molto debole e insicura e deve ritrovare la sua identità.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

(1) Carlos Castaneda, Il Lato Attivo dell’Infinito
(2) ibid.

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
SULLA VIA DEL GUERRIERO DI
CARLOS CASTANEDA

 

La Libertà e il Vivere consapevolmente nel Momento Presente

La via tolteca fornisce agli amanti della libertà tantissime tecniche pratiche per uscire dalla prigione della vita quotidiana, dalla schiavitù della socializzazione. Oltre a quanto già considerato attraverso le arti dell’Intento, dell’Agguato e del Sognare, gli sciamani praticano la Ricapitolazione e i Passi Magici (la Tensegrità).

LA RICAPITOLAZIONE è la tecnica respiratoria e di rievocazione per recuperare tutte le energie perdute nelle infinite situazioni e negli innumerevoli incontri della nostra vita e per abbandonare le energie tossiche che tali situazioni o persone hanno lasciato in noi.

LA TENSEGRITA’ è l’eredità dei Passi Magici che gli antichi stregoni ci hanno lasciato. Attraverso moltissime sequenze di movimenti possiamo attingere alle energie dell’universo e invocare la forza dell’Intento in noi. Questo ci ridona forza, sobrietà, salute e determinazione. E di tutto questo abbiamo un gran bisogno, perché c’è da lottare più che mai con le proprie risorse e attraverso un atteggiamento di presenza in un momento storico delicatissimo che appare come una svolta epocale. Carlos racconta:

«Il predatore che don Juan mi aveva descritto e che avevo visto non aveva nulla di benevolo. Era immensamente grande, osceno, indifferente. Avevo percepito con chiarezza il disprezzo che provava nei nostri confronti. Non c’era da dubitare che tanto tempo addietro quelli della sua specie ci avessero schiacciati, rendendoci deboli, vulnerabili e docili… Mi sedetti e piansi fino a non poterne più. Ma non era per me stesso che piangevo. A difendermi dai predatori avevo la mia collera, il mio inflessibile intento. Piangevo per i miei simili…» (1)

Lo studioso tolteco Norbert Classen ci ricorda che se «ci vogliamo effettivamente liberare dai voladores e da quella parte dell’intelletto che non è nostra, dobbiamo cominciare dal falso dualismo del nostro Ego, dallo specchiarci nella pozzanghera di consapevolezza, e ritornare a osservare il mondo per quello che è, cioè pura energia, che non è né buona né cattiva. Se riusciamo in questo, potremo riconoscere che oltre il velo del conosciuto e degli stretti confini del quotidiano ci attende un universo immenso e meraviglioso. Certo è un universo predatorio con voladores e uomini altrettanto rapaci, ma questa constatazione non significa il dover giudicare; mette anzi noi, i voladores e tutto ciò che esiste su uno stesso piano. Solo se ci liberiamo dallo spirito di schiavitù e dallo schema fisso “carnefice-vittima” abbiamo davvero una chance di riguadagnare la nostra libertà – una chance di libertà dai dettami impostici dai voladores, dallo specchio del narcisismo, dagli obblighi della realtà quotidiana e dalla fissazione del Punto d’assemblaggio. Se ci disfiamo del giudizio dualistico e consideriamo gli avvenimenti che ci accadono non più come maledizioni e ricompense, ma come promettenti sfide, abbiamo mosso il primo passo sulla via che ci può portare fuori dalla prigione del nostro Io abituale: la Via del Guerriero.» (2)

La visione tolteca del mondo si configura dunque come un vasto interessante paradigma alternativo sia alla visione del mondo occidentale che a quella orientale. Uno sciamano saggio incarna le doti della pragmaticità e della fluidità e sapendo che nessun paradigma rappresenta la verità assoluta è libero di cambiare sistema a piacere, a seconda di ciò che ogni situazione richiede. Paradigmi diversi non sono per lui concepiti come antagonisti, minacciosi o sbagliati, ma semplicemente come diversi punti di vista.

Questa breve introduzione al mondo magico degli Sciamani Toltechi vuole essere un invito alla libertà e non può che concludersi con le parole di don Juan, uomo di conoscenza estremamente evoluto e libero, vero, impeccabile maestro:

«Per consentire alla magia di avere presa su di noi, non dobbiamo fare altro che bandire ogni dubbio dalla nostra mente. Una volta eliminati i dubbi, tutto diventa possibile.» (3)

«Una volta raggiunto il silenzio interiore, tutto diventa possibile.« (4)

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

(1) Carlos Castaneda, Il Lato Attivo dell’Infinito
(2) Norbert Classen, Carlos Castaneda e i Guerrieri di don Juan
(3) Carlos Castaneda, Il Potere del Silenzio
(4) Carlos Castaneda, Il Fuoco dal Profondo

http://www.carloscastaneda.it/Los-Voladores-1.htm

CARLOS CASTANEDA
E LA VISIONE TOLTECA

– 1 –

L’universo è un infinito agglomerato di campi di energia simili a fibre di luce.

– 2 –

Queste fibre di luce, chiamate Emanazioni dell’Aquila, s’irradiano da una fonte di proporzioni inimmaginabili, chiamata metaforicamente l’Aquila.

– 3 –

Gli esseri umani sono composti anche loro da un numero incalcolabile degli stessi filiformi campi di energia. Queste emanazioni dell’Aquila formano un agglomerato chiuso che si manifesta come una sfera di luce dalle dimensioni corrispondenti a quelle del corpo della persona con le braccia estese lateralmente, apparendo quindi come un gigantesco Uovo Luminoso.

– 4 –

Solo una parte piccolissima delle fibre di luce all’interno di questo globo luminoso viene illuminata da un punto di intenso splendore situato sulla superficie dell’uovo.

– 5 –

La percezione si realizza quando i campi di energia del piccolo gruppo situato intorno al punto d’intenso splendore estendono la propria luce fino ad illuminare identici campi di energia all’esterno dell’uovo. Siccome solo i campi energetici illuminati dal punto di intenso splendore sono percepibili, questo punto viene chiamato “il punto dove viene assemblata la percezione” o, semplicemente il Punto d’assemblaggio (Punto d’unione).

– 6 –

Il Punto d’assemblaggio può essere spostato dalla sua posizione abituale sulla superficie dell’uovo ad un’altra posizione sulla superficie oppure all’interno. Dato che lo splendore del Punto d’assemblaggio fa brillare tutti i campi energetici con i quali viene a contatto, quando esso si sposta fa immediatamente splendere nuovi campi energetici, rendendoli percepibili. Questa percezione si chiama vedere.

– 7 –

Quando il Punto d’Assemblaggio si sposta in modo rilevante, rende possibile la percezione di mondi completamente diversi, altrettanto obiettivi e reali di quelli che percepiamo di solito. Gli Sciamani accedono a questi altri mondi per attingervi energia, potere, soluzione a problemi generali e particolari, o per trovarsi semplicemente di fronte all’inimmaginabile.

– 8 –

L’Intento (l’Astratto, lo Spirito, il Nagual, lAssoluto, l’Aquila) è la forza indescrivibile e smisurata diffusa nell’Universo. Essa ci mette in grado di percepire. Noi non acquisiamo consapevolezza perché percepiamo, bensì riusciamo a percepire in conseguenza dell’intrusione e del peso dell’Intento.

– 9 –

Gli Sciamani Toltechi mirano a raggiungere lo stato di Consapevolezza Totale per sperimentare tutte le possibilità di percezione che l’Uomo ha. Questo stato di consapevolezza implica perfino una morte alternativa.

 

I precedenti nove punti costituiscono la sintesi con cui Carlos Castaneda espone le premesse fondamentali del mondo degli Uomini di Conoscenza Toltechi: (1)

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

(1) Carlos Castaneda, Il Potere del Silenzio

 

CARLOS CASTANEDA E LA
SOTTOMISSIONE ALLA
SOCIALIZZAZIONE

 

La Percezione del Mondo è la fissazione del Punto d’Assemblaggio

Alla nascita l’essere umano sperimenta percezioni totali ed è immerso in un senso oceanico di Unità. Il Punto d’assemblaggio ondeggia su e giù. Successivamente interviene una potente forza esterna che via via fissa il Punto d’unione in una posizione precisa. Questa forza è la visione del mondo che genitori ed educatori trasmettono al bimbo attraverso il processo della socializzazione.

«Fin da quando nasciamo gli altri ci dicono che il mondo è in un determinato modo, e naturalmente noi non abbiamo altra scelta che accettare che il mondo sia come gli altri ci hanno detto che è.» Don Juan Matus (1)

Il bambino apprende come deve percepire il mondo per essere pienamente integrato. Come conseguenza di questo processo il Punto d’assemblaggio viene poco a poco fissato in una posizione, nella quale il bambino poi condivide questa realtà ed i suoi precetti e quindi impara ad interagire con essi in maniera sensata e coerente. Passo dopo passo, gli viene resa familiare una descrizione dei mondo, che egli impara a percepire, mantenere e difendere come “la vera realtà”. In altre parole, il bambino impara a mantenere fissa la posizione del Punto d’assemblaggio. Quest’ultimo, che gli sciamani Toltechi vedono nell’emanazione dei corpi energetici di ogni essere umano, si fissa così tra le scapole a circa un metro di distanza dal corpo fisico. Il guscio luminoso che circonda ogni essere umano rimane sempre in contatto con la totalità dell’Energia Universale, ma l’uomo non ne è cosciente. Il Punto d’assemblaggio si configura dunque come una sorta di binocolo che si può fissare solo su un piccolo obiettivo per permetterne una visione. Ma quel piccolo obiettivo è per ogni essere umano la propria visione del mondo!

L’intero mondo che si percepisce non è che la fissazione del Punto d’unione in una delle infinite posizioni possibili!

Spostando il Punto d’assemblaggio verso altre parti del proprio guscio luminoso si possono percepire altri mondi. «Ma la forza della fissazione nella sua posizione consueta è talmente grande, il senso di realtà che ne risulta talmente avvincente, che non resta più alcuna via di fuga. Tutta l’energia a nostra disposizione viene quindi impiegata per il mantenimento del mondo che conosciamo, così che non ne resta più a sufficienza per riuscire a vedere oltre il bordo del piatto della nostra realtà, per non parlare poi del riuscire a lasciarla. Le piante di potere diedero agli stregoni dell’antichità l’energia necessaria per uno spostamento del Punto d’assemblaggio, tuttavia questo movimento era incontrollato e violento e le sue conseguenze energetiche e fisiche catastrofiche. Così essi cominciarono a servirsi del vedere per trovare delle alternative. Videro quindi che il Punto d’assemblaggio si muoveva anche in presenza di condizioni estreme come la fame, la febbre, la malattia, la debolezza senile e così via. Anche l’assenza di sonno, il digiuno, privazioni sensoriali e la meditazione profonda risultavano utili allo scopo, ma gli spostamenti così ottenuti risultavano ancora molto instabili, ed il prezzo da pagare era alto.

La scoperta decisiva la fecero quando diressero il loro vedere sul fenomeno del sonno: al momento di addormentarsi, il Punto d’assemblaggio cominciava a vibrare e poi si muoveva all’interno dell’uovo luminoso. Più lontano esso si spostava, più bizzarri e strani erano i sogni che le persone esaminate poi raccontavano.» (2)

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

(1) Carlos Castaneda, Una Realtà Separata
(2) Norbert Classen, Carlos Castaneda e i Guerrieri di don Juan

 

CARLOS CASTANEDA
E IL SOGNARE DEI TOLTECHI

 

Il Sonno e la Libertà del Punto d’Assemblaggio

«E così gli antichi stregoni non solo trovarono la causa del fenomeno dei sogni, ma ebbero anche una ulteriore conferma della validità delle loro ricerche sul Punto d’unione. La necessità del sonno pare quindi derivare dal fatto che il fissaggio del Punto d’unione in una singola posizione, cioè quella della percezione del nostro mondo, consuma poco a poco l’energia disponibile e rende quindi necessaria una rigenerazione. Il bisogno di questa, e poi i primi accenni di movimento del Punto d’assemblaggio, si traducono per noi in ciò che chiamiamo stanchezza.» (1) La moderna neurofisiologia della cultura occidentale sa che il sonno è necessario e fondamentale, ma non sa ancora perché…

 

Il mondo come costrutto sociale viene mantenuto da ogni essere umano attraverso la principale attività della mente: il pensiero. Ogni persona è “vittima” di un continuo, incessante e difficilmente controllabile flusso di pensieri, il dialogo interiore.

«Parliamo incessantemente a noi stessi del nostro mondo ed è proprio grazie a questo nostro dialogo interiore che lo preserviamo, e ogniqualvolta continuiamo a parlarci di noi e del nostro mondo, il mondo rimane sempre come dovrebbe essere. Con questo nostro dialogo lo rinnoviamo, gli infondiamo vita, lo puntelliamo. Non solo; è mentre parliamo a noi stessi che scegliamo le nostre strade. Ripetiamo quindi le stesse scelte fino al giorno della morte, perché fino a quel giorno continuiamo a ripeterci le stesse cose. Un guerriero è consapevole di questo atteggiamento e si sforza di fermare il suo dialogo interiore.» don Juan Matus (2)

Fermare il dialogo interiore è l’aspetto preliminare del vedere. Fermare il dialogo interiore significa fermare il mondo. Attraverso il silenzio interiore il mondo così come lo conosciamo cessa di esistere di fronte alla nostra percezione e appare come veramente è: pura energia. Sono molti i casi in cui le attività della nostra mente pensante vengono in qualche modo alterate o sospese; l’assunzione di droghe, l’ebbrezza alcoolica, un grande shock, un trauma fisico, uno stato di deprivazione da cibo o acqua, una forte stanchezza, l’orgasmo e così via. Esiste anche un momento molto naturale e quotidiano in cui il “normale” controllo della mente viene meno: il sonno. E così all’atto dell’addormentarsi anche la fissazione del Punto d’assemblaggio viene meno, ed esso è libero di muoversi all’interno del nostro uovo luminoso. Ogni movimento del Punto d’assemblaggio determina un cambiamento nelle fibre illuminate. Alcune fibre prima illuminate cessano di esserlo ed altre che prima erano inattive ora sono illuminate. Le nuove fibre illuminate, a seconda dell’entità dello spostamento del Punto d’assemblaggio, generano percezioni nuove e sconosciute. Quando il Punto d’unione si sposta in modo lieve abbiamo immagini fantasma del nostro mondo d’ogni giorno, ma quando esso si sposta in maniera più rilevante, allora (venendo illuminate molte più fibre sconosciute) si possono sperimentare aspetti della realtà che hanno ben poco a che fare con gli scenari consueti della nostra vita quotidiana.

Nel sonno di una persona comune però, gli spostamenti del Punto d’assemblaggio sono caotici e, di conseguenza, lo sono anche le percezioni che ne derivano. Nel sognare comune, mentre si sta sognando si vive nella coerenza dei fatti sognati, mentre nel rievocare un sogno da svegli ci si accorge dell’alternanza assolutamente incoerente (a livello razionale) delle varie scene che si susseguono: si può volare e un momento dopo si è nel proprio ufficio a controllare dei documenti e un istante dopo ancora si sta combattendo contro degli invasori alieni… Il continuo movimento del Punto d’unione produce dunque, durante il sogno, l’effetto che le cose si mescolino e sembrino fondersi l’una con l’altra. L’impressione è simile alla dissolvenza cinematografica: si passa da una scena all’altra senza che lo spettatore viva questo come una interruzione di continuità. E così i sogni dell’uomo comune non hanno maggior pragmaticità di un buon film nel quale si vivono certamente delle emozioni, ma in cui si è spettatori passivi, senza cioè alcuna possibilità di intervenire.

Questo non basta a uno sciamano che cerca la conoscenza. Il vero sciamano è consapevole, presente, attivo e pratico. Egli è a caccia di libertà ed esprime l’intento di esplorare. Nel sognare dell’uomo comune manca un fattore fondamentale che lo Sciamano conquista giorno dopo giorno attraverso un impeccabile intento: l’energia.

Occorre energia e disciplina per dare al movimento del Punto d’assemblaggio il controllo necessario per poterlo fissare in un punto alternativo a quello consueto (quella della vita di tutti i giorni).

Quando il Punto d’unione è fisso in una data posizione le immagini della propria percezione non sfumano più l’una nell’altra, ma rimangono stabili e il Sognare degli Sciamani si realizza.

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

(1) Norbert Classen, CarlosCastaneda e i Guerrieri di don Juan
(2) Carlos Castaneda, Una Realtà Separata

 

CARLOS CASTANEDA E I MONDI
ALTERNATIVI O PARALLELI AL NOSTRO

 

La raffinata arte del Sognare Lucido degli Sciamani Toltechi

Gli stregoni dell’antico Messico erano estremamente pragmatici, e per dare funzionalità ai movimenti del Punto d’assemblaggio elaborarono due complessi sistemi che costituiscono le basi dello Sciamanismo Tolteco: l’arte di sognare e l’arte dell’agguato. Attraverso l’arte di sognare si impara a muovere coscientemente il Punto d’assemblaggio in una nuova posizione, mentre l’arte dell’agguato mira a fissarlo nella posizione in cui esso sia stato spostato. Il sognare dei toltechi è facile e difficile nello stesso tempo: si inizia con l’intento di diventare coscienti, durante il sogno, del fatto che si sta sognando. Per ottenere questa consapevolezza, gli sciamani sono soliti servirsi di diversi espedienti, come ad esempio seguire coscientemente il momento in cui si addormentano, oppure ripetersi mentalmente con forza l’intento di osservare le proprie mani una volta iniziato il sogno. Dopo molto allenamento e, soprattutto, dopo aver accumulato sufficiente energia è possibile sperimentare ciò che in Occidente è stato chiamato “sogno lucido”, un sognare cosciente, nel quale si può agire e decidere esattamente come nella vita quotidiana, senza tuttavia essere vincolati agli stessi limiti (leggi della fisica). Contemporaneamente si è anche coscienti del fatto che il proprio corpo è steso sul letto e dorme.

Gli stregoni dell’antico Messico non si limitarono però a sperimentare dei semplici sogni lucidi: attraverso continui perfezionamenti arrivarono a sviluppare uno speciale tipo di attenzione, che permise loro di mantenere ferme ed osservare, intensamente e a volontà, le immagini del sogno. Questa particolare attenzione del sogno che viene chiamata da Castaneda anche seconda attenzione per distinguerla dalla normale attenzione quotidiana, divenne il presupposto per una delle scoperte più sconcertanti degli antichi toltechi: questi esploratori del sognare furono in grado di portare le tecniche del vedere all’interno dell’attenzione del sogno. Il vedere nel sogno gli permise fra l’altro di scoprire che la maggior parte delle loro esplorazioni oniriche avvenivano in “luoghi” fantasma, privi di una propria consistenza energetica, frutto solo della fantasia e della memoria. Quando uno sciamano vede nel sogno le immagini fantasma rimangono tali e quali, mentre ciò che è reale appare come un generatore di energia (si mostra cioè come costituito di fibre luminose).

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http://www.carloscastaneda.it/

 

La Ricapitolazione i Dieci Passi (Castaneda, Sanchez)

I DIECI PASSI DELLA RICAPITOLAZIONE

“La struttura di questo documento è basata sullo schema di ricapitolazione esposto da Victor Sanchez nel seminario “Il salto all’altro io” nel luglio 97 in Italia. E’ “riempito” questo schema con estratti da libri, articoli ed interviste a Castaneda e alle sue streghe.

 

Cosa diavolo sto facendo ?
Stupide pratiche sciamaniche… è tutto un inganno… devo tornare alla realtà…
Ma quale realtà ?…Che alternativa ho ? Cosa lascio indietro che vale tanta pena trattenere…
“La nostra eredità naturale consiste nel vivere e morire come deficienti. Questo è il momento per la rivoluzione” ( T.A. “93 )
“Nel mondo di ogni giorno non cambiamo mai. Dove stiamo andando ? Rimanere gli stessi mentre parliamo e parliamo di ideali non realistici ?” ( Chacmool “96 ).
“Lo scopo della ricapitolazione è quello di rompere gli assunti di base che abbiamo accettato nel corso della vita. E’ una questione di energia; più ne richiami con la ricapitolazione più è facile che questa energia nutra il tuo doppio.” ( T.A. “92 )
Lo scopo è “quello estremamente pragmatico di acquisire la fluidità percettiva” (C.C. “97 ).
” L’effetto più importante della ricapitolazione è l’aumento della nostra energia” ( V.S. “95)
“Andando sempre più a fondo nel passato, comprendendo che la ripetitività del loro modo di percepire o interagire è così orrendamente noioso che non c’è niente di speciale in loro.” ( F.D. “95 )
“Quando si interagisce con persone certamente si scambia energia. Un po’ di essa va persa o lasciata nelle cose. Attraverso le preoccupazioni o le profonde emozioni l’energia viene lasciata nel mondo e nelle persone”. ( T.A. “95 )
“Essenzialmente vogliamo diventare senza forma, senza un modello di comportamento. La totale fluidità. E ciò ci riporta all’agguato. Un cacciatore non ha io, modelli, niente da affermare, punti fissi da mettere, domande, desideri. Tutto ciò viene eliminato attraverso la ricapitolazione. Inoltre dobbiamo fermare il dialogo interno.” ( T.A. “95 )
“Ciò che i cacciatori realmente fanno è distaccarsi dall’io, il che equivale a dire che vogliono staccare la consapevolezza da quella posizione del punto d’unione dove la società, i nostri genitori, l’ambiente in cui siamo nati e le relazioni che abbiamo avuto ci hanno messo, forzandolo e, realmente, imprigionandolo. Quando ricapitoliamo e ci stacchiamo da ogni cosa che ci è successa il punto d’unione diventa fluttuante; può muoversi ed in modo molto armonioso. Partono da qui, con la loro lista e il loro posto, spazzano il passato e diventano internamente quieti, non accumulano più detriti. Poi raggiungono la capacità di estendere il loro silenzio ad ogni cosa che fanno.” ( T.A. “95 )
“La ricapitolazione della nostra vita non ha mai fine per quanto l’abbiamo fatta bene una volta” (C.C. “93 )

“Ricapitola di notte. Le sedute intensive sono più efficaci : per esempio tutte le notti per 2-3 ore per 15-20 notti di seguito. Meglio ricapitolare in gruppo.
Il migliore alleato è nonno fuoco; ogni tre giorni gli confessiamo la paura che non consente progressi : il punto è aprire il cuore.” ( V.S. “97 )

 

1) Compila la lista degli eventi.

“Elenca tutte le persone significative della tua vita. Puoi suddividerle in aree : per esempio amanti, familiari, amici…Conviene poi creare delle aree come scuole elementari, medie,…,militare, 1° lavoro, ecc. Non descrivere l’evento : utilizza un titolo che lo richiami. Se non riesci ad andare avanti, salta ad un’altra persona, ad un altro evento, non bloccarti. ( V.S. “97 )
Procedi dal presente al passato.
“Questo elenco viene incrementato dal ricordo di eventi impersonali nei quali non erano coinvolti degli esseri umani ma che devono comunque essere esaminati perchè sono in qualche modo legati alla persona che stà ricapitolando.” ( C.C. “97 )
“Quando ricapitoliamo dobbiamo prima sganciare le cose vecchie : non dobbiamo iniziare con le relazioni attuali altrimenti le troncheremmo; non dobbiamo iniziare con la propria madre, questo è uno dei grandi rapporti e dobbiamo conservarlo per ultimo. Dobbiamo ricapitolare il sesso, il gioco principale, anche baciare racchiude una tremenda quantità di energia. Dobbiamo ricapitolare tutti i nostri incontri sessuali, evitando quelli attuali” ( T.A. “94 ).
“Gli stregoni dicono di partire sempre da qui perchè quella è l’energia che abbiamo fondamentalmente perso e se la recuperiamo ci daremo la spinta per ricapitolare anche le altre persone” ( T.A. “95 ).
” Il primo passo consiste in un breve elenco di tutti gli eventi della vostra vita che risaltano in modo ovvio per essere riesaminati. Il secondo passo consiste nel ricordare in modo più dettagliato. ( C.C. “81 ).
“Per cominciare a ricapitolare bisogna disporre di una lista che consuntiva come minimo 500 eventi. L’optimum sta in un numero compreso tra i 2000 e i 5000 eventi”. ( V.S. “97 )
La ricapitolazione dura anni per “richiamare la propria vita fino al più insignificante dettaglio”. ( C.C. “81 )

 

2) Entra nella cassa e utilizza la respirazione n° 1.

“Quando abbiamo completato la nostra lista, troviamo un posto che crea pressione sul nostro corpo energetico, per esempio un armadio. ( T.A. “95 )
“La cassa di ricapitolazione è generalmente di legno e deve essere fabbricata personalmente dal ricapitolatore. Di solito è cubica. E’ importante che riduca l’area di emanazione fisica intorno al corpo a una distanza di appena cinque centimetri. La cassa di ricapitolazione può essere sostituita da una bara. La naturale associazione con la morte facilita molto la ricapitolazione” ( V.S. “95 )
La cassa è uno strumento molto potente, utilizzala ! “Non indossate mai scarpe quando ricapitolate perchè, constringendo i piedi, impediscono la circolazione di energia.” ( T.A. “92 )
“La procedura inizia con un respiro” ( C.C. “81 )
“La respirazione risponde a due scopi : iniziare il processo e recuperare energia; eseguitela per diversi minuti; utilizzatela solo nel contesto della ricapitolazione”. ( V.S. “97 )
Suggerimenti pratici dettati dall’esperienza : se usate una cassa mettete in conto possibili dolori da postura; è quindi bene non esagerare e prevedere un paio d’ore per notte per 21 notti piuttosto che sei ore per sette notti. Dal punto di vista della resistenza e della comodità la bara è decisamente meglio. Eseguite la ricapitolazione solo dopo aver ben digerito. Di solito sono utili 5- 10 minuti di respirazione e rilassamento per rallentare il dialogo interno e trovare la concentrazione per cominciare. Ricapitolate in una stanza confortevolmente calda : può venir freddo e non c’è peggior nemico della concentrazione

3) Osserva l’evento come se fosse un film.

“Immagina uno schermo cinematografico e proietta il film, ovvero l’evento da ricapitolare.
Respira normalmente.” ( V.S. “97 ).
“Il ricordo dettagliato dei minimi particolari è richiesto in quanto è lo strumento necessario a migliorare la propria capacità di ricordare.” ( C.C. “97 )
“Costruire la scena significa visualizzare tutti i dettagli pertinenti all’evento.” ( T.A. “92 )
“Disporre lo scenario significa ricostruire l’evento, pezzo per pezzo, inizia a ricordare i dettagli fisici e dell’ambiente, poi passa alle persone con le quali hai interagito ed infine passa a te stesso, all’esame dei tuoi sentimenti”. ( C.C. 93 )

4) Rivivi l’evento da attore.

“Dopo che l’evento è stato sistemato, il soggetto deve entrare personalmente nella scena.” ( C.C. “97 )
Salta nel film : diventi l’attore e vivi in prima persona l’evento – l’enfasi è nel ricordare i sentimenti
“quando abbiamo abbastanza dettagli, respiriamo a ventaglio” (respirazione spazzante)(T.A.”94 ).
“Di fatto questa respirazione (n° 1) serve al praticante per raggiungere lo stato di attenzione necessario per passare dal semplice ricordo alla ricapitolazione propriamente detta.” ( V.S. “95 )


5) Intensificazione.

L’idea è quella di rivivere l’evento. A questo punto è il corpo che dovrebbe ricordare.
Continua a ricordare l’evento “fino a quando tutti i sentimenti coinvolti nell’episodio non siano stati rivissuti”. “Attraverso la magia del respiro si raccolgono i filamenti che avete lasciato indietro” ( C.C. “81 )
– “Convoca i sentimenti attraverso la verbalizzazione; per es. dici lentamente il nome della persona che vuoi ricapitolare con crescente intensità.”
– “Parlagli come facevi allora ( ad alta voce )”
– “Dai voce a pensieri e sentimenti”

“Quando si rivivono episodi ad elevata carica emotiva c’è il rischio di proseguire per un tempo eccessivo, di impiegare troppa energia e di debilitarsi inutilmente. Come sai quando hai finito di ricapitolare un evento ? Lo senti col corpo.” ( V.S. “97 )
“Rivivere non è la stessa cosa di ricordare. Il ricordare è dettato dal pensiero di tutti i giorni mentre rivivere è dettato dal movimento del punto di unione. Ricapitolare è la chiave per muovere il punto di unione.” ( C.C. “87 )
“Quando tutti gli elementi sono al loro posto, usate il respiro spazzante; il movimento della testa è quello di un ventilatore che rimescola tutto nella scena. Se state ricordando una stanza, per esempio, inspirate i muri, il soffitto, i mobili, le persone che vedete. Non fermatevi finchè non avete assorbito tutti i pezzettini, fino all’ultimo, di energia che avete lasciato indietro. Il tuo corpo ti dirà quando ne ha avuto abbastanza. Ricorda, intendi inalare l’energia che hai lasciato nella scena che stai ricapitolando e intendi esalare l’energia estranea lasciata dagl’altri dentro di te” ( T.A. “92 )

6) Restaurazione energetica.

“Esci dal film e inizia la restaurazione energetica : utilizza la respirazione n° 1; se si tratta di sciogliere una promessa o di distaccarsi dall’evento, usa la respirazione n° 2.” ( V.S. “97 )
“Il respiro è da sinistra verso destra ed è un’esalazione; in questo modo si espellono i filamenti che gli altri hanno lasciato nel nostro corpo luminoso.” (C.C. “81 )

7) Prendi una decisione.

“Se il processo di ricapitolazione si ferma al punto precedente si rischia di ottenere degli effetti si positivi ma temporanei : rompere abitudini consolidate negl’anni richiede un lavoro complementare di lato sinistro e destro. La ricapitolazione non è esclusiva del nagual; deve trovare la sua controparte nel tonal; i due processi devono integrarsi ( Quetzlacoatl ).
Devi decidere come vuoi cambiare la tua vita; usa tutta l’energia e l’intento per decidere; bisogna unire il sentimento appropriato al silenzio interiore per ottenere un comando all’intento.
Non ti preoccupare se hai ricordato o sognato o ricapitolato bene o male : procedi coi tuoi dieci passi.” ( V.S. “97 )
“Mi assicurò che una ricapitolazione profonda e completa ci consente di essere consapevoli di ciò che vogliamo cambiare consentendoci di vedere le nostre vite senza delusione. Ci da un attimo di pausa per scegliere se accettare il nostro consueto comportamento o se cambiarlo intendendolo via, prima che ci intrappoli completamente.” ( T.A. “92 )


8) Sogna gli atti liberati.

“Sogna te stesso che realizza gli atti liberati ( che sono molti, diversi e non tutti realizzabili), incanala tutta l’energia nell’atto”. ( V.S. “97 )


9) Dai concretezza agli atti liberati.

” Fuori dalla cassa, nella vita di tutti i giorni, realizza gli atti liberati : dai concretezza a comportamenti e sentimenti che hai deciso e sognato L’atto liberato, l’atto a proposito ovvero l’azione deliberata del guerriero è diverso dal semplice atto che proviene dalla propria storia personale”. ( V.S. “97 )


10) Vivi con scopo.

“Continua il processo vivendo “a proposito”, con scopo. Siamo nati con un campo di energia completo. Nell’interazione col mondo e con le persone si formano buchi ed intrecci energetici a causa della ripetizione di schemi di comportamento ed abitudini nocive o di traumi. Il processo di ricapitolazione è simile a quello di una ferita che si rimargina; le cicatrici sono fragili e possono riaprirsi senza la dovuta cura. Bisogna quindi aver costante cura degl’atti a proposito.”( V.S. “97)

 

LA RESPIRAZIONE

“L’elemento chiave della ricapitolazione è la respirazione. Il respiro…è magico” ( C.C. “81 )
La respirazione và eseguita con “lentezza, sincronia e pause” ( V.S. “95 )

n° 1

“Si utilizza in due momenti specifici : quando si entra nella cassa per iniziare la sessione di ricapitolazione e quando – una volta iniziato il processo – si incontra un’esperienza in cui abbiamo perso energia, un’esperienza che ci abbia lasciato incompleti.” ( V.S. “95 )
“Inizia con il viso di fronte e con i polmoni vuoti. Senza inalare giriamo il volto verso la spalla destra e da lì lo muoviamo di 180 gradi verso la spalla sinistra inspirando lentamente fino a riempire completamente i polmoni. Arrivati alla spalla sinistra tratteniamo il fiato mentre riportiamo il volto al centro e quindi esaliamo tutta l’aria per poi ripetere tutto il ciclo. Fare una pausa impercettibile tra un movimento e l’altro.” ( V.S. “95 )

n° 2

“”Il suo elemento centrale è l’esalazione e il suo scopo è separare, distaccare.” ( V.S. “95 )
“Iniziamo di fronte con una lenta inspirazione, poi trattenendo il fiato giriamo il volto verso la spalla sinistra e quindi da lì verso la spalla destra espirando lentamente. Senza inalare torniamo al centro e ricominciamo.” ( V.S. “95 )

n° 3

“Si utilizza quando abbiamo bisogno di dare maggior chiarezza a una scena del passato, quando vogliamo recuperare la sobrietà …. o maggior concentrazione”. ( V.S. “95 )
“Si inspira ed espira col naso. Le inspirazioni si effettuano riempiendo d’aria prima la zona addominale e poi la pettorale, dal basso verso l’alto. L’inspirazione termina quando non entra assolutamente più aria nei polmoni. Trattenere un attimo il respiro prima di esalare. L’espirazione inizia vuotando prima i polmoni e poi l’addome, cioè dall’alto verso il basso. L’espirazione termina quando non resta neppure un po’ d’aria nei polmoni.” ( V.S. “95 )

Spazzante

“Col mento sulla spalla destra inspiriamo girando la testa fino alla spalla sinistra e poi esaliamo muovendo indietro la testa verso la spalla destra e poi portando la testa al centro.” ( T.A. “95 )
“Quando esalate buttate fuori tutti i pensieri e i sentimenti che state rivivendo. E non girate semplicemente la testa con i muscoli del collo. Guidatela con le invisibili linee di energia della vostra parte centrale (l’addome). Attrarre quelle linee a fuoriuscire è uno dei risultati della ricapitolazione.” ( T.A. “92 )”

 

I segreti del giaguaro che parla. Martin Pretchel

pumagroarr

“Gli abitanti del villaggio sapevano benissimo che gli sciamani, e in particolare quelli abili,
dovevano affrontare i malefici indirizzati al loro recinto come rappresaglia per aver guarito una
persona,
di solito rimandando le energie negative allo stregone da cui erano partite.
Dovevano essere in grado di proteggere la loro famiglia dagli attacchi degli spiriti, che colpivano sempre
le persone amate dallo sciamano, uccidendo amici, parenti o altri cari, per far soffrire lui…
Gli sciamani combattevano contro gli stregoni, catturavano spettri pericolosi,
trattavano con le potenti Divinità della malattia e della morte…
Non era raro che uno sciamano morisse per proteggere i suoi cari”.
(I segreti del giaguaro che parla. Martin Pretchel)

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